Prima squadra

Si predica bene ma poi si razzola male...

Alla società va bene così?

30.03.2022 00:01

A CURA DI MATTEO SBORGIA - Si predica bene ma poi si razzola male. Alla società va bene così? Il Pescara continua a balbettare in campionato. I biancazzurri di Auteri, nel momento decisivo della stagione, sembra che abbiano di nuovo perso certezze che a dire la verità non hanno mai dato l’impressione concreta di avere nel lungo periodo. Il terzo posto è a due sole lunghezze, ma dopo il pareggio interno con il Pontedera (che avrebbe meritato anche la vittoria), ci si lecca di nuovo e inevitabilmente le ferite. I granata hanno fatto la loro partita: squadra organizzata, fisica, compatta, abile nelle ripartenze. Gli uomini di Maraia hanno accettato il confronto e se la sono giocata con le armi sopracitate. Le loro armi. E’ inutile girarci intorno: era una partita da vincere e così non è stato. 

Con i se e con i ma tuttavia non si è mai fatta la storia. Questo Auteri lo sa, lo deve sapere per forza. La colpa di una tale situazione è in primis la sua. E’ il condottiero. Non può continuare (come fa quasi abitualmente) nelle analisi post gara a fuggire dalle sue responsabilità in questo modo, attribuendo colpe a tutti tranne che a se stesso. Del resto è stato lui a dichiarare giustamente in sede di presentazione della contesa che la stessa era da vincere a tutti i costi, come tutte del resto ora. E allora poco importa delle occasioni potenziali, del possesso palla. Conta buttarla dentro. Punto. Questa compagine non ha mai dato l’impressione di dominare l’avversario dall’inizio alla fine, tranne in sporadiche occasioni. 

E’ sempre stato fatto un passo avanti e successivamente due indietro. La mancanza di continuità, il male degli adriatici. Dall’inizio del campionato il Pescara è questo. Nella prima parte di stagione il tecnico di Florida ha scaricato le responsabilità del suo trend poco esaltante alla rosa troppo ampia, poi si è più volte scagliato contro arbitri, sviste arbitrali, giocatori e avversari. Non ha mai focalizzato l’attenzione, da buon responsabile tecnico, sulle sue mancanze. E’ stato ingaggiato in estate perché le sue formazioni primeggiavano in ritmo, intensità, organizzazione. Nulla o quasi nulla di tutto ciò si è mai visto. Salvo brevi periodi di calma e serenità: buon mercato di gennaio, assetto nuovo e conseguente filotto di risultati positivi per esempio, il Delfino pare sempre avere le sembianze del semaforo rotto che si accende e si spegne con frequenza. Troppa frequenza.

 E alla società va bene questo cammino altalenante? Una ‘Ferrari’ com’è stata definita questa rosa può andare a singhiozzo così spesso? In principio si pensava di vincere il campionato, poi si è capito che c’erano compagini più forti, continue e attrezzate, in ultimo si è cercato di migliorare il parco giocatori da mettere a disposizione del trainer siciliano. Lo stato maggiore è davvero soddisfatto di quanto espresso finora? Perché si continua a far finta che vada tutto bene? Chi tace, acconsente e chi non parla è complice. 

Occorre raddrizzare il tiro se davvero si è convinti dell’effettivo valore di questi ragazzi come poi si dichiara. Chi ha potere decida e lo faccia in fretta. Che a parlare bene e a razzolare male ci si giocano le stagioni.

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