Insigne: "Io, Zeman, Napoli, Toronto, la Nazionale e il resto"
Lorenzo Insigne ha riportato il Pescara lla ribalta delle cronache sportive nazionali ed internazionali nonostante l'ultimo posto in Serie B. e sulla Gazzetta, a firma Nicola Binda, è uscita una bella intervista al fuoriclasse napoletano. Vi riproponiamo parte delle sue dichiarazioni (le altre, su Pescara e il sogno Immobile biancazzurro, le trovi in archivio news):
"Al Santos? E perché non qui?", provocò Daniele Sebastiani da Pescara. "Mo’ ci parlo io" rispose Marco Verratti da Doha. Lorenzo Insigne era a Napoli, aveva lasciato da sei mesi Toronto. Il mondo è grande, i posti del cuore pochi. La telefonata giusta è arrivata al momento giusto e oggi la sua Ferrari Purosangue rossa corre sul lungomare davanti all’Adriatico, raggiunge lo stadio di Silvi Marina in un quarto d’ora. Le casse trasmettono musica neomelodica, non è Per sempre sì ma in questa storia sembra di sentirla sullo sfondo, anche senza Sal Da Vinci. Si aspettava un ritorno diverso in Italia?
"Sì. A Toronto, calcisticamente, non è andata come volevo. Pazienza, sono sempre partito da zero".
A gennaio si parlava di qualche squadra di A interessata, invece ha scelto l’ultima in B.
"Il problema era la condizione fisica, mi sono allenato da solo per 5-6 mesi e nessuno ha voluto rischiare, li capisco. Ma io sapevo che mi sarebbe bastato poco a ripartire, ci ho sempre creduto".
A Pescara, come a Napoli, apre la finestra a vede il mare. A Toronto per diversi mesi ha visto la neve.
"Ma come esperienza di vita è stato fantastica. Siamo tornati e ai miei figli (ora sono tre, ndr) sono mancati tanto gli amici e la scuola di Toronto".
Forse quando è andato via da Napoli aveva meno entusiasmo rispetto a quello di oggi.
"No, non credo. Dopo 12 anni era giusto cambiare, forse non così lontano, ma vabbè. Non do colpe a nessuno, però andar via non è stato semplice".
Detto col senno di poi: in Canada ha guadagnato tantissimo, ma ne è valsa la pena?
"Professionalmente no, mi aspettavo un calcio diverso: ho avuto qualche problema fisico e non hanno conosciuto il vero Insigne. Non siamo stati bravi a creare una squadra competitiva e le colpe ovviamente sono ricadute su di me che ero il più pagato. Ma chiunque avrebbe fatto la stessa scelta".
Avrebbe potuto rinnovare col Napoli, rincorrere lo scudetto (vinto l’anno dopo) e restare in Nazionale.
"Eh sì, ho perso tanto. Però a Napoli e in Nazionale qualche soddisfazione me la sono tolta... Quando sono andato a Toronto la prima chiamata l’ho fatta a Mancini, e mi ha detto che se fossimo andati al Mondiale avrei fatto parte del gruppo. A Napoli invece i tifosi si aspettavano sempre di più, le mie energie mentali erano finite".
Certo che il Napoli quest’anno di sfortuna ne ha avuta tanta, visti i tanti giocatori infortunati.
"Senza infortuni avrebbe potuto rivincere lo scudetto. Conte è stato bravissimo a tirare fuori il meglio da chi aveva. L’Inter invece ha una rosa ricca e nessun infortunato, come fai a competere?".
Vergara è la rivelazione: può essere il suo erede?
"Penso che abbia tutto per farcela, ha la gamba e regge l’urto. Non lo conosco di persona e non mancherà occasione, peccato si sia fatto male".
Rimpiange di più lo scudetto non vinto a Napoli o aver perso due volte il Mondiale?
"Lo scudetto l’ho festeggiato in Canada. Mi dispiace non averlo vinto l’anno dei 91 punti con Sarri, quello sì. Di sicuro non sono invidioso: la mia vittoria è stata giocare 12 anni nel Napoli e fare il capitano".
Nel 2018 restò in panchina a San Siro contro la Svezia, nel 2022 era in campo a Palermo contro la Macedonia del Nord. Bruciano ancora quei flop?
"Non vincere quelle due partite mi ha lasciato il segno, sicuramente, e chissà quando il pensiero se ne andrà. Ma mai guardare indietro, stavolta dobbiamo farcela".
Lo mandiamo un messaggio a Gattuso nel caso avesse bisogno di lei nei playoff?
"Lo sento quasi tutti i giorni... Io ricordo che non ho mai detto “basta Nazionale”. Lui sa le mie qualità e la mia disponibilità, quindi farà la scelta migliore. Certo, se ci salviamo con il Pescara e faccio il Mondiale, poi posso smettere! Scherzo eh...". (ride)
Quando era giovane chi era il suo riferimento?
"Dico Zeman, per quanto ha creduto in me. Non smetterò mai di ringraziarlo. Mi è capitato di non sposare al 100% le idee di un allenatore, con lui no".

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