Editoriale

Nessun dramma, ma tanti spunti di riflessione

Cosa ha detto il ko di Palermo

13.11.2018 07:34

Se è vero che non è tutto oro quello che luccica, è anche vero che nemmeno la notte più buia non ha davvero nemmeno la luce di una sola stella.

«La sconfitta è immeritata, il risultato è bugiardo». E poi: «Abbiamo comunque dimostrato di essere una grande squadra contro la formazione più forte del torneo». E ancora: «Non usciamo ridimensionati». E infine: «Sono orgoglioso della squadra e sono più contento dopo questa partita rispetto a quelle nelle quali abbiamo subito rimonte». Da queste dichiarazioni dei biancazzurri, rispettivamente di Bepi Pillon, Josè Machin, Ledian Memushaj e del d.s. Leone, rilasciate a caldo dopo il ko di domenica sera si evince che la battuta d’arresto di Palermo può e deve essere metabolizzata velocemente.

Il campionato va in vacanza per una settimana e la truppa può analizzare con calma e lucidità cosa è andato storto al Barbera. Nessun dramma, insomma, ma i novanta minuti di gioco in terra siciliano hanno fornito numerosi spunti di riflessione. Il risultato rotondo maturato a Palermo è un passivo di certo pesante, ma non è il punteggio a dover far scattare i campanelli d’allarme. Piuttosto bisogna capire perché al tanto possesso palla esercitato nella ripresa non sono scaturite vere occasioni da rete. Il palermitano Brignoli ha dovuto sbrigare l’ordinaria amministrazione e poco più e non tutto si può spiegare con una prestazione personale di alcuni interpreti al di sotto dei normali standard di rendimento. D’accordo la serata non memorabile di Marras ed Antonucci, non a caso entrambi sostituiti in corso d’opera, ma quello che è mancato in primis è la consueta lucidità in fasi di costruzione unita a quel guizzo negli ultimi sedici metri che in genere Mancuso assicura. Il centrocampo pescarese si è acceso ad intermittenza, o meglio una volta subito il gol di Puscas (a proposito: Pillon avrà di certo rivisto l’azione e constatato gli errori commessi dai suoi al di là della bella giocata degli avversari) ha provato a imporre il proprio gioco senza però riuscire a scombinare i piani dei rosanero. Il Palermo è una squadra esperta e fisica, ha saputo stringere i denti senza naufragare nel momento di massimo sforzo degli ospiti e poi ha chiuso la pratica in 3 minuti regalandosi un finale di gara senza patemi, un successo importante ed il primato solitario in classifica.

La squadra di Stellone è stata costruita per vincere in campionato e da quando l’attuale tecnico è tornato in panchina non conosce ostacoli: 16 punti su 18 disponibili, con 12 gol all’attivo, appena 3 al passivo e la strabiliante media di 2,6 punti a partita. L’organico è assolutamente di primo livello e dispone di elementi che possono fare la differenza a questi livelli in qualsiasi partita ed in qualsiasi momento (da Falletti a Jajalo, da Trajkovski a Nestorovski senza dimenticare che anche in panchina ci sono elementi che sarebbero titolari inamovibili in molte squadre di B). Bellusci e soci progettano già la fuga (hanno due punti di vantaggio sul Pescara e quattro sulla sorprendente Salernitana, ma hanno una gara in meno rispetto ad entrambe le inseguitrici), ma non è sul Palermo che il Pescara deve fare la sua corsa.

I biancazzurri sono reduci da due stagioni a dir poco complicate, una retrocessione condita di record negativi dalla A ed una salvezza conquistata all’ultima partita l’anno scorso, e non sono stati assemblati per ammazzare il campionato. Il compito dello schiacciasassi spetta ad altre formazioni, al Palermo e alle tre retrocesse ad esempio. Il Pescara è stato costruito per ben figurare, per provare a puntare in alto senza l’obbligo di dover vincere a tutti i costi. Quanto fatto finora non può di certo essere scalfito dalla sconfitta del Barbera, la seconda in campionato e la prima in trasferta, unendo l’attuale stagione a quella già andata in archivio, dopo quasi sette mesi (l’ultimo ko lontano dall’Adriatico-Cornacchia risaliva al 17 aprile scorso, 3-1 a Vercelli).

E la sosta arriva probabilmente nel momento più giusto, potendo consentire a mister Pillon di far ricaricare le pile ai suoi ragazzi, sia dal punto di vista fisico che da quello mentale, in vista dell’ultima parte di girone d’andata che determinerà anche le mosse da compiere nel mercato di gennaio.  

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