Dal 4-3-3 al 4-2-3-1: cosa raccontano le scelte tattiche di Buscè
Antonio Buscè ha cambiato il Pescara senza rivoluzionare la squadra. Il passaggio dal 4-3-3 al 4-2-3-1, visto contro il Vado e confermato contro lo Spezia, ha modificato soprattutto le distanze tra centrocampo e attacco. Più che una nuova identità, sembra una ricerca di ordine in una fase complicata.
Due mediani per dare più equilibrio
Nella sfida con il Vado, Buscè ha affidato la mediana a Valzania e Sardo, a protezione dei centrali, con Ferraris trequartista in appoggio a Parigi. Al sesto minuto il Pescara è passato in vantaggio con il rigore di Letizia, e quel gol è bastato per l'1 a 0 finale. Parigi ha pure centrato un palo, un episodio che lascia intuire un confronto più aperto di quanto dica il punteggio.
Il cambio di sistema modifica anche il modo in cui una partita viene letta prima del calcio d'inizio. Formazioni, assenze e posizione dei giocatori entrano nelle valutazioni di chi segue quote e mercati sportivi su piattaforme che offrono anche casinò online aams nuovi. Sul campo, però, Buscè aveva un problema molto più concreto: trovare una disposizione capace di tenere vicini i reparti.
Nel 4-2-3-1 i compiti diventano più riconoscibili:
- Sardo può restare vicino alla linea difensiva e presidiare la zona centrale.
- Valzania dispone di qualche metro in più per accompagnare l'azione o accorciare in pressione.
- Ferraris parte alle spalle di Parigi e offre un riferimento centrale tra centrocampo e attacco.
Il modulo da solo non sistema tutto. Le lavagne tattiche, del resto, non hanno mai perso un pallone.
Ferraris avvicina centrocampo e attacco
Nel nuovo assetto Ferraris parte alle spalle di Parigi, mentre Vitali e D'Ausilio occupano le corsie. La disposizione offre al Pescara un riferimento in più tra le linee e permette al centravanti di restare più vicino ai difensori avversari, invece di dover abbassarsi continuamente per partecipare alla costruzione.
Contro il Vado, Vitali e D'Ausilio hanno anche cambiato fascia durante la partita. Il dettaglio conta perché mostra quanto Buscè cerchi mobilità attorno alla punta, senza fissare ogni giocatore nella stessa posizione per novanta minuti. Il 4-2-3-1 fornisce la struttura. Dentro quella struttura serve movimento.
Tre situazioni spiegano bene la logica:
- Ferraris può ricevere centralmente e cercare subito Parigi o uno degli esterni.
- Se Parigi viene incontro, un compagno può attaccare lo spazio che si apre alle sue spalle.
- Con due mediani vicini, il Pescara può provare a recuperare il pallone senza lasciare subito scoperta la zona davanti ai centrali.
Sembra semplice scritto così. In partita, con un avversario addosso, molto meno.
Contro lo Spezia il sistema è rimasto
Una settimana dopo, contro lo Spezia, Buscè ha confermato il 4-2-3-1 e quasi tutti gli uomini utilizzati contro il Vado. Il contesto, però, era diverso. Lo Spezia arrivava all'Adriatico da capolista e chiedeva al Pescara una partita più intensa, soprattutto nella gestione dei momenti senza palla.
Gli ospiti sono passati avanti all'inizio della ripresa. Parigi ha pareggiato al 55esimo minuto su assist di D'Ausilio, poi Zilli ha segnato il definitivo 2 a 1 al 78esimo. Il risultato non ha premiato il Pescara, ma Buscè non ha abbandonato il nuovo assetto al primo ostacolo.
Per capire cosa cerca il tecnico, conviene osservare tre zone:
- Davanti alla difesa, dove Sardo e Valzania possono ridurre gli spazi tra i reparti.
- Tra le linee, dove Ferraris deve ricevere abbastanza presto da poter girarsi e giocare in avanti.
- Sulle corsie, dove gli esterni devono scegliere quando restare larghi e quando entrare verso il centro.
Se una di queste connessioni si spezza, il Pescara si allunga. A quel punto il numero scritto accanto al modulo conta molto meno.
Una scelta nata in un momento complicato
Il Pescara aveva iniziato la stagione utilizzando il 4-3-3, ma il passaggio al 4-2-3-1 è arrivato in una fase in cui Buscè doveva anche gestire diverse assenze. Merola, Altare ed Eletu figuravano ancora tra gli indisponibili prima della gara con lo Spezia. Il tecnico, quindi, lavorava con margini limitati nella scelta degli uomini.
La nuova disposizione sembra rispondere soprattutto alla necessità di tenere la squadra più compatta. Due centrocampisti presidiano la zona centrale, Ferraris accorcia la distanza da Parigi e gli esterni mantengono ampiezza senza lasciare la punta troppo isolata.
Contro il Vado il risultato ha premiato la scelta. Contro lo Spezia il sistema ha retto diversi momenti della gara, ma non ha evitato la sconfitta. Ed è forse il dato più utile per leggere il lavoro di Buscè: il 4-2-3-1 ha dato al Pescara una struttura più chiara, non una soluzione automatica. Il calcio continua ad avere questa brutta abitudine.

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