L'Araba Fenice biancazzurra. E adesso...
Una situazione inimmaginabile solo qualche settimana fa...
Tutto bello, anzi bellissimo. E la netta sensazione che il meglio debba ancora arrivare. Il Delfino che in due mesi è risorto dalle sue ceneri, come una sorta di Araba Fenice, e che vede ormai vicinissimo quel traguardo salvezza che solo qualche settimana fa era ritenuto ancora per tantissimi una vera e propria utopia, adesso è davvero vicino a realizzare l'impresa titanica. L'acuto di Reggio Emilia in un delicatissimo scontro diretto ha consentito al Pescara di lasciare dopo ben 19 turni l'ultimo posto in classifica, arrivato il 29 novembre dopo la sconfitta interna con il Padova, e di mettersi addirittura due squadre alle spalle, i granata appena battuti e lo Spezia tornato al pescarese Luca D'Angelo dopo l'infausto interregno Donadoni. La salvezza diretta oggi dista appena 2 punti perchè la zona playout oggi vede 3 squadre appaiate a quota 34 (Entella, Bari e Padova), due delle quali in svantaggio con i biancazzurri negli scontri diretti (e con la terza, quella veneta, si deve disputare alla penultima di regular season il ritorno dopo il ko di misura all'Adriatico per 0-1). Con 5 partite ancora da disputare e 15 punti a disposizione non possono ritenersi del tutto al sicuro nemmeno Avellino e Sudtirol che hanno 39 punti, ma verosimilmente è fino a quota 37, occupata dal tandem Mantova-Sampdoria (un punto in meno ha l'Empoli) che si trema per davvero. In questo contesto la squadra più in forma del lotto è certamente il Pescara. Lo dicono lo score recente conquistato e il contenuto delle prestazioni offerte. 14 punti nelle ultime 8 partite, meglio hanno fatto solo le prime 4 della classe, è un dato davvero importante ma ampliando il riferimento temporale, dalla trasferta di Avellino dello scorso 15 febbraio la banda Gorgone ha messo insieme 17 punti in 9 gare, appena uno in meno del Monza, due di Palermo e Frosinone e quattro della capolista Venezia. Ma c'è dell'altro. In questo lasso di tempo sono stati 19 i gol realizzati, 11 quelli subiti con ben 4 clean sheets. Tanta, tantissima roba. Certo, non è ancora finita ma è cambiato il mondo da quel pomeriggio del 10 febbraio con sconfitta interna per mano del Catanzaro che sembrava anche poter far saltare la panchina biancazzurra. Poi la svolta. Voluta, cercata e trovata. E trainata dai grandi colpi del mercato invernale, Insigne e Brugman. Ma non solo da loro. La forza del gruppo, cementato da Gorgone che oltre ad aver cambiato assetto tattico passando alla difesa a 4 ha tra i suoi enormi meriti proprio la gestione dello spogliatoio, ha consentito al Delfino di gettare il cuore oltre l'ostacolo e di superare difficioltà e assenze (a Reggio Emilia defezioni in doppia cifra). Al Mapei Stadium, contro una Reggiana in caduta libera e che nemmeno il sergente di ferro Pierpaolo Bisoli è stato in grado di destare, Lorenzo Insigne e compagni hanno fornito una prestazione di grande autorevolezza e personalità. Con il piglio e la qualità della grande squadra, il Pescara ha preso in mano sin da subito le redini della partita, gestendola quasi a suo esclusivo piacimento e sbandando, comunque in modo assai relativo, solo dopo la rete granata, quando con il primo caldo della stagione sono iniziate a venire meno le energie e una panchina corta (9 elementi, tra i quali un 2008, un 2006, due 2004 e due portieri under senza presenze tra i grandi) non poteva consentire troppo margine di manovra all'allenatore. La rete di Meazzi allo scadere ha chiuso definitivamente i conti e proiettato la mente di tutti già a sabato, per una nuova partita da non fallire. Con la Sampdoria, infatti, ci si gioca già una bella fetta di salvezza.

Commenti