Prima squadra

Una delle pagine più brutte in 90 anni di storia biancazzurra

Il commento

31.08.2026 06:55

La debacle dello stadio Tullo Morgagni di Forlì, al termine di una serata horror difficilmente spiegabile anche a mente fredda, ha lasciato il segno. E non poteva essere altrimenti, perchè la sconfitta con risultato da set tennistico (6-3) e l'andamento schizofrenico della sfida pongono all'attenzione di mister Antonio Buscè, del suo staff e della società tutta una serie di domande alle quali rispondere subito e tante riflessioni da fare. “A nome della squadra dico che ci vergogniamo tutti. Chiediamo scusa a tutti i nostri tifosi”, ha detto a fine gara Filippo Pellacani, capitano di serata e tra i grandi protagonisti in negativo, con un rosso ingenuo ma meritato per un colpo galeotto sul volto di Elia Petrelli, il mattatore del sabato sera con una tripletta. Tante, troppe volte nell'ultimo lustro nei vari post partita si sono ascoltate frasi così: basti ricordare quanto dichiarato dopo il 5-1 di Rimini o i due 4-0 di Pesaro e Gubbio nel 2023-24, ma anche dopo le sconfitte con Legnago Salus e Sestri Levante nella pur felice stagione con il mago Silvio Baldini in panchina. Forse oggi la dimensione della nobile decaduta biancazzurra è quella di una squadra “normale” e non di una big di serie C e ci si deve abituare a poter perdere, addirittura andando alla deriva, su ogni campo, ma probabilmente il ko in terra Romagna è solo un incidente di percorso di una squadra rimaneggiata, che non ha ancora una sua precisa identità o fisionomia e che resta un cantiere aperto. Il popolo biancazzurro, però, non vuole e non può rassegnarsi a vedere la propria squadra del cuore relegata nell'anonimato della terza serie. Certo, se si pensa al 5-0 preso dai dilettanti dell'Avezzano solo qualche settimana fa i campanelli d'allarme suonano senza soluzione di continuità, ma alla seconda giornata forse meglio mantenere calma e lucidità per non rischiare di mandare già tutto all'aria. A Forlì, tuttavia, la truppa di Buscè ha dato vita ad un piccolo saggio di tutto quello che non si deve fare in una partita di calcio. Ha sciupato un bellissimo regalo confezionato dal portiere Veliaj in appena due minuti, pagando dazio allo storico tallone d'Achille rappresentato dalla vulnerabilità sulle palle inattive difensive. E poi in dieci minuti di autentica follia e netto sbandamento si è ritrovata sotto di altre due reti e con un uomo in meno, consegnandosi ad un Forlì non irresistibile ma ben messo in campo, con idee chiare e interpreti che sapevano sempre cosa, come e quando fare le cose. Insomma, una squadra organizzata contro una che correva a vuoto, scollegata e distratta, che aveva vinto al debutto forse più per i demeriti di una Vis Pesaro giovanissima e rimaneggiata che non per meriti propri. Eppure nella ripresa, a sorpresa, il Pescara era riuscito anche a rimontare, trovando un 3-3 tanto insperato quanto prezioso ma nuovamente gettato alle ortiche in un batter d'occhio per ingenuità clamorose. “Non riesco a spiegarmi cosa sia successo”, ha detto Buscè a caldo dalla mixed zone di Forlì, “in carriera non mi era mai capitata una cosa del genere, anche umiliante se vogliamo”. La società è subito corsa ai ripari rinforzando la spina dorsale della squadra con centravanti e portiere, da abbinare a quel Filippo Guccione che è stata l'unica nota lieta dell'amara serata romagnola. Nonostante il grave lutto che lo ha colpito in settimana è sceso in campo e si è preso le sue responsabilità, presentandosi anche sul dischetto e realizzando la rete del momentaneo 3-3. Con più elementi come lui la stagione sarebbe sicuramente di minore sofferenza. Nel prossimo turno contro il Ravenna si dovranno avere le prime, vere risposte. Positive, si spera... 


 

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