Prima squadra

Il personaggio: Marco "Tackle" Perrotta

Zeman lo stima da un lustro. E ora...

28.09.2017 00:47

Marco Perrotta suda per tornare a disposizione. Una lesione di 1 grado terzo medio laterale retto femorale destro lo terrà per un po' lontano dal campo, ma il primo scorcio di stagione ha detto che una maglia da titolare nella retroguardia pescarese è per lui. 

Grinta, personalità, aggressività e temperamento: Zdenek Zeman può davvero contare su un difensore di affidabilità. In realtà, ci contava già all'epoca della prima esperienza a Pescara, nel 2011-12. Di chi stiamo parlando? Di Marco "Tackle" Perrotta, uno dei volti nuovi della retroguardia biancazzurra. Nel primo anno di ZZ a Pescara, Perrotta era un imberbe elemento della Primavera che il boemo teneva in grandissima considerazione. Al punto di volerlo fare esordire: un brutto infortunio, però, tarpò le ale al giovane centrale e ZZ gettò nella mischia Loris Bacchetti, suo partner nel Pescara baby. Dopo la trafila nelle giovanili biancazzurre e il precoce esordio in prima squadra (nel 2011 a 17 anni in Cittadella-Pescara grazie a Eusebio Di Francesco) Marco ha svolto la preparazione con Zeman nell’estate del 2011 prima di un lungo peregrinare in prestito (Paganese, Teramo ed Avellino, dove Novellino lo avrebbe rivoluto con sè, ma il Pescara ha puntato su di lui togliendolo dal mercato): adesso è tornato da protagonista in riva all'Adriatico.

Il Centro ne ha parlato cosi': "Dotato di spiccata personalità, temperamento e cattiveria agonistica, il 23enne centrale difensivo entra nelle giovanili quando ha 15 anni. In realtà doveva andare al Messina, però il club siciliano fallisce e il Pescara riesce a tesserarlo. Molisano di Campodipietra, Perrotta è molto legato alla sua terra e quando può torna nel paese di duemila anime in provincia di Campobasso, dove vivono i genitori, Giovanni e Maria, il fratello Giona e e la sorella Carmen. La sua dote migliore è sempre stata la determinazione. Cresciuto con il mito di Rocky Balboa, il protagonista del film di Silvester Stallone (ha l’immagine del pugile eroe sul suo profilo WhatsApp), Perrotta ama la pasta alla carbonara, ma con Zeman non potrà permettersi peccati di gola. Il boemo pesa i calciatori tutti i giorni e mette in castigo chi trasgredisce. Il suo hobby preferito è il cinema che frequenta almeno una volta a settimana per gustarsi qualche buon film drammatico (genere che preferisce). Fidanzato da cinque anni con Greta, Marco ha le idee chiare per il futuro: vorrebbe diventare un direttore sportivo. Ora, però, è concentrato sul suo percorso di crescita iniziato qualche anno fa. Abile nel gioco aereo e in marcatura, in passato era un po’ troppo irruento e per questo rimediava spesso cartellini e squalifica. Ora ha imparato a gestirsi. Deve affinare la tecnica, soprattutto se vuole avvicinarsi ad Alessandro Nesta, il suo idolo da sempre. In ogni caso, Marco è pronto per la definitiva consacrazione".

Questo, infine, l'aneddoto raccontato dal quotidiano locale per far capire di quale grinta sia dotato: "Milan-Pescara, campo Vismara, ottavi di finale di coppa Italia categoria Allievi. È il 24 novembre del 2010 e Marco Perrotta guida la retroguardia biancazzurra. Nel corso del match, il difensore si scontra con un avversario rimediando un brutto colpo al volto. Dall’arcata sopraccigliare esce molto sangue e Perrotta rimane per un po’ a bordo campo. I medici del Delfino gli applicano una vistosa benda prima di farlo rientrare in campo. Ma la fasciatura non regge, così l’arbitro si dirige verso il centrale difensivo e gli dice: «Mi dispiace, ma deve uscire dal campo. Sta perdendo troppo sangue e in queste condizioni non può continuare a giocare». È la resa definitiva? Macché. Perrotta abbandona di nuovo il rettangolo verde, si avvicina alla panchina, chiede al medico di suturare la ferita e si fa applicare un’altra benda che gli permette di ottenere l’ok dell’arbitro per tornare nella mischia. Questo è Perrotta, un gladiatore"

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