Prima squadra

Il Pescara di Auteri, Zeman e Verratti: parla Luca Anania

Il grande ex e alcuni temi caldi. Non solo in casa Delfino

19.11.2021 11:30

«Seguo ancora il Pescara, anche se da lontano. Ho visto le recenti partite, con il Cesena, quella decisa da un autogol nel finale, e l'ultima con il Teramo. E qualche altra. Da lontano non è semplicissimo farsi un'idea del motivo per cui le cose non stanno andando. Ma quel che si percepisce è che c'è malcontento nella piazza biancazzurra». A parlare è Luca Anania, il portiere dell'ultimo Pescara che ha davvero messo d'accordo tutti. Era quello di Zeman, Immobile, Verratti ed Insigne. Ma ormai sono lontani, lontanissimi quei tempi. Pescara si esaltava e godeva per il Delfino. Adesso non più. «Pescara è una città passionale, che vive di calcio. Si è reduci da brutte stagioni e la china che si è presa non è bella. Servono i risultati, che nel calcio sono l'unica medicina. Così si potrebbe ricreare un po' di entusiasmo e la gente tornerebbe allo stadio. Non c'è il clima bello frizzante che c'era qualche anno fa, il giocattolo si è rotto e per aggiustarlo servono i risultati». Ma cosa non sta funzionando nel Pescara che vede ormai la vetta della classifica lontanissima? «Credo che la squadra sia stata costruita per vincere il campionato, ma non è mai facile per una formazione sulla carta forte e fatta di grandi nomi riuscirci sempre e comunque. Questo genere di squadre molto spesso fanno tanta fatica a centrare l'obiettivo prefissato», dice ricordando anche il suo Pescara, ad inizio torneo per nulla accreditato come squadra in grado di salire in A a suon di record. Una vera e propria favola, che nemmeno la successiva promozione in A con Massimo Oddo in sella ha cancellato dall'immaginario collettivo pescarese. «Ogni campionato ha una storia a parte ed è difficile per mille motivi, le partite semplici ormai non esistono più. Forse mister Auteri ha bisogno di tempo per far assimilare il suo credo calcistico ai ragazzi. E forse la rosa non è stata costruita totalmente per poter rispecchiare il suo gioco e il suo modo di intendere il calcio. Da fuori comunque non è semplice parlare, bisognerebbe vivere la situazione 24 ore su 24 tutti i giorni per poter entrare nel nocciolo della questione e analizzare l'insieme. Poi da ex giocatore e uomo di calcio, che sa come funziona questo mondo, so perfettamente che parlare da fuori è semplice e non corretto». Chi invece sta facendo bene è il suo vecchio maestro, Zdenek Zeman. «Ecco, a Foggia credo abbiano capito la ricetta per fare bene. Quale? Puntare su un tecnico come lui, che conosce la piazza, tornato dove ha fatto sempre grandi cose ed è benvoluto, sul suo calcio che crea entusiasmo e diverte, e soprattutto dargli carta bianca. In fondo ha parecchi giocatori semi sconosciuti, molti che vengono dalle categorie inferiori, ed i risultati stanno arrivando. Mi pare stia facendo punti e abbia vinto anche a Catania, no?». Tra lui e Zeman il rapporto non si è mai interrotto: «Lo seguo sempre, anche se non lo sento da un po'. In genere ci contattiamo per gli auguri e chiacchieriamo con piacere». Nel Delfino di Anania e Zeman c'era anche Marco Verratti, la cui assenza in Nazionale nella decisiva sfida di lunedì scorso si è sentita. «Marco è un giocatore di personalità e di qualità, averlo agli spareggi sarà importante. Porterebbe anche un po' di spensieratezza, che è mancata. Ci sono state occasioni, ma nel complesso non c'è stato un gioco brillante. E si è fatta tanta fatica. Poi, però», aggiunge in perfetto stile zemaniano, «non è il singolo a fare la differenza, bensì il collettivo. Ma avere Marco in campo e in buone condizioni sarà importantissimo a marzo».

(Il Messaggero)

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