Prima squadra

L'EFFETTO PARACADUTE: RETROCEDERE CONVIENE? NO

07.02.2017 09:51

Nel clima di tutti contro tutti che si respira a Pescara, è ora di far chiarezza su una questione molto in voga tra i tifosi, specie tra i detrattori dell'attuale dirigenza. L'EFFETTO PARACADUTE: RETROCEDERE CONVIENE? LA RISPOSTA E': NO. Lo spiega ottimamente Repubblica.it in un lungo articolo dedicato ai biancazzurri e intolato "Il Pescara e il mercato al risparmio, simbolo di un campionato che non sa curarsi". Dopo aver fatto un lungo excursus della stagione del Pescara, portando anche i numeri del cammino col freno a mano tirato del Delfino, si sottolinea che è "evidente anche che non funziona più il meccanismo di ricambio tra Serie A e Serie B, non tanto per il numero di promozioni e retrocessioni (3), quanto perché è evidente che la Serie B non sta producendo squadre in grado di stare in A". E poi si analizza l'effetto paracadute. "A invelenire ancor di più i problemi", si legge su Repubblica, "il sospetto che ci si sia messo di mezzo anche il cosiddetto "paracadute". E cioè il fatto che le squadre che retrocedono in serie B prendono dei soldi per attutire i contraccolpi finanziari della retrocessione. 25 milioni per chi è stato 3 anni in serie A, 15 milioni per 2 anni, 10 milioni per un solo anno. Fino a un massimo di 60 milioni in totale. Insomma per i maligni retrocedere potrebbe addirittura essere un affare e fare l'elastico tra la serie A e la B addirittura un obbiettivo. Il Pescara attuale è già a due promozioni e una retrocessione e mezza... In realtà non è proprio così, visto che rimanere in serie A rende assai di più per via dei diritti TV che per un club come il Pescara valgono circa 23 milioni di euro. E poi il meccanismo del "paracadute" non è unico. Esiste anche in altri campionati europei: l'Aston Villa retrocesso in Championship prenderà addirittura 87 milioni di sterline in tre anni. Il "paracadute" comunque rischia di essere un ulteriore fattore di frattura e squilibrio nel già delicato e instabile meccanismo salvezza". Questa la spiegazione del presidente della Lega di B, Andrea Abodi da poco riconfermato alla guida della sua Lega, al noto giornale. Abodi non nasconde e anzi ammette il problema. "Non si può non ammettere che ci sia un problema di qualità e di relazioni tra Serie A e Serie B. Siamo di fronte a un dialogo solo di cortesia tra gentiluomini, ma dal punto di vista operativo sostanzialmente inesistente. Non è solo un problema di differenza di fatturati, è la mancanza di una visione comune. Serve una mutualità che non sia semplicemente un fattore di costo, ma un elemento essenziale che tenga a contatto le due categorie. Il paracadute così com'è non produce nulla di virtuoso. E se due squadre su tre promosse dalla B alla A tornano indietro vuol dire che il problema esiste. C'è troppa distanza, non è solo un problema di format dei due campionati. Il calcio è una piramide e deve capire che la base deve essere robusta. Il paracadute così come è oggi non funziona. Servono infrastruttore e solidità finanziaria, serve che la Federcalcio e la Lega sentano il problema e che non si vada avanti a decisioni unilaterali. E' una questione di soldi, certo ma io credo che i soldi debbano essere corrisposti solo per obbiettivi precisi: un sostegno alla gestione ovvio, ma anche per infrastrutture come stadi e centri di allenamento e settori giovanili. Insomma dobbiamo ricostruire tutti insieme la piramide del calcio".

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