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Grandi vittorie e una retrocessione amara: il Pescara 1992-93

L'amarcord

01.07.2022 00:01

Il ricordo di un vecchio Pescara pieno zeppo di campioni che fu protagonista in serie A lo offre Operazionenostalgia.com in un bellissimo pezzo che vi riproponiamo integralmente. Buona lettura:

Sivebæk, Max Allegri e Gelati GiS, la rosa del Pescara 1992/93 è qualcosa che va oltre la Nostalgia

«Facciamo la lista della spesa da fare. Potremmo comprare un campione d’Europa. Perché no? Oh, Che occasione! C’è in saldo il capitano del Brasile. Prendiamolo immediatamente! E anche il partner d’attacco di Baggio! Chi siamo noi per dirgli di no? Dovrebbe bastare per centrare una tranquilla salvezza, no?». Con uno sforzo di fantasia, ma senza neanche tanta immaginazione, fantastichiamo siano stati questi i possibili dialoghi tra il presidente Pietro Scibilia, il direttore sportivo Pierpaolo Marino e il tecnico Giovanni Galeone in quei pomeriggi del 1992. Il Pescara ha appena raggiunto la seconda promozione in Serie A degli ultimi anni ed in panchina – guarda un po’ – c’è il profeta Galeone che dalle parti dell’Adriatico assurge tuttora al ruolo di “santone”.

E c’è da credergli, visto che nel 1986-87 il tecnico napoletano riuscì a portare nella massima serie una squadra allestita all’ultimo minuto, retrocessa in Serie C1 nel campionato precedente e ripescata ad una settimana dall’inizio del torneo in luogo del Palermo, radiato per fallimento. Con una rosa pronta per affrontare la terza serie, dunque, Galeone riuscì a portare in alto i Biancazzurri. Lì dove nessuno aveva osato pensare. Neanche il tifoso più ottimista.

E il cliché sembra ripetersi anche in occasione del torneo 1991-92. Negli anni precedenti, il Pescara aveva chiuso le annate con due deludenti ottavo e tredicesimo posto, nonostante si fossero alternati sulla panchina allenatori come Ilario Castagner, Edy Reja e Carlo Mazzone. Venne, dunque, richiamato Galeone per raddrizzare la barra e coltivare i sogni di gloria. Ambizioni che puntualmente si realizzarono, portando nella massima categoria una squadra allestita con pochi nomi altisonanti, ma tremendamente concreti.

Arrivarono elementi di gran qualità come Allegri e Massara, prelevati in blocco dal Pavia. Ritrovò la vena realizzativa anche Edy Bivi – capocannoniere della squadra – ben supportato da Orazio Sorbello, bomber di scorta all’occorrenza. Il ritorno di Dicara e Pagano, due elementi esperti e già reduci dalle imprese con Galeone tempo addietro diedero la necessaria spinta alla squadra con capitan Ferretti nel motore per conquistare la Serie A.

Erano, dunque, molte le aspettative che attendevano al varco il sodalizio abruzzese. I ragazzi del trainer partenopeo avrebbero stupito di nuovo tutti quanti come gli anni passati? Al direttore sportivo Marino vennero affidati pieni poteri per allestire una rosa competitiva, senza dissanguare eccessivamente le casse societarie: furono acquistati gli esperti Borgonovo, Mendy e Sivebaek (il campione d’Europa con la Danimarca oggi spegne sessanta candeline); tornò Sliskovic dopo l’esperienza in Francia, mentre la scommessa rispondeva al nome di Palladini, prelevato dalla Sambenedettese.

Per la prima giornata c’è in programma la sfida dell’Olimpico contro la Roma. Gli adriatici si presentano al cospetto dei giallorossi senza particolari timori reverenziali: è la partita dell’esordio ufficiale di Vujadin Boskov con i capitolini dopo le meraviglie compiute con la Sampdoria. I ragazzi di Galeone, invece, si presentano senza l’obbligo di dover vincere a tutti i costi. Sarà proprio la componente psicologica a risultare un fattore determinante: il Delfino attacca la Lupa e a venti minuti dal termine una staffilata dalla distanza di Salvatore Nobile sorprende Cervone e consegna il successo agli ospiti.

