Prima squadra

Quel senso di impotenza che...

Vorrei ma non posso... Sempre gli stessi errori, sempre gli stessi problemi

08.02.2026 08:11

Vorrei ma non posso. Ancora una volta, come quasi sempre in questa stagione nata male e proseguita peggio. Il Pescara che è tornato da Cesena con un pugno di mosche in mano è stato protagonista del solito, brutto film che ormai va in scena da metà agosto. Sempre la stessa storia, insomma, quella di un Delfino volenteroso e che non va davvero alla deriva, ma che pur facendo il massimo torna a casa con una sconfitta. E quella nell'anticipo dell'Orogel Stadium - Dino Manuzzi è la numero 12 in 23 uscite, un dato abbastanza indicativo che si somma alle 46 reti incassate alla perfetta media di 2 a gara. E, cosa ancor più paradossale, i gol al passivo potevano essere ben di più, a Cesena come in molte delle precedenti partite, se tra i pali ci fosse stato un portiere meno forte di quel Sebastiano Desplanches che figura sempre tra i migliori biancazzurri di giornata, con più prodezze a limitare i danni. La fotografia più nitida del momento è tutta nelle lacrime e nella voce rotta dal pianto di Fabrizio Caligara in televisione nel post partita, a testimoniare come nel gruppo squadra ci sia attaccamento alla maglia, anche in coloro arrivati da soli 6 mesi, e voglia di provare a fare l'impresa, ma anche che ci sia ormai la chiara consapevolezza che le giornate siano sempre meno e che tutti gli sforzi risultino sempre vani. Ecco, traspare dalle partite del Pescara un senso di impotenza che ormai è chiaro a tutti. Si cerca sempre di dare tutto quel che si può, ma il risultato è sempre lo stesso. Due punti conquistati nelle ultime 6 partite, 7 nelle 11 gare della gestione Gorgone e nessun successo esterno, come con Vivarini, in un cammino che ha visto solo due vittorie in totale, una per guida tecnica: questi i freddi numeri e a poco valgono le statistiche specifiche delle partite (ad esempio a Cesena 64,4% del possesso palla contro il 35,6%, 86,5% di precisione nei passaggi a fronte del 76,7% avversario, 494 passaggi riusciti rispetto ai 243 dei bianconeri) se poi l'esito è l'ennesimo ko. Sempre gli stessi errori, sempre gli stessi problemi. Il Cesena alla fine con il minimo sforzo ha ottenuto la massima resa, giocando sull'errore dell'avversario che prima o poi arriva e che viene puntualmente punito. Ecco la prima, grande differenza tra la B e la C. Il Pescara è stato castigato al primo sbaglio, quello commesso in uscita da Brugman ma non per sua totale ed esclusiva responsabilità, perchè contribuiscono in maniera determinante anche Capellini, che effettua il passaggio al compagno che è spalle al fronte d'attacco ed è pressato, e Valzania, che detta il passaggio al play invece di allargarsi e offrire una soluzione più semplice e meno rischiosa. E proprio dall'eurogol di Berti che ne scaturisce è cambiata la partita. Il Pescara ancora una volta è stato costretto alla rincorsa ma ha confermato di avere una preoccupante inconsistenza offensiva e incapacità di creare gioco se non su estemporanee iniziative dei singoli. D'accordo, sono arrivate due occasioni con Caligara (tiro da fuori sul quale Klinsmann si è superato e nella ripresa il palo) e tre firmate Meazzi dopo l'ingresso del McKennie biancazzurro, ma il centravanti (prima Di Nardo e poi Russo) è sempre rimasto da solo fino ad essere inghiottito dalle maglie bianconere. E se davanti non pungi e dietro sei fragile come un grissino il tuo destino è già scritto. Si torna in campo martedì, ma la condizione dei nuovi arrivati è quella che è e l'umore è sotto i tacchi. Mister Giorgio Gorgone deve puntellare una panchina che scricchiola, lo farà cambiando uomini e assetto di base (ma senza lo squalificato Bettella) nella speranza di riuscire a invertire il trend.


 

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