Prima squadra

Gaudenzi: “La corsa di Bosco dopo il gol al Parma come quella di Tardelli a Spagna ’82"

"Il romanzo del Pescara di Galeone fu frutto della simbiosi coi tifosi"

24.06.2019 08:10

Gianluca Gaudenzi, "Il Gaucho" a Pescara, è un giocatore che ha fatto breccia nel cuore dei tifosi biancazzurri. Ed il suo nome è ancora nel cuore di tutti. Fu uno dei grandi protagonisti dell'epopea del primo Pescara targato Galeone e nei giorni scorsi ha aperto il libro dei ricordi a Il Messaggero. 

“La corsa di Bosco dopo il gol al Parma è, per i pescaresi, l’equivalente di quella di Tardelli a Spagna ’82 o di Grosso ai Mondiali del 2006: un’immagine leggendaria. Più il tempo passa e va avanti e più questa storia diventa forte, quelle immagini si fissano negli occhi di chi le ha vissute. E creano legami eterni tra le persone. Ancora oggi, se incontro qualcuno di Pescara, ci salutiamo e ci abbracciamo con affetto, come se fossimo amici da sempre. Pescara è un pass che ci unisce. Siamo diventati un romanzo di uno scrittore (riferimento al libro di Biancatelli, ndr)? Che cosa meravigliosa”, dice il 53enne di Riccione, che da qualche anno ha smesso di allenare e si dedica al commercio e a fare il nonno.

“Il romanzo di quegli anni è scritto nei nostri cuori: siamo stati protagonisti, ma siamo stati guidati da un capopopolo unico come Giovanni Galeone. Quello che abbiamo vissuto tutti insieme, squadra, tifosi, città, è incredibile. Chi è stato protagonista di quel tempo, soprattutto di quella promozione del 1987, non potrà mai dimenticarlo. La cavalcata dalla B alla A è stata una cosa impensabile. Calciatori e tifosi in simbiosi totale”.

Tanti ritratti rimasti nella storia e immortalati anche dagli annedoti che si tramandano di generazione in generazione. “Baka con le sue sigarette e i caffè era comunque un calciatore straordinario, Junior una grande persona. La mia partita in curva nord, all’ultima giornata contro il Parma, da ultras vero: ero squalificato e da lì ho vissuto la promozione. Un momento pazzesco. I tifosi m’invitarono e accettai. Davo l’anima, come tutti i miei compagni, e non mollavo mai. Anche quella volta non potevo non lottare per la squadra. Ero fatto così e così sono arrivato addirittura nel Milan. Occhio, però: la maglia che ho dentro è solo quella del Pescara”.

Ha seguito anche la squadra di Pillon nell'ultimo campionato di B? “Certo. E’ stata sfortunata, meritava di andare in finale. Sono anche un ex Verona, ma dico che i biancazzurri potevano andare avanti. Mi è piaciuto il Pescara di Pillon. Spero ci riprovino. La città merita di tornare in A, ha una base forte, un centrocampo fortissimo, giovani interessanti. Con la conferma di Brugman e qualche ritocco sarà una delle candidate a vincere”. Allenatore giovane e tanti ragazzi in cerca di gloria: è la ricetta giusta? "Noi lo abbiamo insegnato: non eravamo nessuno, a parte qualche buon giocatore di categoria come Loseto e Gasperini. Eravamo degli sconosciuti io, Rebonato, Pagano e altri. Zauri può portare entusiasmo e novità. Non è facile allenare il Pescara, un club che ha tradizione e occhio clinico sugli allenatori. Se farà vedere un bel gioco, la città lo sosterrà. Come accadde a Galeone e a Zeman in passato”.

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