Prima squadra

Perchè adesso non solo si può sperare, ma si può anche credere nell'impresa

A patto però di non ripiombare nei soliti errori che fanno rima con orrori

03.03.2026 08:02

Adesso si può davvero sperare. La strada verso la salvezza resta complicata e insidiosa, ma percorribile. Nel mezzo del ciclo da brividi con tre corazzate da affrontare in 10 giorni (Venezia, Palermo e Frosinone), il Pescara si è preso una vittoria che fa classifica e morale e che adesso fa vedere il futuro meno nero. Quella che fino a un paio di settimane fa, per intenderci prima dell'acuto di Avellino quando le distanze dall'obiettivo si erano dilatate al massimo, era quasi diventata una mission impossible, una sorta di utopia calcistica realizzabile solo attraverso un miracolo sportivo, ora ha assunto le fattezze di una possibilità non più remota. Ma concreta, a patto, ovviamente, di continuare a correre perchè il margine di errore è comunque ridotto al minimo. Dopo l'infrasettimanale di domani il calendario diventa però sulla carta un alleato (già affrontate tutte le squadre di vertice, restano gare alla portata e molti scontri diretti casalinghi) e la banda Gorgone è in netta crescita. La prova offerta contro il Palermo di Pippo Inzaghi, al netto dei demeriti dei rosanero che hanno giocato prevalentemente sull'errore dell'avversario e che, pur non meritandolo, si erano anche ritrovati in vantaggio, è la prova certificata che l'operazione salvezza si può fare. Squadra concreta, aggressiva, capace di essere corta e compatta e pericolosa nel ripartire, esaltandosi delle giocate di un giocatore fuori categoria come Lorenzo Insigne, e assai attenta nella fase difensiva come non era praticamente mai capitato in stagione: un Delfino così lascia ben sperare, ma deve confermarsi. I segnali però ci sono tutti da almeno un paio di settimane. Il varo della difesa a 4, con un terzino mancino di ruolo come Cagnano, ad esempio ha prodotto chiari ed evidenti benefici sin da subito e adesso, finito il rodaggio, pur al cospetto del capocannoniere Pohjampalo e del terzo attacco della B ha dato prova di non essere più così traballante da finire certamente travolta. In mediana poi con la regia di Brugman e due mastini ai suoi fianchi come Acampora e Valzania si è trovata probabilmente la formula giusta, quella in grado di proteggere meglio la retroguardia senza per questo dimenticarsi di supportare la fase offensiva e sopportare il peso di tre attaccanti. E anche nel reparto offensivo c'è stata una grande novità contro il Palermo, ovvero Insigne dietro due punte vere (Di Nardo e Russo). La formula, con il fuori categoria Insigne che anche a mezzo servizio e con autonomia ancora ridotta che rappresenta un lusso, può essere quella giusta. Due attaccanti operai riescono a dare peso al reparto ma anche ad aiutare nella fase di non possesso e con un 4-3-1-2 così impostato diventano ancora più importanti i cambi. Lorenzo “Provvidenza” Meazzi aveva già dimostrato di esserlo, con questo modulo ha già confermato di poter essere determinante in corso d'opera come risolutore e spaccapartite, aspettando il recupero di Olzer, Merola e soprattutto Tsadjout. Quest'ultimo quando sarà realmente pronto potrebbe essere un nuovo acquisto e un valore aggiunto nel rush finale. Oggi i playout sono distanti 4 punti, ovvero il distacco che il Delfino patisce con le tre squadre a braccetto che lo precedono (Bari, Entella e Spezia). Inutile al momento pensare alla salvezza diretta, meglio concentrarsi sulle possibilità di arrivare agli spareggi. E proprio Bari ed Entella saranno i primi 2 scontri diretti, da affrontare all'Adriatico e da vincere in un mese di marzo che sarà decisivo. Sperare di giocarsela fino alla fine adesso non solo si può, ma si deve. 

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