Prima squadra

Fiorillo: "Ora voglio tornare in serie A"

19.06.2019 00:35

La fascia di capitano ha già un proprietario in pectore: Vincenzo Fiorillo. Con la probabile cessione di Gaston Brugman  sarà infatti il portierone biancazzurro a diventare ufficialmente il leader dello spogliatoio, con l'ausilio degli altri senatori (Memushaj e Balzano in primis, ma non solo loro 2). Il portiere, intanto, si è concesso a Il Centro e vi riproponiamo alcuni stralci dell'interessante intervista pubblicata dal quotidiano abruzzese.


«Qualche giorno di relax assoluto mi è servito per recuperare la miglior condizione possibile. Quest’anno ho fatto un buon campionato, ma ho giocato tante partite grazie alle infiltrazioni e agli antidolorifici. Ho avuto problemi alla schiena che hanno rischiato di mettermi ko in più occasioni. Tuttavia, ho stretto i denti e ho cercato di dare il massimo, specie nella parte finale della stagione. Sicuramente rispetto al passato ho fatto meno errori e sono riuscito a sfoggiare delle buone prestazioni. Sono contento che si parli di me in maniera positiva, ma devo dire che negli ultimi due anni ho fatto un gran lavoro con i miei preparatori, specie quest’anno con Gabriele Aldegani. Questa è stata la miglior stagione della mia carriera».
PESCARESITA' -  «Se mi sento ormai pescarese? Certamente, la mia compagna vive qui, mio figlio Francesco è nato da poco a Pescara e questa è diventata la mia seconda città. Ho imparato anche il dialetto, ora più che esclamare con il mio genovese belin, a volte dico frechete, alla pescarese maniera. Fa piacere ricevere complimenti e sondaggi di altri club, ma sinceramente non ne so nulla. Ho il contratto con il Pescara e voglio rimanere qui per tanti anni. Qui sto da dio. Ho la fortuna di lavorare in una società seria, vivere una bella città e rappresentare una piazza importante come Pescara. Il Delfino è una società molto seria e tutti i tifosi biancazzurri devono tenersi stretti questi dirigenti, che negli anni hanno centrato obiettivi importantissimi. Quando arrivai cosa ho pensato? Arrivavo da Livorno e avevo vinto il campionato di B. Pescara per me rappresentava una bella incognita perché non conoscevo la città e l’ambiente. Poi, quando sono arrivato nell’estate 2014, ho toccato con mano il cuore pulsante di Pescara. Città fantastica, clima perfetto, mare, sole e belle donne. Mi son detto, ma sono capitato a Rimini o a Riccione? No, ero a Pescara. Una città in pieno movimento, che non ha nulla a che invidiare alle tanto decantate località balneari della riviera romagnola.  Ora ho messo su famiglia, qui ho una compagna, il mio piccolo Francesco, che ha tre mesi, ma nei primi tempi era dura non cadere nella trappola delle tentazioni, specie d’estate. Io fin dal mio primo anno in biancazzurro ho sempre vissuto la città anche in estate e tornavo pochissimo a Genova. Se sei giovane e vieni a giocare a Pescara, se non sei intelligente, rischi di essere travolto e divorato da una città che offre tutto. Ora dormo 10 ore a notte, ma nei primi tempi qui 1 o 2 ore erano sufficienti, perché vivevo questa città a 360° notte e giorno... La nuova vita da padre è una sensazione indescrivibile. Il 2019 per me è stato un anno strepitoso a livello personale. La nascita di Francesco mi ha dato una carica incredibile. Il coronamento di un sogno insieme alla mia compagna».
 

TRA PILLON E ZAURI - «Quante volte ho rivisto il rigore di Di Carmine? Una sola volta. Può bastare, perché sono stato davvero male dopo quella partita. Non meritavamo di uscire dai play off. Sarà una specie di anno zero, ora, ma con ambizione. Dopo la retrocessione dalla A, la salvezza nella passata stagione e la semifinale di quest’anno, ora si è ricreato l’ambiente giusto per fare bene. Vogliamo riprovare la scalata alla serie A, ma con molta umiltà e senza fare proclami. Bisogna andarci cauti, però dovremo lottare almeno per i play off, provandoci a piazzare nelle prime 4-5 posizioni. Sono cresciuto nella Sampdoria insieme a Luciano Zauri. Parlo della Samp di Delneri. Era il 2009 e la squadra riuscì a centrare la qualificazione in Champion League. Io ero il terzo portiere e arrivavo dalla Primavera, Zauri era uno dei più esperti e fu uno dei pilastri di quella squadra. Come allenatore credo che sia un profondo conoscitore di calcio e, grazie alla sua esperienza da calciatore, può entrare con più facilità nella testa dei calciatori, specie in quella dei più giovani. Somiglia ad Oddo? Sono amici, hanno lavorato insieme, ma sono completamente diversi nel modo di intendere il calcio. Zauri è una persona che non si fa trascinare dall’entusiasmo e dagli eventi. È molto lucido e considera tutti i fattori, negativi e positivi. Sono certo che farà bene, ma spetterà a noi “senatori” aiutarlo». 
IL RECORD DI PRESENZE E LA FASCIA -
«Voglio diventare il recordman del Pescara. Tengo a questa maglia e voglio onorarla nel miglior modo possibile. Sono sempre sul pezzo e voglio superare il record che appartiene a Di Censo, per entrare nella storia del club. Spero che Gaston rimanga. È lui il capitano. Una fascia al braccio non cambia il mio modo di essere. Farò di tutto per portare in alto il Pescara, anche lavorando dietro le quinte con serietà e impegno nel lavoro.Chi mi ha trasmesso questi valori nel calcio? La serietà Davide Nicola, mio allenatore a Livorno. L’importanza dell’impegno quotidiano invece è una cosa che ho capito da solo nel mio primo anno a Pescara, nel 2014. Arrivai come seconda scelta al posto di Sepe, che rimase al Napoli, ma l’avvio di campionato non fu dei migliori e venni superato da Aresti nelle gerarchie. Tante panchine da ottobre a gennaio con Baroni che mi considerava poco. Li è scattata la molla e ho iniziato a lavorare sodo come non avevo mai fatto prima. L’impegno paga e da gennaio in poi ho giocato tutte le partite. Come è capitato con Zeman. Per lui non ero il prototipo del portiere zemaniano, invece ho giocato tutte le partite facendo ricredere tutti». 

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