Nulla è ancora perduto, ma la botta è di quelle durissime da assorbire
Il punto
Non è ancora finita, ma la mazzata – inutile nasconderlo – è stata tremenda. E adesso per il Pescara il margine di errore a 4 giornate da fine regular season è davvero ridotto al lumicino. Il popolo biancazzurro sabato aveva indossato l'abito buono e si era riversato in massa allo stadio Adriatico-Cornacchia per la partita che poteva essere il trampolino di lancio verso la salvezza e l'impianto di via Pepe offriva un colpo d'occhio di categoria superiore per uno scontro diretto con la nobile decaduta Sampdoria che, sorniona, era scesa in Abruzzo forte di due successi consecutivi e di una situazione di classifica non più disperata come qualche settimana prima. C'erano tutti i presupposti in casa Delfino per una giornata da ricordare e la partita si era anche messa bene: squadra di casa padrona del campo, capace di gestire quasi a suo esclusivo piacimento tempi e modi del gioco patendo meno del minimo sindacale in difesa pur non creando con continuità e pericolosità i presupposti per andare in vantaggio. Il calcio di rigore guadagnato da Olzer e concesso su revisione Var sui titoli di coda del primo tempo sembrava il classico regalo a far presagire un pomeriggio di gioia e di gloria per i 17mila dell'Adriatico, che hanno sostenuto e incitato incessantemente Brugman e compagni dal fischio di inizio del match a quello triplice a sancire la fine delle ostilità. La rete dal dischetto di un glaciale Di Nardo, al suo quattordicesimo sigillo stagionale con la benedizione del rigorista Insigne (ingabbiato da Lombardo per tutto il match) che ha lasciato al compagno la battuta del penalty, aveva illuso tutti e con una Samp troppo brutta per essere vera sembrava davvero a portata di mano la quarta vittoria di fila tra le mura amiche, una striscia di successi che in serie B manca in casa Pescara addirittura dal 2018. Ma quando hai la possibilità di azzannare e chiudere la partita e non lo fai, ecco che presti il fianco al ritorno dell'avversario e lasci aperta la porta alla possibile beffa. E così è stato nel caldo pomeriggio di Pescara. I biancazzurri, prima con Olzer e poi, soprattutto, con Meazzi, hanno avuto la doppia, ghiotta chance di fare il 2-0 e chiudere la storia della sfida e, forse, addirittura del discorso salvezza, e invece hanno gettato alle ortiche la possibilità di mettere in ghiaccio un successo che sarebbe stato di importanza capitale nell'economia della stagione pescarese. E così una Doria coriacea è rimasta aggrappata alla partita e, approfittando degli errori pescaresi, ha ribaltato in una manciata di minuti l'esito della sfida, ipotecando la propria permanenza in cadetteria. "È la dura legge del gol", direbbe Max Pezzali ma probabilmente c'è dell'altro perchè quello che si è visto sul rettangolo verde dell'Adriatico-Cornacchia è stato un suicidio perfetto del Delfino, che si è incredibilmente buttato via a 10 giri di lancette dal novantesimo. Una gestione scellerata degli ultimi minuti, con la squadra scollata e sbilanciata, compromette adesso il cammino salvezza, che comunque anche se difficile resta non impossibile da completare. E stavolta non hanno convinto nemmeno i cambi di mister Gorgone, che nel frangente più delicato ha rimescolato le carte togliendo certezze e punti di riferimento alla squadra che ha paurosamente sbandato, sempre sullo stesso lato, quello dove era intervenuto con le sue modifiche l'allenatore, prima di andarsi a schiantare. Adesso bisogna resettare tutto e ripartire, anche se non sarà affatto facile assorbire e metabolizzare a livello psicologico la botta di aver perso una partita che era in mano ma che è scivolata via, lasciando solo rimorsi e rimpianti.

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