Sembra che finalmente la spregiudicata voglia di calcio-spettacolo predicata da Galeone – il suo vero marchio di fabbrica – possa conciliarsi con i risultati. Questa convinzione, però, dura giusto l’arco di novanta minuti. In occasione dell’esordio all’Adriatico c’è il Milan tricolore di Capello. Si scontrano due filosofie di gioco diametralmente opposte. Il Diavolo, zeppo di campioni, sembra poter fare un sol boccone degli abruzzesi. E invece succede l’incredibile. I padroni di casa si portano sul 4-2, mandando il tecnico friulano su tutte le furie: i pescaresi sorprendono da tutte le parti la difesa più solida dell’ultimo campionato, mentre Massara, Allegri e Borgonovo fanno impazzire Baresi, Tassotti e Maldini. Sembra il preludio ad un nuovo, storico successo. Non foss’altro che in attacco c’è Marco van Basten, capocannoniere dell’ultimo campionato, che ristabilisce gli equilibri naturali in campo con un’incredibile tripletta che porta il risultato sul 4-5 definitivo.

Ci sarà da divertirsi, pensano i tifosi biancazzurri. Ma a divertirsi, purtroppo per loro, saranno spesso e volentieri gli attaccanti – e i supporter – delle squadre avversarie che riescono ad infilare con una facilità sconvolgente la squadra diretta da Galeone. Dopo le prime giornate, infatti, inizia una serie di risultati negativi: in sette partite il Delfino guadagna la miseria di un punto, frutto del pareggio casalingo con il Torino acciuffato in extremis grazie ad una splendida doppietta di Borgonovo in piena Zona Cesarini. Sono ben diciannove i palloni raccolti in fondo al sacco: cinque contro l’Udinese, quattro rispettivamente contro Genoa e Inter.

Seppur si mettano in mostra i talenti di Allegri e Massara, la squadra sembra subire uno squilibrio cronico in fase difensiva. Come risolvere il problema? L’assist viene fornito dalla buona sorte, da un po’ di miopia e dalla scaltrezza di Pierpaolo Marino. Succede, infatti, che alla Fiorentina non se la passino molto bene. Dunga, un simbolo della Viola, è in aperta contestazione con la società e, dunque, Cecchi Gori – non fu un anno di scelte particolarmente felici per il patron dei toscani – decise di mettere fuori rosa il brasiliano. Non impiegò molto il dirigente biancazzurro a convincere il mediano di Ilheus: col mercato di novembre appena aperto, si compie l’inatteso di vedere uno dei leader del Brasile vestire il biancazzurro del Pescara.

Dunga esordisce segnando una rete di fronte al pubblico amico, dopo aver cercato di limitare i danni nella trasferta di Parma: il carioca segna la prima delle due reti che piegano l’Atalanta. Sembra tornare la speranza di coltivare le ambizioni di salvezza. E invece sarà soltanto un’illusione, visto che il Pescara sprofonda nuovamente, vittima delle sue stesse debolezze.

Il percorso si fa sempre più complicato e a nulla servono i successi in ottica salvezza conquistati nel derby con l’Ancona e contro il Brescia di Hagi e Raducioiu. La squadra imbarca acqua da ogni dove ed è impossibile navigare in acque così agitate sperando di trovare il porto sicuro della salvezza. È la ventiquattresima giornata quando Galeone viene sollevato al termine dell’ennesima sconfitta casalinga patita contro il Genoa (Iorio segna la sua ultima rete assoluta).

Gli subentra Vincenzo Zucchini, indimenticato capitano e bandiera del Pescara che negli anni ’70 festeggiò la prima, storica promozione in Serie A. Ormai, il campionato è compromesso: c’è tempo per dare spazio agli elementi più giovani della rosa e pianificare il futuro. Tuttavia, prima di salutare il campionato, il Delfino si rende protagonista di un’impresa storica e senza eguali. Corre la trentatreesima giornata, penultimo impegno ufficiale del torneo. In programma all’Adriatico c’è la sfida con la Juventus che, solo qualche giorno prima, s’è aggiudicata la Coppa UEFA con il Borussia Dortmund. Gli uomini di Trapattoni devono trovare due punti per mettere definitivamente in cassaforte la qualificazione alle coppe europee. C’è chi pronostica con quanti gol Baggio, Möller, Di Canio e Ravanelli bucheranno la porta di Marchioro.

Succede, invece, l’incredibile. Dopo due minuti proprio Penna Bianca sembra confermare questa prospettiva, segnando il fulmineo gol del vantaggio: sarà il preludio ad una goleada? Sì, ma a quella del Pescara. I Biancazzurri, infatti, trovano energie inattese e sommergono la Vecchia Signora con cinque reti. Vanno a segno Allegri con una doppietta, Borgonovo, Palladini e il giovane Martorella, accomiatandosi dal pubblico amico con la più incredibile delle imprese che rimane negli annali. I ventimila dell’Adriatico potranno così raccontare di quel giorno incredibili ai propri figli e nipotini: «Io c’ero».

 

 

 

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