Prima squadra

Urge immediato cambio di rotta

Il commento

18.09.2026 07:01

Il solito Delfino double face, che va avanti a fatica e con il freno a mano tirato. E così non può andare bene per una squadra che nelle intenzioni della società è stata allestita per competere fino alla fine per la promozione diretta. E, invece, dopo appena cinque giornate per vedere il primo posto serve già il binocolo, perchè lo Spezia - ultimo avversario del Delfino in questo caldo mese di settembre - ha già 8 punti di vantaggio ed il tandem di inseguitrici dei liguri, quello composto da Reggiana e Ravenna, è dietro di appena due lunghezze dalla battistrada. La cosa sconvolgente, però, è che il Pescara è sopra alla zona playout, dove stazione il prossimo avversario, il Vado, di un soffio, un solo punto. In questo primissimo scorcio di campionato di sicuro non sono mancati gli alibi - infortuni a ripetizione, arrivo tardivo dal mercato di giocatori chiave, sviste arbitrali - ma il cammino finora sostenuto dalla banda Buscè non è comunque minimamente accettabile. Cinque punti in cinque partite con tre uscite casalinghe e bottino esclusivamente conquistato tra le mura amiche dell'Adriatico-Cornacchia (la vittoria del debutto contro l'attuale fanalino di coda del torneo, la Vis Pesaro, che è a braccetto in graduatoria con quella Sambenedettese che ha eliminato i biancazzurri dalla Coppa Italia di categoria, e due pareggi), rappresentano uno score che ad inizio agosto anche il più pessimista dei tifosi e il primo dei detrattori della società e del tecnico mai avrebbe immaginato di vedere. Eppure è così, perchè oggi il Pescara non ha una sua precisa fisionomia e una sua chiara identità. Non è squadra e le responsabilità sono in primis della panchina, che finora è stata incapace di trovare il bandolo della matassa. Contro il Gubbio, pur avendo avuto un paio di occasioni da gol non banali, il Pescara si è consegnato ad un avversario ordinato e con le idee chiare, molto organizzato e assai lucido nella sua proposta. Ogni elemento del team di Mimmo Di Carlo sapeva cosa, come e quando fare la propria giocata, meritando il vantaggio firmato Podda. L'infortunio di Minta, vera spina spina nel fianco del Delfino, ha poi complicato i piani eugubini, con la squadra che progressivamente ha abbassato il proprio baricentro, affidandosi a sempre più sporadiche ripartenze orchestrate Spina, fino a quando la panchina ha deciso di schierarsi a cinque dietro, agevolando indirettamente il disperato forcing pescarese. Nel frattempo Buscè aveva inserito Ferraris e poi Inglese, capendo che da solo Parigi veniva puntualmente inghiottito dai Lupi d'Umbria, in particolare da uno statuario Barry che aveva vinto ogni duello. Poi l'eurogol proprio di Parigi, roba che che se l'avesse fatta CR7 staremmo vedendo di continuo su ogni tv del pianeta, ha dato la stura all'assalto finale, dove il Pescara ha avuto due grossissime chance per vincere. Ma onestamente sarebbe stato troppo. 

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