Prima squadra

Esclusiva PS24: Sergio Castillo racconta il Campagnaro privato

19.10.2015 09:24
Sergio Alberto Castillo è stato (ed è) una persona importantissima nella vita di Hugo Campagnaro. Lo ha accompagnato nel cammino della vita sin da tenera età ed ha portato Hugo dal suo paese (Coronel Baigorria) a Buenos Aires quando lui aveva sedici anni. Campagnaro ha vissuto nella casa di Sergio a Moron per sei anni e lo ha “tenuto a battesimo” quando la vita professionale di Hugo sembrava essere quella di colui che parla di chi fa sport e non il calciatore. Sergio in Argentina è una firma prestigiosa del giornalismo sportivo. E con lui il piccolo Hugo ha iniziato a scrivere i primi articoli. Ma fatto strada Hugo come giornalista? “Penso di si perchè si prendeva il suo ruolo con molta responsabilità. Gli piaceva molto scrivere e poi aveva fatto un anno in una scuola di giornalismo a Moron. E capiva molto di calcio, sapeva bene come analizzare le partite. In un futuro lontano lo vedrei molto bene nel ruolo di opinionista”, racconta Castillo a PS24. “Hugo sempre è stato un ragazzo molto vivace e molto intelligente, era un passo avanti rispetto agli altri ragazzi. A lui piacevano molto, da sempre, il calcio, la musica e gli animali. Fin da quando era un bambino giocava nel suo paese e molte volte era anche convocato dalle squadre dei paesi vicini al suo. Hanno vinto diversi campionati nazionali durante quel periodo”. Un ragazzo pieno di interessi e di sogni, il baby Campagnaro. “Principalmente, il suo sogno era quello di riuscire a diventare un calciatore professionista, per poter vivere del calcio e riuscire ad aiutare alla sua familgia (la mamma, i due fratelli Ana e Rafael). Purtroppo, dove lui abitava (Coronel Baigorria, 1200 abitanti) non c’erano i presupposti per diventarlo. L’unica soluzione era spostarsi a Cordoba Capitale oppure a Buenos Aires. E lui ha scelto Buenos Aires quando aveva sedici anni. Il tempo ha dimostrato che non ha sbagliato la scelta”. Sergio fu una persona fondamentale nel trasferimento a Buenos Aires. “I primi tempi sono stati molto difficili perchè lui aveva lasciato l’ultimo anno di scuola, i suoi amici, la sua famigli e sopratutto perchè una città grande come Buenos Aires era molto diversa di quella dove lui abitava. Un cambio molto importante per lui, insomma. Inoltre, giocare a calcio nei campionati ufficiali dell’AFA era molto diverso di quello che lui faceva nel suo paese. Durante i primi quattro mesi nel Moron non è stato mai convocato, non andava nemmeno in panca. Ma quando è cominciato il campionato di Chiusura con la Sesta Divisione del Moron, è diventato titolare e non ha lasciato mai la squadra. Sono andati in Finale (contro il Temperley) e il Moron diventa campione dopo una vittoria per 2-1, con una straordinaria prestazione di Hugo, che in quell’epoca giocava da terzino destro. Esordì in prima squadra a 18 anni e dopo tre anni, con 103 gare e 6 gol, lo prende il Piacenza, che giocava in Serie A”. C’è qualche aneddoto curioso o particolare che può raccontarci? “Nell’anno che lo hanno visionato i dirigenti del Piacenza Calcio Hugo giocava da centrale destro in una difesa a tre. Il Moron doveva giocare contro l’Estudiantes, per i play off ma quel giorno l’allenatore gli chiede ad Hugo il “favore” di giocare da esterno destro perchè c’erano un paio di compagni infortunati e squalificati. Hugo fa l’esterno destro, gioca straordinariamente bene, il Moron vince 3-1 e dopo la gara si avvicinano a lui un paio di dirigenti del Piacenza, che avevano visto la gara e che, seguendo un consiglio di Andrea Agostinelli  –allenatore del Piacenza-  stavano cercando un…esterno destro!!!! Così, per casualità, è cominciata la storia di Hugo e il calcio italiano. Un mese dopo, Hugo prendeva un aéreo per fare il ritiro precampionato col Piacenza e già nella seconda gara di campionato (contro l’Udinese) esordisce in Serie A….giocando da esterno! Dopo la partenza di Agostinelli e con l’arrivo di Gigi Cagni, Hugo torna a fare il difensore”. Il resto è storia. Il Napoli, la Samp, l’Inter e la Nazionale. Hugo e Sergio non hanno mai perso i contatti. “Ci sentiamo spesso. Ed io sono stato 5 volte in Italia per vederlo giocare”, conferma. Ora c’è l’esperienza pescarese da vivere al massimo. “Per Hugo è una sfida molto particolare perchè Pescara è una piazza molto calda e che merita giocare in Serie A. Lui si sente bene nella città, coi compagni, con l’allenatore…ed è anche molto convinto dai piani della società di tornare al più presto in Serie A. Lui aveva un paio di offerte ma erano di squadre di Serie A che lottano per la salvezza, e anche offerte dalla Spagna e dalla Inghilterra, ma lui, insieme a la sua famiglia, voleva rimanere in Italia, dove si sente quasi come nella sua casa. Ormai sono 15 stagioni per lui nel vostro paese, non è poco. Inoltre, lui è convinto che il Pescara dirà la sua fino alla fine per tornare dove merita”. Ed Hugo così potrà scrivere una nuova pagina importante della sua carriera. [gallery td_select_gallery_slide="slide" ids="25350,25349,25348,25347,25346,25345,25344"]

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