Prima squadra

Difesa da incubo: ecco il primo problema da risolvere

La banda del buco è tornata

21.04.2026 07:11

La banda del buco è tornata. E non se ne sentiva la mancanza. Da qualche settimana ormai, la difesa del Pescara è tornata ad essere quella sorta di groviera che per buona parte della stagione aveva spinto sempre più giù i biancazzurri, alla terribile media di 2 reti incassate a partita. Adesso, date le 63 reti incassate in 35 partite, la media è leggermente più bassa (1,8 gol a match), ma comunque troppo alta per una squadra che vuole salvarsi e che sta ripiombando nelle consuete amnesie e nei soliti errori (o, se preferite, orrori). Subire in pratica due marcature ogni 90 minuti significa che per vincere la squadra è costretta sempre a segnare tre reti, uno score certamente troppo ambizioso anche per una squadra che da gennaio in poi dalla cintola in su abbonda di qualità. Da Di Nardo (terzo in classifica cannonieri e ieri eletto dalla Lega B giocatore del mese) a Insigne (4 gol e 3 assist in 679 minuti giocati e distribuiti in 10 gare), passando per Brugman, Acampora, Olzer e Meazzi, il Pescara ha una batteria offensiva di primissimo livello e la prova è che il reparto d'attacco pescarese con 49 gol è il sesto di tutta la categoria dietro solo le corazzate Venezia, Monza, Frosinone, Palermo e Catanzaro, ma non si può pensare che da solo basti per centrare il capolavoro salvezza. Bisogna tornare a serrare i ranghi difensivi, come nel momento migliore della squadra che è risalita dal meno 10 dalla salvezza diretta e dal meno 8 dai playout del 10 febbraio (Pescara-Catanzaro 0-2, giorno del debutto bis di Insigne in maglia Delfino) alla classifica di oggi, che resta certamente allarmante ma non definitivamente compromessa. Dal successo al fotofinish di Avellino firmato da Brugman alla fondamentale vittoria per 3-0 con la Virtus Entella, la squadra ha totalizzato in 7 partite ben 4 clean sheets e questa circostanza è stata la vera spinta per la truppa. Poi qualcosa si è nuovamente inceppato e nelle successive 4 partite sono stati raccolti da Saio in fondo al proprio sacco ben 9 palloni (4 ad Empoli, 1 a Reggio Emilia, 2 con la Samp e 2 a Carrara), segnale evidente che quel periodo era stato solo una felice parentesi e non una vera inversione di tendenza. In alcune circostanze hanno pesato gli errori del singolo (vedi le topiche con Letizia contro la Doria, ad esempio), ma più in generale sono tornati a galla vecchi problemi mai realmente risolti. Il vero tallone d'Achille del Pescara è sempre stato rappresentato dalle palle inattive, alle quali la squadra ha pagato dazio sempre con una facilità disarmante. Difficile anche fare l'elenco delle reti incassati in questo modo, data la mole spropositata. Restando all'ultimo match, i 2 gol della Carrarese possono far tranquillamente parte del piccolo manuale dell'incubo difensivo. Due errori davvero marchiani su altrettanti calci da fermo hanno fissato il 2-2, a partire dalla rete che ha sbloccato il match nata addirittura da un rinvio su calcio di punizione del portiere Bleve: difesa pescarese totalmente impreparata,, Distefano non contenuto nell'inserimento e gol con Saio certamente non esente da responsabilità. Ancora peggio a 4 minuti dal 90' quando bisognava fare la guerra a protezione della propria porta e invece dagli sviluppi di un corner Bouah ha avuto la possibilità di impattare tutto solo di testa la sfera e bucare la porta biancazzurra. Male, male, male e per fortuna che una manciata di minuti dopo Torregrossa in una situazione del tutto simile ha cestinato amaramente la palla del 3-2. Ritrovare un minimo di solidità difensiva, evitando sbandate del singolo e del collettivo, è il primo compito al quale mister Gorgone si dovrà dedicare da qui a fine stagione. 

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