Ancora vivi
La fiammella della spernza resiste ancora
Il Delfino è vivo. Certo, la montagna da scalare resta altissima e il percorso da fare molto tortuoso e irto di ostacoli, ma il Pescara non ha ancora issato bandiera bianca. La vittoria di Avellino è puro ossigeno e ravviva la fiammella della speranza perchè, complici i risultati arrivati dagli altri campi (le sconfitte di Entella, Padova, Bari e Spezia ed il pareggio della Reggiana), i biancazzurri hanno guadagnato punti su praticamente tutte le altre contendenti, Sampdoria a parte, e accorciato sulla zona salvezza (playout ora distanti 5 lunghezze, 2 in meno della soglia per la permanenza diretta in cadetteria). L'obiettivo resta ancora difficilissimo da centrare, inutile negarlo, ma ogni cammino, anche il più lungo e insidioso, inizia con un primo passo e quello compiuto al Partenio-Lombardi è determinante, perchè con un risultato diverso si sarebbe avuta la certificazione di una resa anticipata, sebbene non voluta, già a metà febbraio. E invece il Pescara c'è ancora. La gemma balistica di Gaston Brugman quando si stavano già preparando i titoli di coda su un match incanalato sullo 0-0 ha regalato la prima vittoria esterna stagionale ai biancazzurri (un blitz lontano da casa mancava dalla finale di andata playoff dello scorso giugno) e 3 punti davvero preziosi, anche perchè i prossimi 270 minuti sono di quelli da far tremare i polsi a chiunque, figuriamoci ad una squadra che comunque resta ultima in classifica e che deve provare a fare punti sempre e contro chiunque: le trasferte di Venezia e Frosinone intervallate dall'impegno interno con il Palermo. Si affronteranno tre delle prime quattro squadre in classifica e il pronostico sulla carta appare chiuso, ma questo è il momento di stringere i denti, gettare il cuore oltre l'ostacolo e provare a smuovere il più possibile la graduatoria anche nelle gare ritenute impossibili perchè poi il calendario riserverà nelle 10 partite finali solo sfide abbordabili e scontri diretti quasi tutti casalinghi. Ovviamente il margine di errore sarà praticamente nullo, ma ad oggi è importante avere ancora la possibilità di giocarsi qualcosa. Crederci fortemente e sperare, ecco quello che deve fare la banda Gorgone che da Avellino ha preso una nuova via tattica che ha già portato buoni frutti: una difesa a 4, con finalmente un terzino mancino di ruolo (Cagnano) e senza reti al passivo, e due trequartisti a sostegno della prima punta. La squadra è sembrata meglio disposta in campo, con buone distanze tra i reparti e una discreta capacità di rendersi pericolosa pur avendo creato poco più del minimo sindacale, ha mantenuto in fase di costruzione sempre un terzino bloccato a protezione dei centrali e ha palesato quella vis pugnandi che è il presupposto base per ogni squadra che è con l'acqua alla gola e non vuole annegare. Vittoria senza dubbio meritata, che però ha bisogno ovviamente di conferme perchè di fronte c'era un Avellino troppo brutto per essere vero e che non ha fatto praticamente nulla per salvare la panchina di mister Biancolino, ieri ufficialmente esonerato dalla società. Il Pescara, invece, ha giocato con il cuore e per il suo allenatore: l'abbraccio finale di tutta la squadra a Gorgone è la più fulgida testimonianza dell'unità di intenti di un gruppo che rema controvento ma che è dalla parte del suo condottiero. La nota stonata della prima domenica con il sorriso dopo mesi è data dagli infortuni muscolari a più giocatori, un campanello d'allarme assolutamente da disattivare in attesa di poter contare finalmente anche sul miglior Lorenzo Insigne. Le residue speranze salvezza del Pescara non possono che passare dai piedi e dai gol del fuoriclasse napoletano.
FOTO SANDRO MONTEFUSCO (CHE RINGRAZIAMO)

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