Editoriale

Era difficile fare peggio di 4 anni fa. Eppure...

I perchè di un fallimento...

25.04.2017 15:28

Tutto sbagliato. Ogni scelta, ogni decisione, ogni mossa. Tutto errato, ma davvero. Dalla A alla...Z. Nessuna scelta felice, nemmeno quella di Zeman, almeno per la tempistica. Intendiamoci: Zeman non ha responsabilità nella retrocessione, ha ereditato una situazione non solo compromessa ma già delineata nella sua nefasta conclusione. Non ha però comportato quell'inversione di tendenza che almeno in parte era lecito aspettarsi, pur con un organico in nulla adatto al suo credo calcistico: una sola vittoria, frutto più dei demeriti del Genoa che della scossa emotiva data dal cambio in panchina. Qualcosa in più con lui si è visto, ma comunque troppo poco. Probabilmente, però, non poteva essere altrimenti. La scelta di affidarsi a lui è stata comunque giusta, guardando al futuro: Zeman è l'uomo dal quale ripartire e date le premesse non c'era candidato migliore. Ed anche mediaticamente la scelta è stata perfetta, sia all'epoca della staffetta con Oddo sia con riferimento al futuro. In B con ZZ in panca il Pescara sui media nazionali avrà una cassa di risonanza ovviamente maggiore rispetto a quella che avrebbe con un qualiasi altro tecnico.

Era difficile fare peggio di 4 anni fa, eppure il Pescara ci è riuscito. Nel 2012-13 un girone di ritorno a dir poco pessimo (soli 2 punti conquistati) sembrava essere non replicabile. Si è fatto peggio 4 stagioni dopo. E di molto. Almeno in quel famoso 2012-13 il girone d'andata, tra casualità, colpi di fortuna e lampi di genio di qualche giocatore dotato tecnicamente (vedi Weiss) fu assolutamente degno. Si andò al di là dei meriti, ma nel calcio - come nella vita - è un qualcosa che ci può stare. Ci pensò il mercato di gennaio a vanificare il tutto, aggiungendosi all'emergere dei reali valori in campo.

In questa stagione è andato tutto storto. Facile parlare con il senno del poi, ma settimana dopo settimana si sono sottolineate le (gravi) lacune di una squadra assolutamente non attrezzata per competere. Il fuoco di paglia delle prime gare disputate aveva ingannato molti, ma non tutti. Il Pescara che si è presentato ai nastri di partenza della Serie A era quasi lo stesso che aveva vinto i playoff di B, ma depotenziato dei suoi tre calciatori decisivi (Lapadula, Torreira e Mandragora). Sul mercato si è operato poco e male, non colmando le lacune che la squadra di B aveva e aprendo voragini con le mancate sostituzioni dei tre citati prima. Impensabile iniziare la stagione del post Lapadula, ad esempio, con un ex Primavera, Manaj, un giocatore che negli ultimi anni ha fatto fatica a giocare in B, Pettinari, ed una incognita, sia sul piano tecnico sia su quello fisico come Bahebeck. E dire che c'era anche un posto libero in lista. "Non ha senso prendere uno svincolato", dicevano a fine mercato il presidente, il d.s. e l'allora tecnico, "servirebbero almeno 2 mesi per metterlo in forma ed in un baleno arriveremmo a gennaio. A quel punto meglio aspettare e prendere nella sessione invernale un giocatore pronto. Sempre se dovesse servire..." Il ragionamento può anche avere una sua logica, se però portato a compimento. Che senso ha avuto prendere a gennaio un giocatore fermo da aprile come Muntari? L'esempio del ghanese è solo sintomatico di una serie di scelte errate e di contraddizioni che hanno connotato la stagione fallimentare. Come il tardivo cambio di un tecnico, Oddo, che ormai era in confusione e non aveva più in mano le redini del gruppo. Andava avvicendato dopo il ko interno contro l'Empoli o un paio di partite dopo. Non oltre, essendoci tutto il tempo per recuperare ed il mercato alle porte.  Di gravi errori commessi ce ne sarebbero anche altri, ma sarebbe inutile quanto ridondante parlarne.

Resta l'amaro in bocca per aver sprecato quella che sembrava essere una grande chance. Nella Serie A qualitativamente più scarsa di sempre e con la media-salvezza più bassa (l'Empoli nelle ultime due gare ha imposto l'accelerata) il Pescara rischia di collezionare record su record negativi. L'ultimo da battere? Il minor score di punti totalizzato in una A a 20 squadre. Appartiene al Treviso, che ne collezionò nel 2005-06 appena 21. Il Pescara è a 14, ma 3 sono frutto della famigerata vittoria a tavolino contro il Sassuolo. A proprosito, quei 3 punti furono un boomerang letale: senza quelli e con il mercato estivo ancora aperto forse negli ultimi 3 giorni di trattative la truppa biancazzurra non si sarebbe presentata a Milano solo per fare turismo....

Ci sono insomma da salvare l'onore e l'orgoglio nelle ultime 5 gare. E basta. Poi si dovrà premere sul tasto "reset" e ripartire. Tutti uniti, senza divisioni. Cancellando il recente passato senza dimenticarlo perchè funga da monito e sia di insegnamento. L'inferno della B ha spalancato le sue porte al Delfino. Spetterà adesso a lui restare a galla e provare a risalire subito la china...

 

 

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