Prima squadra

Bisoli: «È la prima finale, Reggiana in campo senza paura»

"Il Pescara ha una sua identità.Prometto impegno totale: voglio una squadra “brutta e sporca” che non prenda gol"

04.04.2026 15:35

Ecco le parole di Pierpaolo Bisoli in conferenza stampa come trascitte dal collega Roberto Tegoni di TuttoReggiana.com

Mister, che impatto ha avuto con la squadra?
«Buono. Ho trovato ragazzi giù moralmente, quindi ho voluto parlare tanto con loro, anche individualmente, per capire il perché di questa situazione. Ho visto disponibilità e atteggiamento positivo. Abbiamo fatto anche una cena insieme, è stato un bel momento. Ho dato delle regole e delle basi per imboccare tutti la stessa strada. Ieri abbiamo lavorato per quasi due ore e nessuno ha battuto ciglio: questo è un segnale importante. A fine allenamento abbiamo anche condiviso un momento semplice, rompendo l’uovo di Pasqua. Il gruppo mi è piaciuto».

Ha lavorato più sulla testa o sulle gambe?
«Su entrambe, ma la testa è fondamentale. Sto lavorando molto anche individualmente, perché ci sono giocatori che non hanno ancora espresso le loro qualità. Bisogna stimolarli sotto questo aspetto».

Qual è la situazione dell’infermeria?
«Girma starà fuori circa tre settimane, si è fermato martedì o mercoledì. Micai invece è stato gestito bene, oggi si allenerà con il gruppo e lunedì sarà della partita. Abbiamo la squalifica di Novakovich. Però, a parte Girma, nessuno si è fermato: vuol dire che i carichi sono stati assorbiti bene. Magari non saremo brillantissimi, ma avremo voglia di rivalsa».

Carichi importanti a sei giornate dalla fine: una scelta precisa?
«Ho dato carichi da partita, non da ritiro. Abbiamo lavorato come se giocassimo più gare durante la settimana, con esercitazioni a ritmo alto e in spazi stretti. Ho voluto creare la partita dentro l’allenamento».

Ha già in mente la formazione da schierare?
«Ho ancora un dubbio per reparto. Gondo, ad esempio, ha fatto pochi allenamenti e non può essere al 70-80% per 90 minuti: va gestito, magari utilizzato quando i ritmi si abbassano. Dobbiamo preservarlo anche dal punto di vista dell’autostima. Davanti qualcosa dovrò inventare: Fumagalli è un riferimento, altre soluzioni posso adattarle, anche con giocatori che possono interpretare il ruolo come Rover. Sulla destra abbiamo alternative, per esempio un giocatore con un buon tiro e qualità sui piazzati, anche se finora ha avuto poco minutaggio (Lambourde, ndr)… Ci attendono 6 finali: l'obiettivo è entrare nei playout come nostra ancora di salvezza».

Il 4-2-3-1 sarà il modulo di riferimento?
«Ci abbiamo lavorato molto perché credo sia l’abito giusto per le caratteristiche dei giocatori. Ho provato anche il 4-3-3, perché abbiamo centrocampisti più adatti a giocare con un riferimento basso. Devo ancora fare una scelta definitiva, ma l’idea è quella».

A centrocampo chi può affiancare Reinhart?
«Non abbiamo punti fermi lì in questo momento. Giocando a due serve tanta energia e non tutti hanno le stesse caratteristiche. Reinhart è un ottimo giocatore, ma in un centrocampo a due può andare un po’ più in difficoltà rispetto ad altri. Per questo ho provato anche il 4-3-3, dove secondo me si esprime meglio. Può essere un titolare come uno che entra a gara in corso: valuterò di partita in partita».

Quanto peserà l’assenza di Girma?
«Non posso piangere per un’assenza. Siamo penultimi e dobbiamo esaltare il concetto di gruppo. Mi dispiace non avere questa freccia nel mio arco, ma magari ne ho trovata un’altra che avevate un po’ perso».

Come sarà organizzata la difesa?
«Sto ruotando molto. Vicari e Lusuardi in mezzo sono quelli che vedo più pronti in questo momento. Papetti può fare il terzino destro o il centrale. Non credo di avere una squadra lenta dietro, Lusuardi non lo è, ma devo stare attento a come metterli in campo».

