Prima squadra

Il Sindaco Marco Sansovini si racconta

A Storie, il programma di Rete8 in collaborazione con il Centro

27.12.2022 00:01

Una vita dietro ad un pallone, cercando di scaraventarlo il rete. Riuscendoci il più delle volte. E comunquelasciando il segno dovunque sia passato. Stiamo parlando di Marco Sansovini, il Sindaco, che a Pescara ha scritto pagine indelebili nella storia del club biancazzurr entrando nel cuore dei tifosi che ancora oggi lo osannano. Sansogol nei giorni scorsi si è raccontato a 360 gradi a Storie, il programma di Rete8 in collaborazione con il Centro. Ecco alcuni degli aneddoti raccontati, buona lettura:

Una mongolfiera che si alza nel cielo di Roma, sopra alla folla radunata al Circo Massimo, mentre Antonello Venditti canta il trionfo giallorosso. «Era il 1983 e avevo solo tre anni. Me lo ricordo quel momento: stavo con i miei genitori a festeggiare lo scudetto vinto dalla Roma». Il primo ricordo di Marco Sansovini è legato al calcio. E non è strano per uno che è diventato un giocatore da quasi 700 partite tra i professionisti con 197 gol segnati. È Sansovini, romano di origine e pescarese d’adozione.
La carriera di Sansovini, adesso allenatore dell’Ortona in Eccellenza e papà di due figlie, è un lungo elenco di ricordi: l’inizio nell’Atletico 2000, la squadra del suo quartiere, Cinecittà, poi gli allievi e la primavera della Roma. «Agli allenamenti mi accompagnavano i miei genitori, a volte mia zia. Eravamo una cooperativa: si mettevano tutti a disposizione. Il primo gol me lo ricordo benissimo: lo segnai all’esordio e non mi sembrava vero. Corsi verso la bandierina, ci misi una mano sopra ed esultai come Gabriel Batistuta. L’allenatore, il lunedì dopo la partita, me ne disse di tutti i colori: voleva tenerci tutti con i piedi per terra. Adesso, lo capisco che lo faceva per il mio bene. Un gol bellissimo a tu per tu con il portiere: non ci credevo». Profilo basso predicava l’allenatore perché il talento va coltivato con il sacrificio di tutti i giorni. E Sansovini l’ha fatto: è partito da Roma e dalla Roma e ha girato l’Italia; in mezzo, prima un ginocchio che si rompe e poi anche l’altro. «La prima volta non gli ho dato tanto peso; poi il secondo infortunio, ad appena due mesi dal ritorno in campo, è stato duro». A Trigoria ha capito che il calcio era la sua vita e il suo lavoro: «Fare un’altra cosa da grande? Non ci avevo mai pensato». A Pescara è un idolo tanto che i tifosi lo chiamano “sindaco” per riconoscergli autorevolezza: «È un gesto d’affetto ma non so bene perché mi chiamino così». In biancazzurro ha segnato la sua prima tripletta contro l’Ascoli e, con un totale di 39 reti, ha scavalcato la leggenda Bruno Nobili nella classifica dei marcatori più prolifici della storia del club. «Lo stadio Adriatico è il mio posto: ogni volta che ci passo sento le emozioni», dice Sansovini.
Con il Pescara, ha preso per mano Marco Verratti, Lorenzo Insigne e Ciro Immobile quando erano soltanto tre ragazzini e li ha portati fino all’olimpo del calcio. In panchina Zdenek Zeman: di Sansovini, Zeman si fidava. «È il mio maestro», dice Sansovini che ha appena raccolto la sfida dell’Ortona: prendere in corsa una squadra in crisi e lottare per la salvezza. La filosofia è sempre quella: «Attaccare». Ma è meglio vincere 5-4 o 1-0? «L’importante è vincere».
Ha giocato un po’ ovunque Sansovini: Roma, Foggia, Viareggio, Torres, Pro Sesto, Grosseto, Spezia, Teramo, Modena. La carriera da attaccante è finita con la maglia del Notaresco: «Mi ha fatto smettere il Covid». In tutto sono 688 partite. Gli è mancata solo la Serie A. «Ho dato tutto al calcio, forse potevo fare delle scelte diverse ma non so come sarebbe andata. È il mio rammarico però ho sempre avuto bisogno di giocare per la mia squadra, per i miei compagni e di essere protagonista». Ma per un giocatore conta la fortuna? «Forse vale per gli infortuni, per il resto ognuno ha quello che si è meritato».
 


 

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