Lorenzo Insigne si gioca anche il futuro
La salvezza con il Delfino non sarà il capolavoro finale della carriera - Il Magnifico si racconta
Lorenzo Insigne si gioca anche il futuro. Passa anche dalla missione salvezza del Pescara il domani del fuoriclasse napoletano, che non ha la minima intenzione di smettere di giocare. Con la certezza della serie B per il suo Delfino il domani sarebbe già scritto: permanenza in riva all'Adriatico per un altro anno, come da contratto siglato a gennaio, fascia da capitano ancora al braccio e programmi ambiziosi. Senza salvezza del Pescara, “Il Magnifico” dovrà trovare una nuova sistemazione. Impossibile vederlo in Lega Pro. La certezza è infatti quella di non voler appendere gli scarpini al chiodo, nonostante a giugno saranno 35 le candeline da soffiare sulla torta, e sicuramente non avrebbe difficoltà a trovare sistemazioni idonee non solo in cadetteria, dove fa ancora la differenza con il minimo sforzo,ma anche in serie A. E forse proprio il ritorno nella massima serie dalla porta principale è il sogno di fine carriera di Insigne, che passa inevitabilmente per il capolavoro Pescara da completare in queste 6 partite, più eventuale appendice playout, che mancano a fine stagione. “Sono qui ma non per chiudere il cerchio della mia carriera. Ho ancora parecchio da dare”, ha confermato Insigne di recente, facendo intendere che la sua storia calcistica, che ha avuto la sua prima gemma a Pescara con la promozione dei record 2011-12 prima di diventare il secondo marcatore all time del Napoli e campione d'Europa con la Nazionale nel 2021, è ben lungi dall'essere ai titoli di coda. In biancazzurro è rinato, sul rettangolo verde e nello spirito. L'esilio canadese dopo l'addio al Napoli è stato una bella esperienza di vita, ma calcisticamente poteva essere l'ultimo passo prima del tramonto della stella fatta brillare per primo da Zdenek Zeman, “Mi sento bene fisicamente. Sto rimettendo a punto o' tiraggir (neologismo entrato nel vocabolario Treccani nel 2021, indicare l' esecuzione balistica colpendo il pallone in modo da imprimergli un forte effetto a rientrare, ndr). Ricomincio a divertirmi dopo tre anni in cui non ho espresso il mio calcio abituale”, ha raccontato a Sportweek. “A Toronto, dove ho giocato dal 2022 a giugno, non sono mai stato al 100% fisicamente: mi infortunavo, pur di tornare in campo giocavo che non mi ero ancora ripreso del tutto e mi facevo male di nuovo. Poi, nel calcio nordamericano non esistono le retrocessioni: sono stato 12 anni nel Napoli, mi è mancata la pressione cui ero abituato. Più sono sotto pressione e più mi sento a mio agio. Infine, ero in una squadra poco competitiva e questo mi ha calcisticamente depresso. Poi sono stato 5-6 mesi a casa, ed è stata dura. Però mi sono sempre allenato, non ho mai mollato. Come sempre nella mia vita. Mi dicevo: «Non smetto, ho solo 34 anni». Se non mi sono arreso è stato per la mia forza di volontà, e per mia moglie e i miei 3 figli che ogni giorno mi ricordano quello che sono stato, che sono e che posso ancora essere”. Poi la scelta di riabbracciare il Delfino, 14 anni dopo. “In B avrei detto sì solo al Pescara. Nel momento in cui ho deciso di tornare qui, ho voluto mettermi a disposizione della squadra, al di là del mio nome e della carriera che ho fatto. I più giovani mi guardano in un certo modo, con ammirazione, diciamo. Cerco di dare l’esempio nel lavoro quotidiano. Sono un punto di riferimento, è inevitabile. Alzo la voce solo nel momento in cui vedo cose che non mi piacciono, tipo un approccio un po’ molle alla partita. Ma ho trovato un gruppo unito e voglioso di rimettere le cose a posto. Ora sappiamo di poter dare fastidio a tutti. Ai miei inizi nel Napoli stavo ad ascoltare gli altri, anche perché ero molto giovane. Imitavo gesti e comportamenti dei più grandi e parlavo poco. Crescendo mi sono preso i miei spazi, la fascia di capitano ha fatto il resto. Ma quello spogliatoio aveva tanti campioni dalla forte personalità, il mio compito era più facile rispetto a oggi. A Napoli sarei tornato a piedi. Mi hanno contattato un paio di settimane prima di firmare per il Pescara, non ci dormivo la notte. Pur di vestire di nuovo quella maglia mi ero proposto al minimo dello stipendio, 1.500 euro al mese. Ma dopo Napoli nel mio cuore c’è Pescara”. E poi il suo Sdengo gli ha chiesto di farlo divertire, regalando se possibile la salvezza al Delfino. "Ha sempre creduto in me, ha visto qualcosa che gli altri non vedevano, mi ha dato fiducia. Mi ha voluto al Foggia in C e ho fatto 19 gol; mi ha portato al Pescara l’anno dopo in B e ne ho fatti 18, con 14 assist e la promozione in A. Diceva: ‘Gioca spensierato’. Davanti, in quel Pescara, c’eravamo io largo a sinistra, Caprari a destra e Immobile al centro, alle spalle Verratti e poi i grandi vecchi che tanto aiutarono noi giovani: Cascione, Zanon, Balzano, Maniero…”.

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