Rubriche

M’AMA NON M’AMA - DUELLO ALLA LUCE DEL SOLE

E alla fine sembra che non tutto è perduto e non tutti i mali vengono per nuocere: ma come finirà questa storia d’amore iniziata male econtinuata peggio?

Pietro Literio
20.12.2017 00:34

Un punto di vista peculirare ed originale: è quello di "Calciologicamente", la rubrica di PS24 realizzata per questo giornale dal dott. Pietro Literio per analizzare il momento del Delfino.  

Buona lettura!

“M’ama non m’ama… che confusione, sarà perché ti amo? O forse perché non ti amo più”? Del resto anche l’amore finisce: anzi era già finito a settembre (a sentire il Boemo), pur continuando a star bene insieme a tavola.

“Ma l’amico è”l’allenatore? Secondo Zeman non proprio. Anzi lui sfida, critica, togliendosi i “sassolini dalla scarpa” (diventata piena e scomoda), scuotendo così l’equilibrio già precario dell’ambiente biancazzurro.

Insomma, Zeman pubblicamente “contro tutti” (squadra, Presidente e Società), perché “i panni sporchi NON si lavano in famiglia”.  

Ma lui l’empatia, del resto, non la contempla. Sono i giocatori (e la società) che devono mettersi nei panni dell’allenatore, del maestro, anche se altri emeriti maestri la pensano diversamente e ostentano l’amore: “Amo i miei giocatori alla follia” (Spalletti) e “dei miei giocatori mi innamoro” (Giampaolo).

Anche il patron Sebastiani (dopo Pescara-Novara) ha cambiato idea, diventando più romantico: “c’è bisogno non solo di schiaffi ma anche carezze”, facendo allo stesso tempo mea culpa: “il clima che si respira ora all’Adriatico l’abbiamo creato noi”. E non ha tutti torti.

Alla fine “uno contro tutti e tutti contro uno”: Zeman. Paradossalmente però, in questa situazione di caos, di instabilità, la squadra si compatta e ritrova se stessa, assieme alla vittoria in campo. Fine strategia ed estremo atto d’amore del Boemo? Può darsi o anche.

Certo confuso e volubile sì: da una parte ha dichiarato che da tempo immemore (1° settembre) aveva rassegnato le dimissioni (per sfiducia) e ora dice che non pensa alle dimissioni e “se non me ne vado è perché ci credo.”

Scherzi a parte”, stiamo assistendo al solito psicodramma del divorzio all’italiana? Forse, ma la crisi e la separazione, a sentire Zeman, vengono da lontano, anche se comunicate a Natale. Sarà un regalo? Forse si, dato che la soluzione (l’allenatore) ora sembra diventato il problema.

“Se mi lasci non vale” sembra aver detto a settembre il Presidente al boemo, perché “fin che la barca Pescara va, lasciala andare”.

Solo che ora in vista della deriva (5 sconfitte e 3 pareggi nelle ultime 9 gare) Zeman sembrava voler lasciare di nuovo (imitando Schettino), anzi no: non lascio, me ne vado solo se obbligato, solo se vengo lasciato (dalla società).

E così cambia idea: ora non abbandona più per la seconda volta il Delfino, ma lascia solo se abbandonato. Un modo per sdebitarsi e fare un’uscita onorevole?

Però caro Zeman “prima di partire per un lungo viaggio dovresti portare con te la voglia di non tornare più (indietro)". Inoltre, “prima di essere (o non essere) sincero pensa che ti tradisci così solo tu”.

E “prima di non essere d'accordo prova ad ascoltare un po' di più” (i giocatori e il Presidente). Ma soprattutto Mister “prima di pretendere qualcosa prova a pensare a quello che dai tu”.  

Nel frattempo la squadra, “in bilico tra santi” (Brugman che fa un gol incantevole) “e falsi Dei” (Zeman), fa quel che può: “capitano mio capitano” (Brugman) dacci una mano, anzi un gol per risollevare la classifica e il morale. E così sia!

E alla fine sembra che non tutto è perduto e non tutti i mali vengono per nuocere: ma come finirà questa storia d’amore iniziata male e finita peggio?

Lo vedremo: ma ciò che più conta ora è rinforzare l’amore per questa squadra e società, al di là dell’allenatore (che va e viene), perché solo con il vero amore si superano le crisi e soprattutto perché “chi ama il Pescara non lo abbandona mai!”

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