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Tra segnali positivi e vecchie criticità: come analizzare l’avvio di stagione del Pescara

14.09.2026 17:38

Tre giornate sono troppo poche per emettere sentenze, ma abbastanza per cominciare a riconoscere pregi, difetti e possibili direzioni di una squadra. Il nuovo Pescara sta vivendo proprio questa fase: dopo la retrocessione dalla Serie B e il conseguente ritorno in Serie C, il club biancazzurro ha iniziato un percorso che richiede soprattutto equilibrio. Il Delfino deve infatti trasformare la delusione della passata stagione in energia, evitando allo stesso tempo di considerarsi automaticamente superiore a un campionato lungo, complesso e tradizionalmente ricco di insidie.

Il primo bilancio restituisce quattro punti in tre partite, frutto del successo per 2-0 sulla Vis Pesaro, della pesante sconfitta per 6-3 sul campo del Forlì e dello 0-0 interno contro il Ravenna. Cinque gol segnati e sei subiti, con una particolarità evidente: tutte le reti incassate sono arrivate nella stessa partita. Numeri che raccontano un Pescara ancora difficile da decifrare, ma nel quale non mancano elementi sui quali costruire.

Buscè e la necessità di ricostruire dopo la retrocessione

La nuova stagione è cominciata con un cambiamento importante in panchina. La società ha affidato la prima squadra ad Antonio Buscè, allenatore con esperienze tra settore giovanile e calcio professionistico, legandolo al club fino al giugno 2027 con opzione di rinnovo automatico per la stagione successiva. Tra i passaggi più significativi del suo percorso c'è anche lo Scudetto Primavera conquistato con l'Empoli nel 2021.

Non è una scelta secondaria. Il Pescara arriva da una retrocessione dalla Serie B e si trova ad affrontare un Girone B nel quale figurano, tra le altre, anche Reggiana e Spezia, anch'esse provenienti dalla categoria superiore. La prospettiva non può quindi essere semplicemente quella di affidarsi al blasone o alla storia del club.

Buscè ha insistito fin dal suo arrivo sull'importanza del gruppo e sulla capacità di valorizzare i singoli all'interno di una struttura collettiva. È probabilmente questo il punto dal quale ripartire. Dopo una retrocessione, prima ancora della qualità tecnica diventa determinante ricostruire certezze, mentalità e continuità.

Il 2-0 alla Vis Pesaro aveva mostrato il volto migliore

Il debutto in campionato aveva lasciato sensazioni decisamente incoraggianti. All'Adriatico il Pescara ha superato la Vis Pesaro per 2-0 grazie alle reti di Manuel Merola e Michele D'Ausilio, rispettivamente al 28' e al 54'. Buscè aveva schierato la squadra con il 4-3-3, puntando su un centrocampo formato da Valzania, Guccione e Meazzi e affidandosi davanti al tridente Vitali-Merola-D'Ausilio.

Una partenza del genere poteva far pensare a un Pescara già pronto a recitare un ruolo da protagonista. La squadra aveva trovato due gol senza concederne, ottenendo immediatamente tre punti e mostrando alcune delle qualità offensive presenti nella rosa.

La Serie C, però, raramente permette percorsi lineari. Soprattutto per le formazioni retrocesse dalla categoria superiore, il rischio è quello di sottovalutare quanto siano importanti intensità, duelli e capacità di adattarsi alle diverse partite. Il secondo turno lo ha ricordato ai biancazzurri nel modo più duro possibile.

Il 6-3 di Forlì è il campanello d'allarme da non dimenticare

Se l'esordio aveva mostrato il potenziale del Pescara, la trasferta di Forlì ne ha evidenziato brutalmente i problemi. Il 6-3 finale è un risultato difficilmente archiviabile come una semplice giornata negativa.

Il Pescara era persino passato avanti al 14' con Meazzi, prima di subire tre reti nel giro di dieci minuti. L'espulsione di Pellacani al 33' ha inevitabilmente complicato ulteriormente il pomeriggio, ma la partita ha continuato a offrire episodi fino a un finale particolarmente pesante, nel quale il Forlì ha allargato il punteggio. Ferraris e Guccione avevano riaperto il confronto nella ripresa, prima dell'allungo definitivo dei padroni di casa.

Per Buscè quella gara rappresenta probabilmente materiale prezioso proprio perché estremo. La questione non riguarda soltanto i sei gol incassati: riguarda la capacità di una squadra ambiziosa di mantenere ordine quando una partita cambia improvvisamente volto.

In un campionato come la Serie C, dove gli episodi hanno spesso un peso enorme, perdere compattezza dopo un gol subito, un'espulsione o una decisione arbitrale può costare parecchi punti nell'arco della stagione.

