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Ciofani, il calciatore antidivo vuole regalare un sogno alla sua Pescara

La carica del terzino abruzzese in vista dei playoff

18.05.2019 08:40

Se a gennaio fosse arrivato suo fratello Daniel, forse realizzare il grande sogno Serie A sarebbe stato più facile. Ma Matteo Ciofani non guiarda al passato, solo al presente che può regalare un futuro radioso al suo Pescara.

Il terzino abruzzese nei giorni scorsi è stato ospite della diretta Facebook de Il Centro, durante la quale si è raccontato. Ecco le principali dichiarazioni rilasciate dal calciatore antidivo per antonomasia

Matteo Ciofani chi non vorrebbe incontrare nei play off?
«Gli spareggi sono totalmente diversi rispetto alle partite di campionato. Tutte le squadre sono dure da affrontare. Conta tanto il fattore mentale e chi tiene i nervi saldi può arrivare fino in fondo».
Lei è uno specialista di play off, vero?
«Li ho disputati due volte e l’anno scorso con il Frosinone li ho vinti battendo il Palermo in finale».
L’arma in più del Pescara potrebbe essere la poca pressione rispetto alle squadre che hanno speso tanto, ma sono dietro di voi in classifica?
«Sì, come valutazione oggettiva posso essere d’accordo. Non dimentichiamo, però, che adesso anche noi abbiamo il dovere di puntare alla serie A. Quindi, servirà la giusta pressione». 
Verona e Perugia si scontreranno nel preliminare. Chi preferirebbe sfidare?
«Sono due squadre competitive, ma con caratteristiche diverse. Il Verona, per esempio, ci ha messo in difficoltà in campionato, ha dei giocatori che possono risolvere le partite e una panchina molto lunga. Dall’altro canto, però, bisogna anche tenere in considerazione le difficoltà avute dagli scaligeri negli ultimi tempi. Il Perugia, forse, è meno forte a livello qualitativo ma ha il vantaggio di essere entrato nei play off trascinato da tanto entusiasmo. Senza dimenticare che entrambe hanno due tifoserie molto calde e stadi che diventano infuocati nelle partite clou».
Due promozioni in A, una in serie B e 230 partite giocate tra A e B. Da abruzzese le manca solo una promozione con il Pescara.
«Sarebbe fantastico calcolando che le aspettative e gli obiettivi iniziali erano altri. Io sono marsicano di Cerchio, ma sono cresciuto calcisticamente nel Pescara e sarebbe un sogno andare in A con questa maglia».
Lei potrebbe salire in A e suo fratello maggiore Daniel, torna in B con il Frosinone.
«Sinceramente spero di non incrociarlo (ride,ndr). Io voglio andare in A e se poi lui deciderà di venire a Pescara…»
Lei ha vinto due volte la B con il Frosinone. Qual è stato il segreto?
«I valori tecnici sono importanti, ma è la forza del gruppo a fare la differenza. Nel 2014-15 gli addetti ai lavori davano il Frosinone nelle ultime posizioni della griglia di partenza, invece siamo saliti in serie A in compagnia di un’altra neopromossa dalla C, il Carpi. Per fare bene in B bisogna trovare un’alchimia giusta sotto tanti aspetti, ma vi confesso che questo Pescara mi ricorda tanto quel Frosinone di Roberto Stellone. Le individualità ti fanno vincere una partita, ma per raggiungere il traguardo serve il collettivo».
Del caso Palermo che pensa?
«Dico che ogni anno accadono delle cose simili. Mi piacerebbe capire perché succedono queste cose che vanno a compromettere la credibilità del nostro calcio. Bisogna trovare una soluzione per il futuro, evitando così altre brutte figure». 
Secondo lei nei play off la squadra favorita qual è?
«Il Benevento è la squadra da battere».
Quanto inciderà il fattore campo nei play off?
«Tantissimo e il nostro pubblico sarà determinante. So bene in che modo può trascinarti il tifo pescarese. All’inizio c’era scetticismo, ma pian piano si è ricreato l’entusiasmo e la passione dei tifosi comincia a farsi sentire. Contro Verona e Salernitana si è avvertito il peso dello stadio caldo. L’Adriatico in campionato è stato il nostro fortino, così dovrà essere anche nei play off». 
Ha avuto Pillon ad Ascoli, diversi anni fa, e lo ha ritrovato a Pescara. È cambiato?
«Non è affatto cambiato. È un gran lavoratore e un ottimo tecnico. Quando entriamo in campo sappiamo sempre quello che dobbiamo fare. Poi è schietto, non è una persona costruita, quando fa una scelta non ha secondi fini».
Alcuni hanno criticato il calcio poco spettacolare di Pillon. Lei che pensa?
«Pillon è un tecnico pratico, se così possiamo definirlo, ed io anche la penso come lui. Preferisco vincere e andare in A, piuttosto che pensare al bel gioco». 
Ciofani, se dovesse andare in A cosa farà? Scommesse, tatuaggi, capelli colorati?
«Niente scommesse, tatuaggi non ne ho e mai li farò perché non mi piacciono. Capelli colorati nemmeno, perché sono già biondo, anche se ho pochi capelli. Se andremo in A festeggerò con la mia famiglia, in tutta tranquillità». 
Il suo rapporto con la fede?
«Ottimo. Sono evangelico e la fede sono riuscita a scoprirla quasi 10 anni fa ad Ascoli, grazie al mio compagno di squadra Roberto Maurantonio (ex portiere, ndr). Sono molto credente».
C’è un passo delle Bibbia al quale si sente particolarmente legato?
«Giovanni 8,32, ”conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”».
Il suo rapporto con i social?
«Pessimo. Ho un profilo Facebook quasi inattivo, lo uso pochissimo. I social non mi piacciono, è un mondo finto e per niente sano. Calcolando anche che sono molto permaloso, preferisco non averlo perché al minimo insulto mi incavolerei parecchio. Preferisco leggere la Bibbia, piuttosto che perdere tempo su Instagram».

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