Editoriale

Situazione disperata, tocca a Grassadonia

Terzo cambio in panchina, sesto in meno di due anni

14.02.2021 11:20

Tocca a Gianluca Grassadonia provare l'impresa titanica. E' lui il prescelto per sostituire Roberto Breda ed è il terzo allenatore stagionale del Delfino, il sesto in meno di due anni, il decimo negli ultimi 4 (solo Pillon è rimasto in sella per una stagione intera). Già questa circostanza basterebbe a spiegare perchè il Delfino versa in queste condizioni: tutte le scelte societarie si sono rivelate finora totalmente errate, con l'aggravante che la lezione della scorsa stagione (salvezza ai rigori dei playout, dopo essere retrocessi sul campo e "graziati" solo dai guai del Trapani) non è stata minimamente recepita.

Grassadonia, che il ds Antonio Bocchetti conosce e stima dai tempi della comune esperienza a Pagani, deve dare una scossa ad un gruppo che ormai appare senza nerbo, demotivato e forse già rassegnato. Il campo sembra palesare questo. E non da ieri,purtroppo. Eppure siamo solo a febbraio e la zona salvezza non è (ancora) a distanza siderale, ci potrebbe essere tempo e modo di recuperare. Eppure la situazione appare ampiamente compromessa e la frittata già bella che fatta, perchè il derelitto Delfino non appare più nemmeno un malato grave. Ma ben peggio....

Tutto è figlio delle scelte estive di Sebastiani, che nel suo fare da equilibrista tra i conti del bilancio e l'allestimento della rosa ha messo su una rosa lacunosa e l'ha affidata ad un tecnico, Massimo Oddo, reduce da tanti, troppi anni fallimentari. Ha sostituito con Oddo colui che lo ha battuto ai playout e già questa cosa era abbastanza incomprensibile. Il resto lo sappiamo, 4 punti in 9 partite figli di tanti fattori (errori suoi, mancata preparazione estiva, una catena di infortuni pesanti, scelte di mercato pessime, etc etc). Era arrivato Breda, che in avvio di esperienza aveva totalizzato il triplo dei punti del predecessore in 8 gare cercando di rimettere in piedi le macerie che aveva trovato. Sembrava esserci stata una svolta, anche parziale, ma comunque idonea a consentire ad un Pescara - rivoluzionato ancora a gennaio, ma non nel modo giusto - di lottare per la salvezza. Ed invece dopo la vittoria in extremis di Reggio Emilia il buio: 1 punto in 6 gare, l'ultimo posto che diventa una certezza e i numeri che sono da totale censura. Perchè? Certamente ci sono stati errori del tecnico, da egli stesso riconosciuti in uno slancio di onesta intellettuale (rarità assoluta nel mondo del calcio, a Pescara ancora di più...), ma la situazione ha altri padri e nasce da più lontano. 

Gli errori di Breda? Cambio di modulo quando si erano trovate le poche certezze in stagione e impiego di giocatori non pronti (con il 3-5-2 il Delfino ha totalizzato tutti i punti, eccetto 1). Queste due scelte hanno finito di mandare in confusione un gruppo già in crisi. Le decisioni della panchina raramente hanno convinto, sia quelle iniziali (che senso ha impiegare un regista come Valdifiori per giocare scavalcando puntualmente il centrocampo?) sia quelle a gara in corsa (ricordate un giocatore subentrato che abbia effettivamente inciso?). Bisogna poi capire qualcosa sullo spogliatoio biancazzurro, che non sembra affatto coeso. Ma questa non appare essere una prerogativa della sola stagione in corso (chiedere referenze a Zauri in tal senso). 

Il cambio di Breda era diventato ormai improcrastinabile. Si era salvato col punto di Empoli, arrivato con una prova gagliada tutta di distruzione del gioco altrui e tentativi di ripartenza. Alcuni errori arbitrali avevano anche aiutato il Delfino a riportare a casa un punto insperato (ma meritato) dalla home della capolista e doveva essere quella la scintilla giusta per poter ripartire con più fiducia, autostima, voglia e consapevolezza. E invece con il Venezia ennesimo (brutto) passo indietro.... Perchè?

La papata bollente passa ora a Grassadonia, ennesima scommessa. Ha avuto già esperienze in B (a differenza di Sottil), ma non troppo felici. Dovrà mettere mano ad una situazione complicatissima, lavorando sulla mente dei giocatori prima ancora che sulla tattica. L'apice della sua carriera da tecnico è forse la  vittoria del campionato di C2 con la Paganese nel 2012 finale play off contro il Chieti di Silvio Paolucci. Da calciatore fu difensore del Foggia in A con Zeman e giocò nella Salernitana avendo come compagno di squadra proprio quel Roberto Breda che ora sostituisce. E' allenatore pragmatico e non dogmatico, in genere lavora sulla scia dei predecessori cercando di sfruttare in meglio ciò che di buono trova in eredità, mettendo ovviamente un po' di suo. Non è legato ad un modulo in particolare, modellando le scelte di assetto alla rosa a disposizone e alle contigenze. A Foggia ha avuto Busellato e Galano, ma l'esperienza fu molto, molto complicata. Un po' come questa, almeno sotto alcuni versi.

Eredita una situazione che parla chiaro: squadra ultima in classifica, 14 sconfitte collezionate, difesa più perforata (41 gol al passivo) e un attacco impalpabile e asfittico (solo 18 reti all'attivo, appena una in più del Cosenza). Il Pescara non segna in casa dal gol di Bocchetti del 22 dicembre nella sfida col Brescia e le sue punte non vanno in gol da più tempo. Pensare di salvarsi con queste premesse è utopia anche per i più ottimismi, ma si deve necessariamente provare a salvare il salvabile. Retrocedere in C sarebbe un guaio vero

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