Portanova può essere l’uomo chiave?
«Tiene tantissimo alla Reggiana e ha qualità da Serie A. A volte spreca energie per aiutare troppo i compagni. È il nostro capocannoniere e devo portarlo più vicino alla porta: è uno dei pochi che attacca bene l’area. Può fare la differenza».

Che regole ha introdotto nello spogliatoio?
«Diverse, anche negli ultimi giorni. Per esempio, non si entra in campo indossando gli orecchini: chi lo ha fatto è stato multato. Voglio una squadra concreta: in campo dobbiamo essere brutti e sporchi. Gli orari vanno rispettati, si mangia insieme con la divisa della Reggiana e niente telefono durante i massaggi. Sono anche regole di rispetto verso i tifosi».

Il pubblico reggiano ha acquistato circa un migliaio di biglietti per venire allo stadio il lunedì di Pasqua nonostante la situazione difficile in classifica…
«I tifosi stanno rispondendo e questo è importante. Ma dobbiamo trascinarli noi con l’atteggiamento. A chi è venuto a vedere l’allenamento ho parlato col cuore in mano: non prometto vittorie, ma impegno totale. Lunedì dobbiamo uscire dal campo avendo dato tutto. I tre punti sono fondamentali per rimpolpare la classifica, anche se non saranno ancora decisivi».

Che avversario è il Pescara?
«È uno scontro diretto, ne abbiamo tre da qui alla fine. Vengono da un buon periodo, hanno fatto molti punti e si sono rinforzati con giocatori importanti: Insigne su tutti, è un campione a livello europeo. Hanno un’identità ben definita. Noi dobbiamo portar loro rispetto, ma non paura. Che di fronte ci sia il Milan o il Pescara, noi dobbiamo avere la nostra identità».

Quali difficoltà prevedete?
«Le difficoltà ci saranno sicuramente. Per questo ho cercato di mettere i ragazzi in grande difficoltà già in allenamento, così da abituarli. Se sei abituato alla sofferenza, poi in partita ti pesa meno. Ho chiesto prima di tutto di non prendere gol: quelli subiti sono troppi».

Il primo caldo può incidere?
«Può dare fastidio, speriamo non a noi. Ci siamo allenati tanto e con intensità: le motivazioni devono andare oltre anche a questo tipo di ostacolo. L’obiettivo è troppo importante, retrocedere è un peso che ti porti dietro per sempre. Dobbiamo evitarlo».

Sui calci piazzati chi può essere decisivo?
«Ho valutato diversi giocatori. Bozhanaj e Lambourde sono molto bravi, Fumagalli e Portanova sono discreti. Probabilmente uno tra Bozhanaj e Lambourde giocherà».

Come si vince una partita così delicata?
«Con l’atteggiamento. Se sbagliamo, la responsabilità è mia. Non dobbiamo perdere un contrasto, dobbiamo essere primi sulla palla nei nostri 40 metri. Se riusciamo a tenere questo livello anche solo per 20 minuti per tempo, mettiamo basi importanti. Ho dato ai ragazzi pochi concetti, ma chiari: dobbiamo giocare quasi a memoria».

A che punto è la costruzione della squadra?
«Devo trovare un’anima. Servono sette-otto giocatori fissi su cui costruire qualcosa. Le altre scelte verranno di conseguenza».

Cosa dice ai giocatori a fine allenamento quando li riunisce in cerchio in. mezzo al campo?
«Dico sempre quello che vedo, anche con toni accesi se serve, ma senza mai offendere. Io riprendo il calciatore, non l’uomo. Non ho problemi a farlo davanti a tutti, a porte aperte: il calcio è uno sport popolare e ha bisogno della gente».

Come sta vivendo personalmente questa nuova avventura?
«Sono contento. Anche a casa mia moglie mi vede sereno. Ho trovato un ambiente in cui si può lavorare bene e un gruppo che mi segue. Non basta per vincere, ma è un punto di partenza importante. Nella prima cena di squadra abbiamo anche deciso il “fioretto” da fare in caso di salvezza: io, se raggiungiamo l’obiettivo, andrò in bicicletta dal centro sportivo fino a Toano. Magari con la bici assistita… ma sono comunque più di tre ore di strada. I ragazzi ci credono e questo per me è fondamentale».

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