L'Amarcord - Quando il Delfino andò per la prima volta allo Juventus Stadium...
UN EUROGOL ADRIATICO A CASA JUVE
A CURA DI STEFANO MAZZOLENI - Torino, primavera 2013. Il Pescara entra allo Stadium sapendo che il verdetto è quasi scritto, ma anche che certe partite servono più alla memoria e ai ricordi che alla classifica, contro una Juventus lanciata verso il secondo scudetto consecutivo sotto la guida di Antonio Conte.
La partita finì 2-1 per i padroni di casa, ma per chi era sceso in campo con la maglia biancazzurra quella partita raccontò molto più di una semplice sconfitta.
Lo Stadium era nel pieno del suo splendore. La Juventus era sicura e solida, con quella sensazione di dominio che metteva soggezione già dal tunnel degli spogliatoi. Il Pescara, invece, arrivava con addosso il peso di una stagione complicata, figlia di un’estate che aveva portato via alcuni dei protagonisti, lasciando spazio a una salvezza che sembrava ogni settimana più lontana. L’andata finì 1-6 per la squadra di Torino e le premesse erano tutt’altro che positive in vista del ritorno.
Eppure, per lunghi tratti, il Pescara non fu comparsa. Soffrì ma con dignità. Cercò di amministrare il gioco, di pressare, di non rinunciare davanti a una corazzata che avrebbe dominato per i successivi 8 anni il campionato. La Juventus colpì due volte con doppietta di Vucinic, come sanno fare le grandi squadre quando le partite sembrano bloccate. La prima su calcio di rigore, la seconda qualche minuto dopo con un tiro a giro sul secondo palo.
Il gol biancazzurro, però, arrivò a 7 minuti dalla fine. Un lampo inatteso ma un eurogol di Cascione, un tiro da 30 metri che sorprese Storari. Per un attimo, lo Stadium si zittì, la partita era riaperta.
Tuttavia, non bastò. La Juve portò a casa i tre punti, il Pescara tornò a casa con una sconfitta ma con qualcosa di più nello spirito. Perché certe sconfitte, col tempo, diventano fotografie e ricordi: quella di una squadra fragile ma orgogliosa, destinata a retrocedere ma senza mai a smettere di provarci.
Rivedere oggi quella partita significa ricordare il Pescara in Serie A. Una categoria conquistata l’anno prima grazie anche al gioco di Zeman e ai suoi tre tenori: Immobile, Insigne e Verratti. Tre nomi che, anni dopo, nel 2021, si sarebbero ritrovati compagni di squadra nella Nazionale campione d’Europa. In quella notte di Wembley, in fondo, c’era anche un po’ di Pescara. Resta il rammarico per ciò che avrebbe potuto essere: immaginare quei tre calciatori insieme anche in Serie A con la maglia biancazzurra, al di là della consapevolezza che si trattasse di prestiti, fatta eccezione per Verratti, poi ceduto al Paris Saint-Germain. Un sogno breve, forse inevitabilmente destinato a svanire, ma capace ancora oggi di accendere la memoria e l’orgoglio di una città.

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