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Gianni Di Nardo a PS24:" Antonio sogna sempre in grande. Sul Pescara e la salvezza.."

L'intervista ESCLUSIVA al fratello del bomber biancazzurro

02.04.2026 00:01

A CURA DI MATTEO SBORGIA 

Fame, dedizione, allenamento, sacrificio e voglia di sognare. Sono questi gli ingredienti principali su cui si fonda la carriera di Antonio Di Nardo, attaccante del Pescara che finora ha realizzato ben 13 goal(secondo nella classifica cannonieri in coabitazione con Sphendi) al primo anno di B. Niente male come score. Ma cosa c'è dietro la scalata del bomber biancazzurro? Di sicuro, i meriti dei suoi traguardi, vanno condivisi con il fratello, il dottor Gianni Di Nardo. Executive coach di Sportivi e Professionisti. Nato a Napoli nel 1995.  Nel 2018 si laurea in Giurisprudenza, nel 2019 consegue il primo livello di Programmazione Neuro Linguistica. Nel 2020 ha concluso il Master in Leadership, sempre nello stesso anno consegue il secondo livello di Programmazione Neuro Linguistica. Nel 2021 ha concluso il Master in Negoziazioni e conseguimento del terzo livello di Programmazione Neuro Linguistica. Nel 2022 ottiene la certificazione come trainer Internazionale di Programmazione Neuro Linguistica. Sempre nello stesso anno conclude il Master in Marketing e Comunication. Poi prosegue gli Studi negli Usa per approfondire la figura del Coaching. Dopo aver superato due prove, nel 2022 si diploma a Dubai come Senior Real Result Coach, ossia la massima certificazione ottenibile nel Master in Coaching. Parla fluentemente tre lingue. Noi di Pescarasport24, lo abbiamo intervistato in ESCLUSIVA.    

Nel percorso professionale di Antonio Di Nardo quanto sono state importanti le cadute e soprattutto in quale misura può essere utile mantenere sempre vivo il ricordo delle stesse per evitare di commettere errori analoghi?

“Le cadute non sono un problema, ma uno strumento e fanno parte del processo. L'importante è saperle usare. Tanti le vedono come un errore madornale che non si può fare:  nel mondo del calcio tutti hanno paura di sbagliare, ed è per questo che pochi si esprimono limitandosi magari a svolgere il compitino per evitare l'errore. Con Antonio abbiamo lavorato tanto su tale paura: lui l'errore se lo concede, ma è solo così che poi riescono  a fare grandi cose. Sbagliare aiuta a trovare soluzioni magari insperate agli errori, ma è solo attraverso le cadute che si giunge a ciò. Non è un problema sbagliare, cadere, errare, purchè però si impari qualcosa. Mio fratello Antonio cadrà altre volte ma la cosa bella è che imparerà. Io sono qui per aiutarlo a crescere sempre.."

 

Umiltà, caparbietà, assertività e mentalità: quanto sono importanti questi elementi nel suo percorso di crescita e perchè?

Sono quello che fa la differenza. Per umiltà noi intendiamo la capacità di mettersi davanti allo specchio, capire e analizzare gli errori dicendosi la verità e trovando soluzioni. Solo in questa maniera si cresce e impara. La mentalità si costruisce giorno dopo giorno con lavoro, impegno e sacrificio. Mentalizzati non si nasce, ma si diventa.  Qualcuno magari può pensare che quello che sta facendo oggi Antonio Di Nardo sia frutto della fortuna o del caso: non è assolutamente così perchè non c'è un solo elemento che non sia stato dai noi prima  voluto, desiderato, attratto, pensato, sognato, studiato e strutturato..”

Le porte sbattute in faccia, le delusioni e i fallimenti che valenza hanno avuto nella sua rinascita e qual è stata la molla che a un certo punto è scattata nella mente di Antonio in seguito agli stessi?

“Sono stati fondamentali. Da lì abbiamo cominciato a smettere di aspettare che qualcosa accadesse, preferendo prenderci la responsabilità di quello che era il presente. E' stato un percorso duro, fatto anche di momenti bui: del resto due anni e mezzo fa lui è stato rifiutato da un club di D. Io penso che chiunque, a quel punto, avrebbe mollato e detto basta. E' stato difficile, Antonio è caduto, si è rialzato e  ha deciso di sognare in grande. E' questa la sua forza. A breve uscirà un video di tre, quattro anni fa in cui noi dichiaravamo di voler stare nella categoria nella quale siamo oggi. E' stato un piano, certo nessuno conosceva le tempistiche precise, ma l'importante è non smettere mai di sognare in grande.."

Lei quando e come ha capito che sarebbe incominciata la sua riscossa?

“Il vero switch c'è stato quando è stato messo fuori rosa ad Arezzo. Ricordo di lì a breve c'è stato il Covid e io mi trasferii dai lui in Toscana. Cominciai a fare  studi americani, pensando a strutturare ciò che faccio oggi e nel contempo iniziammo a lavorare insieme. La pandemia è stata la nostra fortuna, un vero e proprio bivio in cui lui doveva decidere cosa fare della propria vita: continuare a inseguire il suo sogno o cambiare strada. A dire la verità, nonostante le difficoltà, non abbiamo mai considerato il piano B, come invece consigliavano molti di fare. Se consideri le alternative, vuol dire che non credi abbastanza nella prima opzione che hai. La scorsa estate è arrivata inaspettatamente la chiamata del Pescara: non era l'attaccante titolare, ma poi con la dedizione, l'impegno e il sacrificio è arrivato dov'è ora. Io ci ho sempre creduto, doveva solo arrivare l'occasione giusta che poi lui sta sfruttando alla grande..”

Quanti e quali margini di crescita può avere suo fratello?

“Enormi. Antonio è seguito da me e  da   un team di esperti che curano tutti gli aspetti a 360°.  I dati dicono che i miglioramenti sono costanti e continui. E poi se finora abbiamo sognato in grande, non vogliamo smettere di farlo adesso..”

 

Gianni Di Nardo quanto crede alla salvezza del Pescara?

“Tantissimo. Dal punto di vista tecnico con gli innesti di Brugman e Insigne la qualità della rosa è notevolmente migliorata. Tutto dipenderà dalla capacità di risposta che la squadra avrà quando ci saranno gli scontri diretti. Non accusare la pressione negli stessi è l'elemento basilare. Il loro potenziale sarà enorme se appunto riescono a gestirla.. La tattica è importante, ma conta molto anche saper governare le proprie emozioni.."

Nel mondo dello sport in generale e nello specifico in quello del calcio, l'aspetto mentale viene spesso definito ‘il porto delle nebbie’ e la figura del mental coach non compresa, o in un alcuni  casi addirittura  demonizzata, a suo avviso c'è un'inversione di tendenza?

“La situazione per fortuna sta migliorando ma c'è ancora molto lavoro da fare. Prima di tutto si parte da un presupposto sbagliato: molti pensano che affidarsi al mental coach sia un segno di debolezza, ma non è così. Il mental coaching non è solo motivazione, ma dietro c'è un lavoro certosino e strutturato. Affidarsi a un professionista di questo tipo, significa voler puntare in alto, lavorare su determinati aspetti per farli diventare magari punti di forza. Del resto se tutti i più grandi campioni ne hanno uno, vuol dire che questa figura è essenziale oltre che tremendamente efficace. Chi dice di non aver bisogno di un supporto   psicologico e o mentale  è il primo a necessitarne. Tutti possiamo  crescere e migliorare.."

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