Prima squadra

Sansovini: “Pescara è parte della mia vita”

Il “Sindaco” si è raccontato a Rete8 Sport

22.06.2019 00:39

A CURA DI RICCARDO CAMPLONE - Marco Sansovini, il “Sindaco” per i tifosi del Pescara è tornato in città con la famiglia dopo aver disputato un ottima stagione a Modena in Serie D. L’affetto della città nei sui confronti è sempre stato reciproco, mai uno screzio anzi negli anni un rapporto di stima e affetto sia in campo ma soprattutto fuori va avanti dal 2007, l’esordio contro la Sambenedettese, le promozione in B ed in A con Di Francesco e Zeman, il ritorno i riva all’Adriatico nel 2015 con la mancata promozione sfiorata a Bologna, insomma un mix di emozioni che difficilmente l’attaccante romano dimenticherà.

Ecco le dichiarazioni a Rete 8 Sport: “Pescara è una città che mi ha adottato. A Modena abbiamo fatto una buona stagione con la vittoria dei play-off. Adesso la società sta lavorando per il ripescaggio. DI Serie D non c’era niente. Grande organizzazione a livello societario. Eravamo 6000 abbonati e 9000 spettatori di media sopratutto nel derby. 16 settembre 2007 fu il mio esordio con il Pescara contro la Sambenedettese. Fu bellissimo perché feci la mia prima corsa sotto la Curva Nord, c’era grande entusiasmo. Eravamo una squadra composta dalla Beretti del Pescara e dalla Juniores che fino a 10 giorni prima non li voleva nessuno. Grazie alla società e a mister Lerda che ha compattato il gruppo siamo diventati una squadra forte. Quell’anno sfiorammo i play-off. Zeman mi ha insegnato un nuovo ruolo. Abbiamo riportato il Pescara in Serie A dopo 20 anni ed ero anche il Capitano in quella stagione. Arrivati a luglio-agosto volevo andar via perché mi sentivo un pesce fuori l’acqua perché non era un ruolo in cui non riuscivo ad esprimermi. L’anno successivo a La Spezia ero con i gruppi di forza e quel ruolo fu molto importante per me. Di Francesco è il numero uno degli allenatori perché lui racchiude tutte le qualità tecniche che debba avere un allenatore. A livello tecnico indiscutibile. Non ho mai sentito una personale parlare male del Mister. Si faceva voler bene da tutti senza essere ruffiano anzi era sempre vero. Un rimpianto? Non aver giocato una partita di Serie A con il Pescara, altrimenti in carriera ho avuto molte soddisfazioni possibili con questa maglia. Sono state fatte scelte diverse tra me e la società. Il gol più bello? Quello con il Catania nell’anno di mister Baroni (1-0 93°). Nella stagione 2011-2012 feci un gol importante contro il Cittadella perché non riuscivo a segnare in trasferta e anche quello di Gubbio. E’ stata una tappa fondamentale. Dovevamo vincere contro una squadra che voleva salvarsi. Quando tornai nel 2015 segnai una tripletta contro la mia ex squadra, l’Entella, poi segnai contro il Crotone. Sfiorammo la Serie A per 20 centimetri per quella traversa che colpì Melchiorri. L’anno dopo non venivo preso in considerazione quindi non ho rimpianti e decisi di andare via per il bene del gruppo. Nella mia carriera ho incrociato Allegri con il mio compagno di squadra Andrea Gessa a Grosseto. Camilli lo esonerò. Allegri era un predestinato come allenatore. Sotto il profilo tecnico era preparatissimo. Futuro? Vedremo. Il nuovo direttore tecnico si vedrà con il mio procuratore. Il livello del calcio un pò è sceso. E’ più facie arrivare anche se allo stesso tempo è facile fare 4-5 anni e poi smettere. Per i giovani diventare un calciatore sta diventando un illusione. Le regole per i giovani non abbiano sortito l’effetto sperato anzi sta diventando controproducente. Un ragazzo di 23 anni non può essere considerato un “vecchio”. Deve giocare chi merita. Quest’anno giocherò, l’anno prossimo si vedrà. Ho già preso il patentino B per alleare. L’affetto che mi ha dato Pescara è indiscutibile.”

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