Prima squadra

Protocollo, ripartenza dei campionati e possibili danni economici: parla Sebastiani

Parola al presidente, intervistato da Massimo Profeta a Rete8

11.05.2020 00:01

A CURA DI RICCARDO CAMPLONE - È giusto ripartire? Se sì, in che modo? A queste domande e tanto altro, Daniele Sebastiani ha risposto al microfono di Massimo Profeta di Rete8 (in una ampia intervista nella quale si è parlato anche di mercato, LEGGI QUI). Ecco le dichiarazioni del presidente biancazzurro:

 “Più che ottimismo credo che ci sia la volontà dei componenti del calcio, per quanto riguardano la Serie A e la Serie B, di riprendere il campionato, finirlo sul campo e soprattutto per diminuire i danni che questo virus ha portato. Mettere in sicurezza la prossima stagione? Questo è un dubbio che abbiamo tutti. In questo momento ci sono ancora i tempi per terminare questo campionato, se si dovrà ricominciare con un mese di ritardo cambi poco ma l’importante è che in questo periodo, soprattutto da qui fino al futuro, non si ripresenti il virus. Il rischio è assolutamente concreto, direi che il calcio è una di quelle attività dove il rischio è maggiormente concreto, è anche vero che ci sono stati lavoratori che dal primo giorno dell’emergenza hanno continuato a lavorare, hanno permesso di nutrici a tutte le attività e penso anche ai medici ed infermieri, che ci hanno permesso di poter uscire da questa emergenza, per cominciare a guardare al futuro con un po' di serenità ed è giusto che nel mondo del calcio si riprenda a giocare con quelle che possono essere i rischi. Se noi mettessimo a questi ragazzi delle condizioni di fare controlli, confrontarsi con persone che sono risultate negative, potrà succedere ma sarà sicuramente difficile.

Il protocollo? È abbastanza rigido rispetto gli altri Paesi. Il fatto di doversi isolare e di non poter rientrare nelle proprie case credo sia un problema da affrontare, perché mi viene da ridere pensare a campioni di un certo calibro possano accettare 60 giorni dentro una stanza ed uscire solo per allenarsi. Sicuramente su certe cose bisognerà ragionare e soprattutto ci saranno squadre che non avranno la possibilità di poter seguire questo protocollo, non solo in ambito logistico ma anche economico perché mettere 50 persone per 60 giorni in un albergo vorrebbe dire spendere almeno 100 mila euro. Il protocollo stilato dalla Federazione era già restrittivo, se il Governo vorrà mettere qualcos’altro a questo punto per giocare si dovrà andare sulla Luna. Tutte le componenti del calcio sono legate a doppio filo perché chi fa un salto avanti, senza considerare le altre componenti, sta solamente perdendo tempo, perché come Serie B potremmo sederci e decidere di fermarci decidendo 3 promozioni e 3 retrocessioni, ma le altre componenti dovranno decidere cosa fare.

Se dovesse ripartire la Serie A ripartirebbe anche la B? La Serie B vuole ripartire, credo che non ci siano date uguali perché il campionato cadetto ripartirebbe a distanza di una settimana, perché ci servirà per capire dall’esperienza della Serie A ed il campionato cadetto dovrà attrezzarsi, non credo che ad oggi nessuna squadra, al di là degli allenamenti individuali, sono una concessione per i ragazzi per poter correre su un campo di erba. Si ripartirà il 18 maggio con i bollettini e controlli, mentre invece la Serie A avrà fatto tutto e ricomincerà il giorno stesso. Saremo disposti a fare dei sacrifici, cercando di farci venire incontro dalla Federazione o dal Governo. Non dimentichiamoci che il calcio viene visto come un mondo dove si guadagnano milioni e c’è gente che non guadagna tanto, le società sono aziende e come va aiutato l’economia globale va aiutato anche il calcio perché contribuisce in maniera pesante le casse dello Stato. Dopo il Covid-19 ci sarà una situazione dove si potranno mettere in ordine i propri bilanci.

Ho sempre detto che il calcio è una di quelle poche aziende dove all’inizio dell’anno tu sai quanti saranno i tuoi ricavi e, guarda caso, le società perdono soldi perché si entra in un clima dove il risultato è tutto, entra in un clima di contestazione per non aver preso un giocatore oppure perché è stato venduto. Molti imprenditori controllano nelle proprie aziende anche la bolletta della luce mentre non si capisce per quale motivo nel calcio si buttano decine di milioni. Credo che dopo il Covid-19 ci dovrà essere un momento di riflessione, perché i costi e gli stipendi di un giocatore sono arrivate alle stelle, anche nelle categorie minori sono diventate insopportabili e quindi un controllo su tutto il sistema non posso che far bene ad egli stesso. Non è pensabile che oggi ci sono alcune società abbiano scontato i crediti dell’anno prossimo e se l’hai fatto per quest’anno come si farà per l’anno successivo? Bisognerà sedersi e fare un discorso diverso, i giocatori non sono il male del calcio ma la colpa è di chi gestisce. Se si dovesse ripartire tutte le società avranno delle difficoltà. È chiaro che chi è stato attento avrò meno problemi ma si porterà questi problemi nelle successive gestioni. Il procuratore dei calciatori non viene pagato dalle società perché dopo la legge dello svincolamento, i giocatori che possono andare in scadenza e possono avere il proprio cartellino in mano, diventano di fatto di proprietà dei procuratori che li gestisce. Quando si dice <<pagano i procuratori>> vuol dire ti portano il calciatore a scadenza, che tu avresti dovuto pagare ad un altro collega, non nella stessa misura ma dai delle commissioni a chi te l’ha portato.”

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