Editoriale

Ora o mai più

Una crisi latente da settimane è stata certificata dalle ultime, terribili settimane

Luciano Rapa
10.12.2017 07:37

Ora o mai più, non si può più aspettare. Serve immediata inversione di tendenza, per non rendere anche questo campionato uno stillicidio. 

I NUMERI DELLA CRISI - Appena 21 punti in classifica, frutto in 18 partite di 5 vittorie, 6 pareggi e 7 sconfitte con 30 gol all’attivo e 36 al passivo (media dunque di due gol incassati a gara): la graduatoria di B è ancora corta, cortissima ma non fa sconti. E può diventare pericolosissima senza un cambio di marcia. La crisi, latente fino a qualche settimana fa, si è acclarata nelle ultime due partite che hanno prodotto un solo punto, palesato le ormai arcinote lacune ed allungato una striscia negativa che parla di due pareggi ed una sola vittoria nelle ultime otto gare (nove se si conta anche il match di Coppa Italia in casa della Samp) con 21 gol al passivo (11 nelle ultime 3 gare). Numeri da brividi, che testimoniano un trend negativo assolutamente da invertire subito.

I PROBLEMI - Sono tanti. Troppi. Una squadra costruita male, con doppioni in alcuni ruoli e lacune in altri. Sui problemi difensivi si può scrivere un trattato: è un problema annoso in casa Pescara. Ma anche dalla cintola in su ci sono difetti, tra un centrocampo male assortito ed un attacco nel quale gli esterni non hanno assimilato i meccanismi del 4-3-3 e dove il solo Pettinari, bomber a sorpresa, si salva costantemente. Il Pescara di oggi colleziona prestazioni in altalena. Mai continuo all’interno di una stessa partita, ricade sempre negli stessi errori con una ripetitività allarmante, tra errori del singolo, cali di concentrazione e disattenzioni fatali. E' una squadra vittima delle sue stesse paure, che si palesano sempre. Le sei rimonte subite (Salernitana, Frosinone, Entella, Palermo, Ternana, Cesena), costate punti pesantissimi, denotano difetti nella gestione del risultato, ma anche un difetto di personalità da non sottovalutare. Anche la questione infortunati ha il suo peso. Però la sensazione è che ZZ non abbia ancora trovato la quadra, visti i ripetuti cambi di formazione e di ruolo per gli interpreti.

AMBIENTE - La piazza è spaccata. Le scorie della traumatica retrocessione dello scorso anno non sono state affatto smaltite, prova ne sia il malumore di parte della tifoseria che non perde occasione per esprimere il proprio dissenso nei confronti della società. E anche su Zeman. I difensori ad oltranza del boemo si contrano con coloro che ne chiedono l'allontanamento, con questa "frangia" che negli ultimi tempi si allarga a macchia d'olio rispetto a coloro che sin da subito si sono mostrati contrari al ritorno del boemo, poichè scottati dall'addio del 2012 e dai mancati ritorni nelle stagioni successive. 

MANGIA ALLENATORI? NO - Il presidente Daniele Sebastiani non è mai stato un “mangia allenatori” durante gli anni della sua gestione. La vicenda Oddo della scorsa stagione docet in tal senso, ma non solo quella: precedentemente, anche Baroni e Marino hanno avuto più prove d’appello prima di essere esautorati. Zeman non fa dunque eccezione, nonostante il rendimento ben al di sotto delle aspettative. Si va avanti con lui, almeno fino a domenica prossima. Il doppio faccia a faccia in meno di 24 ore tra presidente, tecnico (assente nel secondo, a Roma per motivi personali), direttori e squadra non ha prodotto ribaltoni. Un’ora e mezza di confronto serrato, nel quale il presidente ha chiesto conto degli ultimi, deludentissimi risultati dei quali il gruppo si è assunto la responsabilità. Fiducia rinnovata, ma è chiaro che non sia illimitata e a tempo indeterminato. Perchè non si può perdere tempo. E c'è solo una medicina possibile in questi casi: fare risultato. 

PROSPETTIVE - Con tre gare al giro di boa, delle quali due tra le mura amiche, bisogna incamerare più punti possibili anche per preparare al meglio il mercato di gennaio, dovrà essere - differentemente dalla storia biancazzurra nella sessione invernale - praticamente perfetto. Ma non si può andare troppo avanti nei discorsi. C'è la prova (forse) senza appello con il Novara da giocare. Appare chiaro che in caso di scivolone con i piemontesi (quando mancherà anche lo squalificato Valzania, rendendo piena l’emergenza a centrocampo, già privo dei lungodegenti Proietti e Palazzi), a pagare sarà l’allenatore. Revocati tutti i permessi, squadra già concentrata sulla prossima sfida che è realmente quella da non fallire, perché su Zeman già si allunga l’ombra lunga dei possibili successori: Domenico Di Carlo, presente in tribuna al Manuzzi, Roberto Stellone, Stefano Colantuono e Massimo Drago, quest’ultimo una new entry nella lista dei papabili nella quale non figura Massimo Epifani, tecnico della Primavera biancazzurra, che non sembra poter essere il traghettatore adatto in questo frangente a condurre il Delfino in acque sicure.

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