Prima squadra

Cronaca di una retrocessione annunciata

Le evidentissime responsabilità della società in una stagiona nata male e proseguita peggio

11.05.2026 07:05

La stagione 2025-26 del Pescara, quella del ritorno in serie B dopo 4 anni di assenza, è iniziata sotto un brutta stella e lo si era capito subito, una manciata di giorni dopo la promozione in quella notte magica dell'Adriatico con 20mila cuori biancazzurri e un Plizzari semplicemente eroico. Il viaggio del presidente Daniele Sebastiani e del ds Pasquale Foggia a Massa, a casa di mister Silvio Baldini, che doveva concludersi con firme, brindisi e champagne, produsse invece l'anticamera dell'addio annunciato il giorno dopo (19 giugno) dal tecnico con un comunicato stampa. "Qualcosa si è spento, non sento più quella magia e quella follia per poter cavalcare i miei sogni", disse Baldini congedandosi dopo solo un anno da una piazza che lo aveva adottato e amato come i più grandi. La caccia al successore scattò subito e non durò molto ed è qui che è arrivato il primo errore dell'anno da parte di una società che ne ha poi commessi a iosa. La scelta ricadde infatti su Vincenzo Vivarini, abruzzese e cuore biancazzurro, reduce da un brutto esonero a Frosinone. Un tecnico importante e preparato, ma di certo non il profilo idoneo per una matricola che aveva come obiettivo prioritario la salvezza. Vivarini è da sempre un “giochista”, ha bisogno di giocatori con determinate caratteristiche per esprimere il suo credo calcistico e un club come il Pescara, con budget molto ristretto, problemi di indice di liquidità e un occhio ben fisso alla lista, di certo non lo avrebbe mai potuto accontentare. E così infatti è stato. Dal mercato estivo è uscita fuori una squadra fatta in ritardo e con tanti doppioni, moltissime lacune (ad esempio un centrale mancino e un terzino sinistro di ruolo), altrettante scommesse e pochissime certezze. In questo contesto mister Vivarini ha dovuto inventare più di qualcosa (vedi Valzania esterno destro a tutta fascia, ruolo nel quale ha firmato il primo gol dell'anno in Coppa Italia contro il Rimini) e fare di necessità virtù, certo sbagliando anche lui ma con la scusante di dovere lavorare in sede per la preparazione precampionato con un caldo afoso (sciagurata la scelta di non confermare Palena location storica) e un gruppo che più che una squadra era un porto di mare di arrivi e partenze. Il campionato ha presentato subito il conto, con due sconfitte che dovevano rappresentare un campanello d'allarme che invece è rimasto muto perchè nelle successive due giornate, entrambe interne e con due retrocesse dalla A, sono arrivati 4 punti, 1 grazie alla rimonta di due gol al Venezia (2-2) e 3 con l'eclatante successo sull'Empoli per 4-0. Ma era un fuoco di paglia, non la svolta. D'altro canto lo spessore della rosa allestita non poteva permettere chissà cosa. Qualcosa poi si incrina tra il tecnico e il presidente, con quest'ultimo che pubblicamente dice che la squadra non corre e che di fatto dopo la debacle di Palermo per 5-0 esautora Vivarini, che resta in sella per un'altra settimana ma che non può evitare la sconfitta interna con il Monza (0-2). 8 punti in 12 gare lo score di Vivarini, con una difesa colabrodo che già faceva acqua da tutte le parte ed era la peggiore del torneo, un punto in più nello stesso numero di gare (7 in 12) considerate del suo successore, quel Giorgio Gorgone che era un debuttante in B e che in precedenza da capo allenatore aveva allenato tra i pro solo 2 anni la Lucchese in Lega Pro in una situazione societaria drammatica. La prima vittoria della nuova gestione arriva asolo il 20 dicembre, all'Adriatico contro la Reggiana, e resterà l'ultima fino a quella di Avellino del 15 febbraio, a mercato concluso. A proposito di mercato: la società aveva promesso a dicembre, pubblicamente, subito rinforzi di giocatori pronti per non perdere ulteriore tempo e terreno, la campagna di rafforzamento verrà condotta solo a fine sessione invece. Arriveranno giocatori di grido, come Insigne e Brugman, altri importanti come Bettella, Altare, Acampora e Cagnano, ma quasi tutti da rimettere in piedi dopo tanti mesi senza calcio giocato. Eppure, dall'acuto al fotofinish di Avellino firmato Brugman, alla vittoria con la Reggiana del 6 aprile, il Delfino a suon di vittorie e, incredibilmente, di clean sheets, aveva rimontato addirittura 10 punti, risultando “salvo” a 10 minuti dalla fine della partita con la Sampdoria. Il resto è storia recentissima e purtroppo nota. Le occasioni sprecate, la gara di Padova, i soli 3 punti nelle ultime 5 partite e una ghiotta occasione di regalare al calcio italiano una pagina di storia gettata alle ortiche. Retrocessione amara ma non casuale, si è detto non a torto, e le responsabilità sono a monte e hanno una paternità chiarissima. La stessa di tutti gli ultimi fallimenti sportivi.  

Commenti

Pescara in C, quale futuro?