Sliskovic: "Pescara nel cuore. Vedrei bene Gasp come ct azzurro. E del Delfino dico..."
Le parole di Baka
PL'incrocio, infausto per gli Azzurri, tra Bosnia e Italia ha riportato alla ribalta dei giornali Blaz Baka Sliskovic, il Maradona biancazzurro dei Balcani che è stato spesso intervistato in questi giorni. In questo articolo, e con riferimenti solo al Delfino, riproponiamo delgi starlci delle dichiarazioni rialsciate a Il Centro:
«Non saprei. Se le devo dire chi ci vedrei bene come allenatore ti dico il mio compagno e capitano, il grande Gian Piero Gasperini».
Le piace come allenatore?
«A chi non piace, sta facendo una carriera straordinaria. Con l’Atalanta ha fatto un miracolo. Poi l’altro giorno mi ha incuriosito un dato. Ho visto una statistica degli allenatori che dal 1995 ad oggi hanno collezionato più vittorie, più punti. Lui è in terza posizione. Considerando che può allenare per altri 10 anni almeno, è destinato a diventare uno dei migliori per me».
Ma in campo si vedevano già le sue qualità di allenatore? Vedendolo si poteva prevedere secondo lei?
«Sì assolutamente. Quando finivano le partite lui era sempre lì a discutere su come avevamo giocato, su come avevamo fatto i movimenti, cosa potevamo correggere e cosa potevamo fare di più o di meno. A differenza di un altro mio compagno che poi mi ha stupito: Max».
Allegri?
«Esatto. A lui non fregava molto di questi aspetti (ride ndr). Non so forse perché era ancora giovane o perché magari era un po’ timido con noi. Ma sono contento che sia diventato un grande anche lui».
Siamo arrivati inevitabilmente al Pescara. Lo segue ancora?
«Certo il Pescara è nel mio cuore. Quest’anno è una stagione difficile, ma con l’arrivo di Insigne hanno cambiato modo di giocare e se continuano così ci sono grosse probabilità di salvarsi. Lo spero tanto. Una città e una tifoseria come Pescara merita di stare, neanche in B, ma in serie A».
E, invece, la sua Pescara com’era?
«Stupenda. Una squadra unica con giocatori di qualità e carattere guidati dal maestro Galeone. Oggi i giocatori pensano solo ai soldi, finisce l’allenamento o la partita e tutti a casa, ognuno per conto proprio. Noi andavamo a cena tutti insieme, ci vedevamo spesso a casa di qualcuno, facevamo gruppo e, soprattutto, ci volevamo bene. Ci aiutavamo a vicenda. Siamo stati una veramente grande famiglia, questo ci ha reso grandi».
Ogni tanto torna in città?
«Ora sono in Bosnia ed è un po’ che non torno, ma mi piacerebbe venire a fine maggio per l’evento che stanno organizzando in memoria del nostro mister Galeone. Mi manca Pescara».

Commenti