Prima squadra

"Beep Beep": il Delfino Rampante racconta.... (Pescara-Sestri Levante)

Una delle più interessanti rubriche del nostro giornale

28.01.2024 16:11

Torna puntuale dopo la prima vittoria interna del 2024 una delle più apprezzate e particolari rubriche di pescarasport24.it, quella del Delfino Rampante che a modo suo ci racconta le vicende di casa Pescara….

Buona lettura!

Siamo nel 1949. Quattro anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale che ha mietuto vittime e causato distruzioni senza precedenti. Le nazioni vanno ancora via via ricostruendosi e il globo è diviso in due grossi blocchi: da un lato quello Occidentale a sfera d'influenza statunitense, dall'altro quello Socialista sotto l'egida dell'Unione sovietica.

Dopo anni di atrocità, sofferenze e devastazioni tra la gente c'è voglia di spensieratezza, divertimento, ritorno alla normalità. E mentre il 29 dicembre di quell'anno, la KC2XAK in Connecticut - USA - diviene la prima stazione televisiva ad avere una programmazione giornaliera, già tre mesi prima, Chuck Jones e Michael Maltese creano, per la Warner Bros., due mitici personaggi immaginari: Willy il Coyote e Beep Beep. Dal 17 settembre 1949 questi due simpatici protagonisti accompagnano i pomeriggi di grandi e piccini in ogni parte della Terra. Riuscirà Willy a catturare l'abilissimo e velocissimo Roadrunner? La domanda che tutti noi ci poniamo sempre, in ogni puntata della serie cartoon. No, mai. Nonostante svariati tentativi e innumerevoli stratagemmi.

E un po' quello che è accaduto ieri alla malcapitata difesa del Sestri Levante che ha cercato in tutti i modi di fermare - invano - il nostro Luigi Cuppone. Ma il 27 biancazzurro sembrava proprio un indiavolato ed imprendibile Roadrunner, sbucando da tutti i lati della retroguardia ligure e impreziosendo la sua prestazione con un gol scaturito proprio da uno scherzetto in velocità giocato allo svagato difensore rossoblù nel prato dell'Adriatico trasformato, per l'occasione, nel deserto statunitense del Sud-Ovest, habitat naturale proprio di Beep Beep.

Prestazione maiuscola, dunque, per il nostro Luigi da Nardò che, con la rete al Sestri Levante, si è confermato miglior marcatore stagionale del Pescara e freccia determinante nell'arco del reparto avanzato di Zdenek Zeman. Scacciando, così - si spera - anche quelle fastidiose vocine di mercato che lo volevano lontano dell'Adriatico. Come dire, cantando Raf: ti pretendo, io non ho che te!

Nomi, cose, fiori, città. E chi più ne ha più ne metta. Uno storico passatempo, un gioco - per certi versi anche pedagogico - sempre in voga nonostante l'avvento del word wide web: la sigletta "www" con la quale si digitano i siti Internet, per intenderci. Carta e penna alla mano, si sceglie una lettera e si pensano le parole da scrivere.

Tra le lettere più famose c'è la celebre "D", capace di rendere conosciuta a tutto lo Stivale italico un piccolo Comune piemontese di poco più 17.000 abitanti cullato dalle Alpi in provincia di Verbano-Cusio-Ossola: stiamo parlando, ovviamente, di Domodossola. Nelle ultime settimane, però, dalle parti di Pescara la "D" non viene più accostata a Domodossola ma a Davide. O, per meglio dire, i Davide... Merola e Di Pasquale, che dopo i gol decisivi in quel di Arezzo della settimana scorsa si sono ripetuti anche contro i Corsari liguri, blindando il risultato a favore del Delfino.

Il primo sembrava un po' Bruno Conti e un po' Paolo Rossi nella semifinale mondiale di Spagna '82 contro la Polonia: dribbling, veroniche e assist come il MaraZico di Nettuno; inchino - per il raddoppio di testa - come il Pablito mundial nella sfida ai polacchi di Zbigniew Boniek.

Il secondo statuario come il Colosso di Rodi - una delle sette meraviglie del mondo -, impeccabile nella manovra difensiva insieme al compagno di reparto Brosco e superbo nel farsi trovare al posto giusto al momento giusto per il tap in vincente di testa proprio su tiro dell'altro Davide - Merola - respinto in modo incerto dal portiere ospite per il definitivo 3-0.

Senza dimenticare Floriani che sulla fascia, tanto in fase difensiva quanto in quella offensiva, sembrava come quel treno delle filastrocche che corre in tutta fretta e come un mezzo speciale prima scende e poi risale. Lasciando solo le briciole, e spesso neanche quelle, ai dirimpettai avversari.

Voglio sentire la luce del sole sul mio viso. 31 agosto 1987. Così cantavano gli U2 - band irlandese che non ha bisogno di ulteriori presentazioni - nel singolo "Where the streets have no name", estratto dall'album "The Joshua Tree". Come, i biancazzurri che, con le ultime due vittorie consecutive, sembrano essersi messi alle spalle il freddo del recente periodo buio e ora stanno finalmente assaporando il tepore della luce del sole sul viso. E soprattutto, stanno riprendendo il viaggio verso strade che, per adesso, meglio non abbiano nomi ma che, in un futuro neanche troppo lontano, chissà che potrebbero aprirsi dolcemente nella loro certezza e conoscenza.

Tornando per un attimo al Colosso di Rodi, bronzo classico dedicato ad Eolo - dio del Vento -, un allegro e fresco Levante (poco Sestri, però) pare sia tornato a spirare sulle rive dell'Adriatico sperando che l'alta pressione rimanga ancora per molto tempo sull'universo biancazzurro e che il tabù casalingo resti solo un brutto ricordo, confermando già sabato prossimo nel derby contro il Pineto - di nuovo all'Adriatico - i progressi fatti vedere dalla squadra nelle ultime due partite.

The answer, my friend, is blowin' the wind. La risposta, amico mio, soffia nel vento: parole di Bob Dylan.

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