Lo 0-0 con il Ravenna come primo segnale di reazione

Dopo nove gol complessivi nella gara di Forlì, il Pescara è passato all'estremo opposto contro il Ravenna: zero reti segnate e zero incassate. Il pareggio dell'Adriatico può sembrare un risultato poco appariscente, ma assume un significato differente se letto alla luce della partita precedente.

La priorità era ritrovare compattezza. Sotto questo aspetto, chiudere senza subire gol costituisce almeno un primo passo nella direzione corretta. Naturalmente, per una squadra che vuole frequentare la parte alta della classifica non può bastare essere ordinata. Il Pescara dovrà trovare il punto d'incontro tra la capacità di produrre occasioni mostrata nelle prime due giornate e la solidità ritrovata contro il Ravenna.

È proprio questo equilibrio, probabilmente, la prima grande missione di Buscè: non rinunciare al talento offensivo per paura di concedere, ma evitare che la ricerca del gol finisca per allungare eccessivamente la squadra.

Merola, D'Ausilio e le alternative offensive possono diventare decisive

Sul piano tecnico, le prime giornate hanno già fatto emergere una discreta distribuzione delle responsabilità offensive. Merola e D'Ausilio sono stati decisivi alla prima giornata, Meazzi ha segnato a Forlì, mentre Ferraris e Guccione hanno completato il tabellino nella seconda partita.

È un aspetto da non sottovalutare. Avere più giocatori capaci di trovare la porta permette a Buscè di non dipendere esclusivamente da un singolo realizzatore e rende il Pescara potenzialmente meno prevedibile.

La differenza, andando avanti, la farà però la continuità. Le squadre che puntano ai primi posti della Serie C devono essere capaci di vincere anche quando gli attaccanti più rappresentativi non attraversano la giornata migliore. Servono inserimenti dei centrocampisti, gol su palla inattiva e contributi dalla panchina.

I primi segnali indicano che il Pescara possiede alcune di queste soluzioni. Adesso devono trasformarsi in una caratteristica stabile.

Un calendario immediato che dirà molto di più

Le prossime settimane possono già fornire indicazioni più precise sulla reale dimensione della squadra e sul fatto che il Pescara possa realmente essere considerato come uno dei team favoriti per la promozione secondo i pronostici di oggi sui portali autorizzati. Il calendario propone in rapida successione la trasferta contro l'Atalanta Under 23, quindi il turno infrasettimanale casalingo con il Gubbio e la gara esterna contro il Vado. A seguire arriverà all'Adriatico una sfida particolarmente interessante contro lo Spezia, altra formazione scesa dalla Serie B.

Il ritmo diventerà quindi rapidamente più intenso. Per Buscè sarà necessario utilizzare la profondità della rosa, gestire le energie e capire quali siano gli equilibri migliori.

La trasferta con l'Atalanta Under 23 rappresenta già un test interessante perché le seconde squadre sono normalmente avversari tecnici, giovani e capaci di giocare con ritmo. Pochi giorni dopo arriverà il Gubbio: con un turno infrasettimanale, anche la gestione fisica entrerà inevitabilmente nell'equazione.

Più avanti, la sfida con lo Spezia potrebbe assumere un valore particolare anche sul piano psicologico. Sono due società reduci dalla Serie B e inevitabilmente desiderose di risalire rapidamente.

La promozione può essere un obiettivo, ma serviranno tempo e continuità

Parlare di prospettive dopo appena tre giornate comporta inevitabilmente una dose di prudenza. Il Pescara ha una storia, una piazza e ambizioni che rendono naturale guardare verso la parte alta della classifica, ma la Serie C non concede promozioni per diritto acquisito.

Il regolamento rende il primo posto particolarmente prezioso: le vincitrici dei tre gironi ottengono direttamente la promozione in Serie B, mentre la quarta promossa arriva attraverso i playoff. È quindi evidente quanto possa pesare la regolarità nell'arco di una stagione di 38 giornate.

Per il Delfino il primo obiettivo deve essere costruire una squadra affidabile. Significa ridurre drasticamente giornate come quella di Forlì, trasformare l'Adriatico in un fattore e imparare a portare a casa punti anche nelle partite sporche.

La vittoria contro la Vis Pesaro ha mostrato che il Pescara possiede qualità. Il tracollo di Forlì ha ricordato quanto sia ancora fragile. Lo 0-0 con il Ravenna ha invece suggerito una prima capacità di reazione. Tre fotografie molto diverse della stessa squadra.

Ed è forse proprio questa la sintesi più corretta dell'avvio biancazzurro: il potenziale per costruire una stagione importante esiste, ma prima di parlare apertamente di promozione bisognerà capire quale dei diversi Pescara osservati finora diventerà quello abituale. Le prossime settimane, tra trasferte, turno infrasettimanale e primi confronti con avversarie di peso, cominceranno a fornire una risposta molto più attendibile.

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Designato l'arbitro di Pescara - Gubbio