Prima squadra

Il dilemma: centrocampo più forte della B o incompleto?

La linea mediana biancazzurra: croce o delizia?

23.12.2018 00:31

Dagli addetti ai lavori il centrocampo del Pescara è stato definito in tempi non sospetti "il migliore della Serie B" e continua ad esser definito tale nonostante un appannamento evidente registrato negli ultimi due mesi. Ma è davvero il reparto più forte della cadetteria oppure questa affermazione è una boutade?

Tecnicamente ci sono pochi dubbi: nessuna squadra di B può annoverare un trio di centrocampo della qualità di quello biancazzurro, composto da capitan Brugman, Machin e Memushaj. Geometria, classe e tiro dalla distanza non fanno difetto ai titolari del Pescara, che però pagano dazio in termini di fisicità ed interdizione. Se i tre sono in forma e se la squadra gira, il centrocampo pescarese è il vero valore aggiunto: prova ne sia l'avvio sprint del Delfino in campionato, quando la forma compelssiva era buona e Brugman in particolare era brillante. Memushaj non è mai stato al top della forma, colpa del retagguo di un vecchio infortunio, e Machin ha viaggiato troppo spesso a corrente alternata, ma con Gas al meglio e con i compagni al top rispetto agli avversari sotto il profilo atletico la linea mediana biancazzurra ha spesso fatto la differenza, pur non regalando un apporto realmente importante in termini di gol.

In fase difensiva, tuttavia, alcune carenze erano evidenti anche nel momento migliore. E non solo a livello atletico, anche a livello tattico come ben evidenziato anche da Il centro nei giorni scorsi. "Sono tre giocatori più votati ad offendere che a difendere. Insomma, tutto bene quando si ha il pallone tra i piedi, un po’ meno quando il gioco è in mano gli avversari. Più precisamente, le criticità maggiori si verificano nel momento in cui il Pescara perde il possesso della sfera e le coperture preventive vanno spesso a farsi benedire, almeno negli ultimi tempi. La tendenza di questi centrocampisti a spingersi in avanti per accompagnare l’azione fa saltare l’ordine tattico. L’effetto provoca la perdita delle posizioni giuste e l’apertura di invitanti praterie per gli avversari che sfruttano i buchi centrali con estrema facilità".

Aveva dunque ragione Zeman a proporre Brugman mezz'ala con un centrale più fisico e di interdizione (Proietti o Kanoutè)? Forse, di certo mr Pillon qualcosa deve rivedere se vuole sfruttare al meglio il suo centrocampo e, tramite esso, esaltare il gioco di tutta la squadra. Un cambio di modulo può essere l'arma giusta. Con il 4-3-1-2, ad esempio, pur non impiegnado un centrocampista prettamente difensivo ma Melegoni (sempre positivo quando è stato impiegato) si potrebbe al contempo accrescere la qualità complessiva, coprire meglio centralmente aggiungendo un uomo in più (con la mezz'ala destra e quella sinistra che poi scalerebbero sugli esterni a comporre le catene difensive) e avvicinare Mancuso ad un'altra punta in zona centrale. Chiaramente questo asetto comporterebbe il sacrificio delle ali, che però potrebbero essere un'arma tattica importantissima da sfruttare a gara in corsa con un cambio di assetto. Pensate ad un Marras fresco contro avversari stanchi, ad esempio: potrebbe produrre quegli strappi importanti che il calcio italiano, fatte le debite proporzioni, ha imparato a conoscere grazie alla Juve di Allegri che spesso in corso d'opera insrisce Douglas Costa e/o Cuadrado per "spaccare" le partite. 

 

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