Prima squadra

Il Sommo, l'àristos e il Gebel-El-Son...

Il Delfino Rampante racconta.....

07.11.2022 14:18

Ed Viesturs. Questo nome dirà molto poco a molti. E' uno statunitense. Di professione alpinista. Secondo alcune riviste specializzate in materia, lui è uno dei tre – gli altri due sono un finlandese e un nepalese – che è riuscito a scalare tutti gli “ottomila” presenti nel pianeta Terra. Sono 14. Non pochi. La montagna. L'esatta metafora della vita. Conquistarla è una sfida aspra. Forza. Sacrificio. Concentrazione. Umiltà. Allenamento duro, giorno dopo giorno. Solo così si riuscirà, dall'alto, a godere di una vista mozzafiato. In silenzio. Metafora della vita ma anche dello sport, il football nel nostro caso. Una montagna da scalare: la classifica di questa Lega Pro. Partita dopo partita. Senza ansie né frenesie. E' un po' quello che ci ha regalato il Pescara nell'ultima gara interna all'Adriatico.

A poco meno di 5 dalla fine, i biancazzurri hanno scalato, pazientemente, quel monte che stava diventando tremendamente duro. In tutti i sensi. Gelbison: dall'arabo. Gebel-El-Son: il Monte dell'Idolo. Poco più di 1700 metri a picco sul Cilento. La montagna che ha praticamente influenzato la toponomastica locale, compresa quella calcistica.

La montagna che ieri il Pescara ha impiegato quasi un'ora e mezza per conquistarla. Ci hanno provato in tutti i modi, i biancazzurri. Lentamente. Con strategia. Accelerando quando necessario. Cercando di trovare il pertugio adatto nella rocciosa, in tutti i sensi, difesa rossoblu. Gradino dopo gradino. Picconata dopo picconata, il Delfino è riuscito, quasi al consumarsi della clessidra, a trovare quello squarcio nella roccia della montagna dal quale si è aperto un panorama meraviglioso. E, come in cima ad un ottomila, le nubi si sono a mano a mano diradate e i raggi del sole hanno iniziato ad illuminare la vetta.

Guardai in alto e vidi le sue spalle, vestite già de' raggi del pianeta, che mena dritto altrui per ogne calle. Lo ha scritto Dante, il Sommo Poeta, nel primo canto dell'Inferno, descrivendo allegoricamente il sole. Lo ha pensato, più o meno, Tommaso Cancellotti dal dischetto nel vedere la palla gonfiare la rete. E dopo? Dopo la folle corsa. Sotto la Nord. Sembrava Tardelli contro la Germania Ovest. Un fantastica corsa abbracciata da un folle urlo liberatorio. Della folla.

La folla - unita ebrezza - per trabocchi nel campo. Intorno al vincitore stanno, al suo collo si gettano i fratelli. Pochi momenti come questo belli [...] e l’amore, è dato, sotto il cielo, di vedere. Così Umberto Saba ha descritto la rete nella sua celebre poesia “Goal”. E' quello che è successo dopo la rete dal dischetto del nostro terzino destro, capitano quasi per caso per un quarto d'ora circa.

Ed è quello che si è ripetuto solo un paio di minuti dopo al raddoppio di Kolaj. Di nome Aristidi. Dal greco antico àristos, “ottimo”, “il migliore”. Nomen omen, diremmo noi. L'albanese un po' brasiliano che diverte e si diverte. Caracolla palla al piede. Dà spettacolo. Il migliore. Un po' come good, better, best. Il famoso gioco di parole che ci riporta indietro nel tempo e ci fa ricordare di quel nordirlandese genio e sregolatezza – di nome George, di cognome Best - che ha praticamente scritto pagine di storie per il e del Manchester United.

Scalare il Monte dell'Idolo cilentano è stato bello. Insieme alla sensazione di leggerezza mista a soddisfazione che accompagna ogni impresa. Così com'è stato emozionante assistere all'omaggio dell'Adriatico al nostro ammiraglio: Alberto Colombo. Che, come in una partita a scacchi, ha mosso le pedine da stratega per arrivare alla fine a fare scaccomatto ai campani.

Il viaggio continua. Ci aspettano altre dure montagne da scalare. Altri ottomila prima di arrivare sulla vetta dell'Everest. Seguiamo il mister, il nostro Virgilio dantesco che sta lavorando sodo per farci conquistare il nostro Monte dell'Idolo, quel Paradiso chiamato Serie B.

Il Delfino Rampante 

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