Editoriale

La straordinaria storia di Mbodj - Dalla strada alla Serie A

27.05.2013 07:55

Questa è una storia che parte da lontano, dal Senegal, e che arriva a Pescara dopo tante peripezie, sacrifici e difficoltà. E’ una storia di calcio e di povertà, di sensibilità e di amore. Sembra un romanzo, ma non lo è. E’ la storia di David Mbodj Natale. ForzaPescara.Tv ha deciso di raccontarla perché non tutto ciò che gravita intorno al mondo del calcio è riconducibile a soldi, luci della ribalta e atteggiamenti da star.

David, ultimo figlio di una famiglia numerosa, ha iniziato tardi a giocare a calcio. Per lui nel Paese d’origine il pallone era solo un ritaglio di tempo strappato a forza ai doveri ineluttabili di provvedere alla famiglia. Giocava in strada, ma la sua priorità era aiutare i suoi cari. Ha fatto di tutto, pur essendo ancora un infante. Muratore, idraulico e tanto altro. Come per molti ragazzi africani, anche per David, o Dedè come lo chiamano ora nella sua famiglia italiana, l’Europa ed il vero calcio erano solo un miraggio lontano ed irraggiungibile. Il sogno diviene realtà, o sembra diventarlo, quando uno dei tanti “procacciatori” di talenti lo vede giocare e riesce a portarlo in Italia per un provino. In Toscana, vicino Grosseto, inizia l’avventura italiana di David. Non conosce una sola parola di italiano, non ha soldi e viaggia da solo in treno. Sa che dalla sua fermata a quella del campo ci sono solo tre stazioni e non sa altro. E’ il Gennaio 2010. Il sogno si trasforma in un incubo dopo appena tre giorni quando David, al ritorno dall’allenamento, non trova nessuno ad aspettarlo. Resta solo, senza nulla. Niente soldi, niente vestiti, niente di niente. Arriva –non sa nemmeno lui come- a Roma stazione Termini dove trova il primo briciolo di umanità. Un connazionale lo indirizza verso la comunità senegalese di Montesilvano-Pescara, procura il biglietto per il viaggio e lo allontana dai pericoli che la Capitale poteva riservare copiosi ad un giovanissimo straniero.

Il resto ce lo racconta Celestino Natale, che da 8 anni lavora nel sociale gestendo tra le altre cose una mensa per i poveri e una comunità mamma-bambini. Sin dal loro primo incontro, causale quanto straordinario, si è creato un legame speciale tra i due. A prima vista. “Un qualcosa di inspiegabile”, come Celestino stesso racconta. Ha aiutato tanti giovani stranieri in difficoltà questo signore dal cuore d’oro, anche Diop ora a Catania per restare nel calcio, ma con David è stato subito amore. Quel ragazzo denutrito, spaesato e triste ha finalmente trovato un punto di riferimento. “Grazie all’interessamento dei Servizi Sociali di Pescara, che ringraziamo, e al Progetto Servizio Affido, per due anni fino alla maggiore età mi è stato affidato con decreto del tribunale dei Minori come minorenne extracomunitario non accompagnato. Nel frattempo abbiamo prodotto tutta la documentazione per l’adozione e a fine estate 2012, pochi giorni prima del suo compleanno che cade il 15 Settembre, David è entrato ufficialmente nella nostra famiglia. E’ cittadino italiano, ha anche votato alle ultime elezioni”.  Ora si chiama David Mbodj Natale ed è a tutti gli effetti un figlio di Celestino e Signora, con il maschietto di 7 anni e la femminuccia di 3 che stravedono, ricambiati, per il fratellone senegalese. “Sono legatissimi, si adorano reciprocamente”, dice con un filo di commozione Celestino.

In casa Natale David ha trovato le cure e l’affetto che la vita non gli aveva riservato. Non ha dimenticato le sue origini e grazie alla sensibilità della sua nuova famiglia ha potuto riscoprirle. Si mantiene in contatto con la famiglia senegalese (“una volta a settimana mi sento con loro anche per confrontarmi sul tipo di educazione da dare”) e tra cene in tipica tradizione africana e lo spazio riservato alla preghiera non ha reciso, ma anzi rinforzato, il suo cordone ombelicale con il Continente Nero. “Si è messo subito a studiare, aveva un’alfabetizzazione pari a zero, e solo successivamente ha espresso il desiderio di giocare a calcio”. Nuovi problemi. Celestino lo porta al River, ma per un minore extracomunitario il tesseramento è un ostacolo quasi insormontabile. Una guerra di carte e denunce con Uefa, Fifa e Figc per razzismo. Non una battaglia per il calcio, ma una lotta civile per veder riconosciuto un diritto. In aula non si è mai arrivati, il tesseramento è arrivato tre giorni prima dell’udienza. Una prima vittoria. “Ha giocato la sua prima partita vera, l’unica con il River, con la Juniores Provinciale”. Poi il passaggio al Pescara grazie alla mediazione dell'operatore di mercato Carlo Di Renzo, con qualche problema anche là per il tesseramento, ma è storia nota e recente. L’avventura in Primavera con legami fortissimi con tanti ragazzi, ad esempio Vittiglio,  il ritiro con Zeman nell’estate 2012 fino ad arrivare all’esordio in Serie A il 19 Maggio 2013 in Pescara-Fiorentina.

Il suo futuro è il professionismo, ma non dimenticherà mai le sue radici. Si presta come traduttore e testimonial per progetti umanitari per il suo Senegal (ad esempio la costruzione di due edifici scolastici nella zona dove vive la mamma naturale), farà costruire una casa per la sua famiglia d’origine ed ha inviato già, grazie alla collaborazione di tanti compagni, due container con scarpe, magliette ed altro materiale utile. In bocca al lupo, David! 

Foto: E. Di Fabio

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