Prima squadra

Zeman è tornato, Zemanlandia - ovviamente - no

05.03.2017 11:17
Zdenek Zeman c'è, Zemanlandia ovviamente no. E non poteva essere diversamente. La roboante vittoria contro il Genoa, squadra impalpabile e abulica al limite dell'impresentabile, aveva forse illuso qualche romanticone ed inguaribile ottimista. Ma solo loro. Per favore, non parlate di "effetto Zeman" sparito. L'effetto Zeman non lo abbiamo ancora visto. Nella gara contro il Genoa c'è stata quella scossa, fisiologica, che ogni cambio di guida tecnica comporta, acuito nel suo effetto benefico dalle condizioni pietose nelle quali versava il Grifone. In sole 48 ore, nonostante qualche piccolo accenno, non poteva vedersi la mano di ZZ come non poteva vedersi nelle successive due partite. Ovviamente poche per sperare in qualcosa, tanto più che la squadra è oggettivamente non adatta alla categoria e composta da giocatori che Zeman, per praticare il suo calcio, non avrebbe scelto se a tempo debito ne avesse avuto facoltà. Diciamolo chiaro e tondo: la scelta di Zeman non è stata per salvare la categoria - non poteva esserlo - ma è stata l'opzione ideale per provare a costruire il futuro cercando di dimenticare il recente ed amarissimo passato, fatto di soli 6 punti conquistati in 24 giornate e di una contestazione che ha trasceso l'ambito verbale per sfociare in qualcosa di grave e censurabile. Ed è stata fatta anche per cercare di salvare il salvabile in termini di orgoglio e dignità. Stop. Nelle due gare post Genoa sono riaffiorate le pesanti lacune di una squadra costruita male. Inutile elencarle ancora, sono arcinote. E le due successive sconfitte all'esordio bis non sono affatto imputabili ai gradoni e al lavoro atletico imposto da Zeman. Il boemo stesso ha parlato di "saltelli", semmai nel discorso preparazione fisica le responsabilità sono di altri. Ed inutile anche continuare ad illudere i tifosi: il campionato è amaramente segnato e non da oggi. Anche se restano tante partite da giocare, davvero tante. Ma il gap è incolmabile. La speranza è che le giornate che ci separano da fine torneo volino e durino dunque il tempo di una sigaretta fumata dal boemo. Nel frattempo, però, che si pensi al domani. Realmente. Puntando sui giocatori di proprietà, da valorizzare per essere ceduti o da testare per vedere se potranno essere utili per la ricostruzione. Non ha più senso puntare su giocatori che non faranno di certo parte del progetto, al netto di bonus economici che possono scattare su qualche elemento. E allora guardiamo al futuro. Ma in modo costruttivo, aspettando che - in un senso o nell'altro - si faccia chiarezza anche sulla vicenda della possibile cessione del club. Il Delfino è in acque troppo alte per nuotare sereno, Zdenek Zeman ha voglia, capacità e competenza di primo livello - e non lo dobbiamo scoprire certo noi, la sua carriera parla chiaro - ma non la bacchetta magica. Guardiamo al domani, cercando di scoprire all'orizzonti segnali per sognare ancora e per vedere di nuovo una Zemanlandia biancazzurra. Sperando di tornare in Serie A presto, prestissimo. Ma stavolta per provare a restarci per davvero....  

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