La salvezza non è più vera utopia. Ecco perchè la missione è (più che) possibile
L'analisi
La migliore prestazione della stagione nella partita più importante di tutte. Vittoria doveva essere per il Pescara in casa contro il Bari e vittoria è stata, probabilmente ben più rotonda e convincente delle più rosee aspettative perchè arrivata al termine di un dominio totale nella partita assolutamente da non sbagliare. Lo scontro diretto chiudeva una giornata numero 29 di campionato che aveva avuto risultati assai scomodi per il fanalino di coda pescarese, a partire dalla vittoria della Virtus Entella a Bolzano, dove domenica sarà di scena proprio il Delfino, per proseguire con i successi dello Spezia sul Monza e del Mantova sulla Juve Stabia, e la pressione era di certo più sulla banda Gorgone, da settimane con l'acqua alla gola, che non su un Bari che era reduce da un periodo positivo e che avrebbe accettato di buon grado anche un pareggio. I 90 minuti dell'Adriatico hanno però sentenziato che la squadra di casa non solo è viva ma che è anche in netta e prepotente crescita. I Galletti di Puglia sono stati letteralmente spellati e sbranati da un Delfino versione squalo e stavolta vanno rimarcati quasi esclusivamente i meriti dei biancazzurri e non i demeriti di un avversario che è stato surclassato sul piano del gioco, della voglia, della concentrazione e dell'agonismo. La serata perfetta si è concretizzata in un 4-0 senza storie - stesso risultato del primo successo stagionale, quello sull'Empoli datato settembre 2025, con Vivarini in panchina ma con primo gol siglato solo al 68' – che le statistiche finali sintetizzano anche con 17 tiri in porta pescaresi contro 2 baresi, 27 conclusioni totali contro 12 e l'83% di passaggi riusciti (389 contro i 242 biancorossi). Era la prima di 10 finali, è stata portata a casa con una prestazione sontuosa del collettivo esaltata da alcune individualità di spicco, da bomber Di Nardo a capitan Insigne passando per Brugman (“Un professore universitario” lo ha definito il presidente Daniele Sebastiani nel post partita) e Bettella, leader dei rispettivi reparti di appartenenza (centrocampo e difesa). Ma se gli attaccanti hanno rubato la scena e le copertine, sono stati anche gli emblemi della classe operaia Valzania, Acampora e Cagnano ad essere determinanti contro il Bari e, più in generale, nella striscia di 10 punti conquistati nelle ultime 5 partite, che hanno visto i biancazzurri affrontare di fila anche le corazzate Venezia, Palermo e Frosinone conquistando uno score addirittura magro per quanto visto sul rettangolo verde (la truppa avrebbe meritato di avere almeno 2 punti in più). In particolare Cagnano, il terzino sinistro di ruolo che mancava all'organico, ha consentito a mister Gorgone di trasformare la difesa a 4 e di iniziare a difendere di reparto. I risultati si sono visti sin da subito. La difesa resta la più perforata del torneo con 54 reti incassate in 29 gare, ma ha registrato 2 clean sheets nelle ultime 5 ed è in netta e progressiva crescita. In avanti poi si segna con continuità: con 38 gol quello biancazzurro è il sesto miglior attacco di B (meglio hanno fatto solo le prime 5 della classifica) e nelle ultime 4 partite ha siglato 10 marcature. Tanta roba. L'impresa salvezza adesso non è più un sogno che fa rima con utopia. I playout distano 4 punti, la permanenza diretta appena uno in più e in una graduatoria dove dai 25 punti del Pescara ai 34 del Padova in metà partecipanti al campionato rischiano di precipitare giù tutto è davvero possibile. Il Delfino ha sulla carta un solido alleato rappresentato dal calendario e già la settimana prossima, con 3 gare in 8 giorni compreso lo scontro diretto interno con l'Entella, si capirà di più del destino che attende Insigne e soci.

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