Editoriale

La classe operaia va in Paradiso. Giù il cappello davanti al Pescara!

I biancazzurri in coro: "Il segreto? Siamo una famiglia"

Luciano Rapa
22.10.2018 00:49

«Siamo quelli in cui nessuno credeva, ma siamo anche quelli in cui qualcuno inizia a rispecchiarsi. Quelli che non mollano mai!!!». Scriveva così via social Vincenzo Fiorillo, ben prima dell'acuto di La Spezia. Lo scriveva proprio lui, il primo a credere in questo Pescara quando era ancora una semplice scommessa. Ha rifiutato la montagna di soldi del Quarabag per restare e sognare di tornare in A in sella al Delfino, dopo esser diventato il portiere con più presenze nella storia del club. Entrambi gli obiettivi sono ancora lontani, ma sognare è lecito e gratuito. Ed è, soprattutto, bello. Perchè Pescara ha bisogno di aggrapparsi ad un sogno - che, badate bene, non è una chimera - e quel pizzico di sana follia tutta biancazzurra che può spazzare il ricordo delle ultime due stagioni.

Primo posto con 18 punti dopo 8 giornate e con 0 sconfitte sul groppone: non può essere un caso. Il Pescara non è più una sorpresa, ma una splendida realtà. E' ancora troppo presto per sapere cosa sarà a maggio, ma date le premesse della stagione è già un successo ritrovare un ambiente felice ed entusiasta. Il cammino è lungo ed insidioso, verranno tempi duri e qualche inevitabile passo falso, ma vivere alla giornata può aprire scenari che solo ad agosto erano impensabili.

«Vedere tutti i compagni correre dietro ad un pallone e metterci tanta grinta ti fa venire voglia di dare ancora di più. Tutta la squadra lotta per la vittoria ed in campo si vede. Abbiamo una mentalità vincente, data dalla capacità di soffrire tutti insieme per portare a casa il risultato». Il segreto del Pescara imbattuto e primo in classifica è tutto nelle parole del suo capitano, Gaston Brugman. Coesione ed unità di intenti: solo così si può andare lontano. «Le ultime vittorie ci danno forza e consapevolezza, ma dobbiamo restare umili, uniti e con la voglia di pensare partita dopo partita altrimenti non andremo da nessuna parte. Il lavoro che facciamo in settimana e la nostra unione di squadra ci rendono una famiglia e questo ci dà forza».

Questo Pescara è plasmato ad immagine e somiglianza del suo condottiero, in campo e fuori. Granitico in campo, dove sono percepibili - giornata dopo giornata - i progressi (in concretezza, sviluppo della manovra e gestione dei momenti del match) e granitico nello spogliatoio. Finalmente!

Il collettivo, però, ha necessità di alcune individualità di spicco per poter rendere al meglio. La classe di Josè Machin o dello stesso Brugman, ad esempio, la voglia di emergere di Gaetano Monachello oppure la solidità di Campagnaro - uno che ha 38 anni ma che, se il polpaccio non tradisce, sembra un ragazzino -  sono il valore aggiunto. Monachello con tre reti in campionato ha portato in dote al Delfino 4 punti ed ha toccato quota 21 reti in 80 gare in serie B: niente male per un giocatore che in passato non ha trovato la giusta continuità, ma che aveva indotto il Monaco di Claudio Ranieri, James Rodriguez e Radamel Falcao a puntare su di lui nel 2013 (esperienza brevissima ma importante ai fini della sua formazione). Per lui la sensazione è che il meglio debba ancora venire, ma intanto ha iniziato ad ingranare. C'è poi Mancuso, ormai per per tutti LM7, che segna con una regolaità impressionante. Esterno o centravanti non fa differenza, lui la butta dentro e basta. E sono già sei le reti griffate, mai a secco nelle ultime 4 partite. L'esperienza dei senatori Memushaj, Balzano e Del Grosso e l'atletismo di un difensore di sciuro avvenire, Gravillon, completano un mosaico che di qui in avanti avà bisogno dell'apporto anche degli uomini della panchina.

Ma forse il simbolo di questo Pescara è uno. Manuel Marras, ovvero l’emblema della classe operaia che può andare in Paradiso. Fortemente voluto da mister Bepi Pillon, che lo aveva avuto ad Alessandria, l’esterno classe 1993 è la vera sorpresa di questo avvio di stagione. Punta l’uomo come pochi, è capace di break rapidissimi in grado di trasformare l’azione da difensiva ad offensiva, ed è utilissimo anche in fase di ripiegamento: magari non ruba l’occhio come altri compagni, ma la sua presenza in campo sta diventando davvero importante. 

Il salto di qualità arriverà quando la squadra prenderà definitivamente consapevolezza dei propri mezzi, che non sono pochi, ma senza fare voli pindarici e senza montarsi la testa. Ma questo il "pompiere" Bepi Pillon lo sa bene. L'entusiasmo è positivo e contagioso, l'euforia che sfocia nella presunzione è un finto amico che può tradire. Testa bassa e pedalare, il traguardo è lontano: il mantra di Bepi da Preganziol non cambia. Ed ha ragione

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