C'eravamo tanto amati
Storia di una passione forte e finita male
Una delle più belle favole del calcio contemporaneo, nata all'improvviso a fine gennaio sulle rive dell'Adriatico, non ha avuto il lieto fine che tutti sognavano, speravano e, in fondo, ritenevano anche giusto per la bellezza di una storia che ha fatto il giro del mondo e che era permeata di quel raro romanticismo che aveva fatto innamorare anche chi non tifa Pescara. Il ritorno di Lorenzo Insigne al Delfino, a distanza di 14 anni e dopo aver vinto il Campionato d'Europa con la Nazionale nel 2021 e scritto pagine importantissime nel romanzo azzurro del suo Napoli, aveva esaltato una città intera, depressa e sfiduciata per l'ultimo posto di una squadra che era sull'orlo del baratro e che sembrava non potere avere già più possibilità di competere. “Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”: in tanti in quei giorni si sono rivolti alle parole di Antonello Venditti, e non a quelle dei neomelodici partenopei, per spiegare la scelta di un giocatore che avrebbe potuto accettare tante altre offerte, più onerose e provenienti da squadre meglio messe o di categoria superiore. “Napoli o Pescara, non altro”. Disse così Insigne, in un bagno di folla al Medical Center di Montesilvano, al suo primo giorno dell'avventura bis pescarese, dopo i fasti della Zemanlandia 2011-12 quando, con 18 gol e 14 assist, venne eletto il Miglior Calciatore in assoluto del campionato. Quelle parole spiegavano una scelta che per qualcuno era folle, ma che alla base aveva il fascino di provare a vincere la sfida più difficile di tutte: salvare il Pescara dalla Lega Pro. Lo aveva promesso al presidente Sebastiani e al fraterno amico Marco Verratti, firmando un contratto che si sarebbe automaticamente rinnovato a obiettivo raggiunto. Non giocava da inizio giugno 2025, quando disputò l'ultima partita in maglia Toronto prima di rescindere anticipatamente il contratto e lasciare così la Mls, e aveva quindi bisogno di qualche tempo per entrare in forma. Il debutto è stato choc: sconfitta interna per mano del Catanzaro e ingresso solo per gli ultimi 10' di gara, subito dopo la rete dello 0-2. Quel giorno - era il 10 febbraio – il Pescara si ritrovò a 10 punti dalla salvezza diretta e a 8 dai playout. Una vera montagna da scalare, ma con Insigne - pensavano i tifosi - e Brugman tutto è possibile. E in effetti l'impossibile stava per diventare realtà, proprio grazie a Lorenzo Il Magnifico in primis che con 5 gol, a partire da quello nella vittoria per 2-1 sulla corazzata Palermo – e 3 assist in 949' giocati è stato il trascinatore dello score di 17 punti in 9 gare che avevano fatto vedere addirittura la salvezza diretta al Pescara, praticamente in mano fino al minuto 80 della sfida con la Samp. Insigne era il Re di Pescara, l'entusiasmo era alle stelle. Poi il calo generale e la vicenda del rigore di Padova, che ha fatto infuriare i tifosi e messo nell'occhio del ciclone proprio Lollo, l'uomo più rappresentativo che anche da infortunato - secondo i supporters - avrebbe dovuto calciare un penalty fondamentale. Come tutte le passioni forti, profondi e veraci, se qualcosa si incrina diventa irrecuperabile. E allora, nonostante i segnali distensivi di Insigne, contro lo Spezia ad ogni tocco di palla sono stati fischi e insulti da parte di un amante che si è sentito tradito. A fine partita le lacrime di Lorenzo mentre infuriava la contestazione sono state l'immagine della fine di un amore che forse solo la scelta di rimanere in C potrebbe ravvivare. Ma non andrà così. Difficile che segua l'amico Verratti in Qatar a caccia di petroldollari, lo avrebbe già fatto, di certo non avrà difficoltà a trovare una sistemazione all'altezza, nonostante a giugno saranno 35 le primavere e il cuore avrà ancora il peso di non aver salvato il suo Pescara.

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