Prima squadra

Ultima spiaggia, già a febbraio...

Ad Avellino mister Gorgone si gioca la panchina e il Pescara le ultime speranze salvezza, già da tempo ridotte al lumicino

12.02.2026 08:09

All-in, stavolta per davvero. Domenica ad Avellino mister Giorgio Gorgone si gioca la panchina e il Pescara le residue speranze salvezza, già ormai ridotte al lumicino dopo un turno infrasettimanale che ha visto ulteriormente dilatarsi le distanze con le altre contendenti all'obiettivo. Si dovrà vincere per forza, non c'è alternativa per non dover già praticamente salutare la categoria al turno numero 25, tanto più che poi ci sarà un trittico terribile da affrontare: Venezia e Frosinone in trasferta, con in mezzo la sfida al Palermo all'Adriatico. Roba da far tremare i polsi a chiunque, figuriamoci ad un Delfino ultimo con soli 15 punti conquistati e con mille problemi insoluti che, paradossalmente, il mercato di gennaio ha acuito invece di risolvere. Con il Catanzaro all'Adriatico è stato scritto l'ennesimo capitolo di una stagione da brividi, con le solite due reti incassate, a mantenere perfetta la media di 2 gol presi a partita (ora sono 48 in 24 uscite), la tredicesima sconfitta in assoluto e la sesta nell'impianto amico. Numeri impietosi: quella biancazzurra è la peggiore retroguardia di tutti i campionati professionistici italiani. Appare quindi del tutto evidente che così non si può andare da nessuna parte, se non dritti in quella serie C appena abbandonata dopo 4 anni. Il ko contro le Aquile calabresi, però, non è stato il perfetto copia incolla delle altre partite, perchè qualche novità c'è stata. Non, però, di segno positivo. Stavolta è stato regalato tutto il primo tempo ad un avversario dedito al fraseggio e al palleggio di qualità, che con grande facilità ha approfittato di una squadra che non ha saputo trovare misure e distanze tra i reparti e che era stata schierata a sorpresa senza un vero centravanti, ma con Olzer terminale offensivo supportato a turno da Caligara o Lamine Fanne, quest'ultimo in particolare un pesce fuor d'acqua. Inevitabilmente.  Di Nardo, con meazzi, inserito solo al 60', Russo - il centravanti arrivato a gennaio, che di certo non è Haaland ma che almeno è di ruolo - fuori per tutta la gara: perchè? L'ingresso di Insigne è stato solo uno sprazzo roimantico nella nuova notte da incuboi pescarese. Tanta, troppa confusione in campo e quel minimo sindacale di sforzo volitivo della truppa non ha potuto mascherare l'inadeguatezza dell'undici proposto e, più in generale, di una rosa assortita male. Gorgone, dopo un lungo summit con presidente e direttore sportivo, è rimasto al suo posto, dicendo poi alla stampa di essere appeso a un filo - i risultati nel calcio sono tutto e ora mancano anche le prestazioni e gli appigli dati da episodi sfortunati o decisioni arbitrali contrarie - e scusandosi con una tifoseria sempre più sfiduciata sino all'essere già rassegnata. Il tecnico ha ovviamente le sue responsabilità, come le aveva prima Vincenzo Vivarini, ma i veri problemi sono a monte, in una programmazione non idonea della stagione e in una doppia (in estate e in inverno) campagna acquisti insufficiente a perseguire l'obiettivo permanenza in serie B. Con Vivarini 8 punti in 12 gare, per Gorgone 7 nello stesso numero di partite: è chiaro che il cambio di guida tecnica non abbia prodotto nulla. Non siamo ancora al De Profundis del Pescara 2025-26, ma le giornate sono sempre meno, il distacco sempre più grande e le prospettive di invertire la tendenza quasi inesistenti. Questa squadra è capace di inanellare un filotto di vittorie in grado di farla rimettere in carreggiata? Presumibilmente no. Per la partita del Partenio mister Gorgone ha detto di volersi affidare ai giocatori che stanno meglio e che ci credono ancora, che abbiano coraggio e che vivranno la partita come una questione di vita o di morte. “Voglio animali”, ha detto in vista della gara da ultima spiaggia già a metà febbraio. Vuole squali e non delfini, quindi. “Basta poco, anche se sembra impossibile. E ci credo ancora, anche se posso sembrare un folle a dirlo”. 


 

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