Prima squadra

Una ferita aperta e che sanguina

La C ormai la vera dimensione del Pescara?

10.05.2026 07:19

Le lacrime di Lorenzo Insigne, quelle, ancora più copiose, di Antonio Di Nardo e Gaetano Letizia, stretti in un abbraccio fortissimo mentre dagli spalti piovevano solo fischi ed insulti, i volti increduli dei bambini con le maglie biancazzurre, mano nella mano coi i papà, e poi lo scoppio delle bombe carta e gli scontri all'esterno dello stadio Adriatico. Sono queste le ultime, tristissime immagini del Pescara in serie B al termine di una serata da incubo che cancella in un colpo solo la nottata epica di undici mesi prima contro la Ternana, con 20mila tifosi sognanti e la prestazione eroica dell'infortunato Alessandro Plizzari a regalare, con tre rigori parati, la promozione al Delfino. Una stagione nata male e proseguita peggio ha avuto il suo inevitabile epilogo, anche se un mese fa tutti avevano creduto nella possibilità di realizzare l'impresa titanica. E invece il Pescara torna in Lega Pro come ultimo della classe, senza nemmeno la magrissima consolazione di una vittoria sullo Spezia per salutare con un minimo di dignità la cadetteria e per lasciare ai liguri l'ultima piazza. Cinque anni fa, nell'ultima retrocessione prima di quella di venerdì, il Pescara, già condannato da settimane, perse in casa 3-0 contro la Salernitana, con i granata che bruciarono sull'abbrivio finale Monza e Lecce, riuscendo a garantirsi il secondo posto alle spalle dell'Empoli e la promozione diretta in serie A, a 22 anni di distanza dall'ultima partecipazione al massimo campionato (1998-99), emblematicamente raggiunta nella stessa data della precedente promozione: il 10 maggio. Stavolta almeno non si è visto l'avversario di giornata festeggiare nel proprio impianto. I biancazzurri sono infatti retrocessi a braccetto con lo Spezia, che un anno fa giocava la finale playoff per la serie A con la Cremonese, e la Reggiana e, curiosamente, le tre retrocesse dirette, aspettando la quarta che uscirà dal doppio confronto tra Bari e Sudtirol, quasi certamente si ritroveranno nello stesso girone di Lega Pro, il B. Il futuro però può attendere, adesso la ferita è aperta e sanguina. L'aspetto più triste della vicenda è che forse la nuova dimensione del Pescara è proprio la serie C, nonostante la piazza per numeri e affluenza allo stadio abbia confermato di essere di categoria ben superiore (11mila spettatori anche nell'ultima, disperata partita è un dato assai importante). Lo dicono i fatti. Negli ultimi tre campionati cadetti disputati sono arrivati altrettante retrocessioni dirette sul campo, la prima trasformata a tavolino, grazie ai guai del Trapani, nel playout thrilling vinto alla lotteria dei rigori di Perugia il 14 agosto 2020. Ma non può essere un caso che negli ultimi 7 campionati tre sono finiti amaramente in cadetteria e gli altri quattro sono stati disputati in C, senza nemmeno essere grandi protagonisti se non a tratti come nell'anno del ritorno di Zdenek Zeman, con la semifinale playoff persa in casa ai rigori, o come nella cavalcata dell'anno scorso con Silvio Baldini al timone. Quella magia, però, è svanita subito dopo quel fantastico 7 giugno e lo si era già capito quando il matrimonio tra tecnico di Massa e il Delfino si è chiuso. La retrocessione è iniziata quel giorno. Quasi sempre ultimo, con una difesa colabrodo, 66 gol incassati in 38 partite, il Pescara retrocede nonostante abbia il sesto miglior attacco della B con 51 reti ed è l'unica matricola a tornare dopo una sola stagione in Lega Pro. Padova ed Entella si sono guadagnate la permanenza in cadetteria senza nemmeno passare attraverso i playout, l'Avellino addirittura ha strappato un pass per i playoff. Anche questo vorrà pur dire qualcosa... 

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