Editoriale

Il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?

Pillon: "Sono incazzato nero, mi rode parecchio". Eppure...

04.10.2018 07:54

Cosa resta della trasferta di Padova? Quale lezione si può trarre? Valgono più i 90 minuti ottimamente interpretati oppure i 5 minuti finali di "follia"? Il bicchiere è mezzo pieno oppure mezzo vuoto? Le domande in casa Pescara dopo la beffa di Padova non possono che essere queste. Meglio soffermarsi sulla prestazione generale, con i biancazzurri padroni del campo per novanta minuti, oppure far squillare i primi campanelli d’allarme per il calo di tensione nel tempo di recupero che ha portato alla clamorosa rimonta dei padroni di casa, sotto di due reti, ed ha fatto evaporare il sogno di essere primi in classifica e da soli?

La trasferta veneta, inutile nasconderlo, ha lasciato con l’amaro in bocca per la beffa finale e per la gestione poco lucida del doppio vantaggio. «Sono incavolato nero, mi rode parecchio. Meritavamo assolutamente di vincere, nel recupero abbiamo buttato tutto in fumo perché abbiamo giocato troppo in punta di piedi quando serviva un po’ di cattiveria in più», era stato il commento a caldo di mister Pillon. Un peccato di gioventù? Probabilmente no, essendoci in campo parecchi uomini di esperienza, da Campagnaro a Memushaj passando per Balzano, Del Grosso, Fiorillo e Brugman. Potrebbe esserci stato un calo mentale, la storia del calcio è piena di gare che sembravano chiuse e che invece sono state ribaltate negli ultimi minuti. Basti pensare alla famosa finale di Champions tra il Milan ed il Liverpool, da 3-0 a 3-3, ma l'elenco sarebbe davvero lunghissimo. 

Il paradosso è rappresentato dalla circostanza che all’Euganeo sono state smentite tutte le statistiche che accompagnavano le due squadre alla sfida: nelle precedenti 5 gare di campionato, infatti, il Padova nel secondo tempo aveva dilapidato 5 punti mentre il Pescara ne aveva guadagnati altrettanti, a partire dai pareggi strappati a Brescia e Cremona quando già sulle due gare stavano scorrendo i titoli di coda. Nessun dramma ovviamente in casa Pescara, ma l’occasione di issarsi al primo posto era davvero ghiotta.

Ancora imbattuto in campionato, il team biancazzurro dal Veneto ha lanciato un segnale forte, fortissimo a tutte le squadre che puntano al salto di categoria: chiunque vorrà primeggiare, dovrà fare i conti anche con il Delfino abruzzese, a patto che la squadra di Pillon riesca a colmare le lacune palesate nel primo mese di campionato. Sei giornate di torneo sono poche, pochissime per lanciarsi in proclami e affermare con certezza che il Pescara sarà protagonista ad alta quota sino alla fine, ma se la squadra di Pillon è lassù un motivo ci sarà, non è frutto del caso o della mano della Dea Bendata che, Padova a parte, è stata comunque benevola.

La partita dell’Euganeo ha confermato la compattezza di una squadra che magari non incanta ma che ha ancora molti margini di miglioramento. Quali? In primis, lo sviluppo della manovra e la capacità di concretizzare le occasioni prodotte: basti pensare che dei 9 gol realizzati, ben 4 sono arrivati da calci piazzati (3 rigori ed un calcio di punizione diretto). Il Pescara fraseggia bene, con molta qualità, ma dalla trequarti in su ha ancora problemi, che comunque sembrano in via di soluzione e che non possono prescindere dalla crescita di due gioiellini, Antonucci e Capone, che non hanno ancora espresso tutto il loro potenziale.

Sabato contro la corazzata Benevento, una delle favorite principali al salto di categoria, ci sarà un test fondamentale per misurare il reale spessore e le ambizioni della truppa biancazzurra. Sarà fondamentale ricaricare le pile mentali e ritrovare subito le energie fisiche. La Strega ha il dente avvelenato dopo l'inaspettato stop interno per mano dei Satanelli rossoneri di Grassadonia e venderà cara la pelle. E' la gara  più difficile che potesse capitare in questo momento oppure la partita migliore perchè da sola regala le motivazioni per dare il quid pluris? Lo scopriremo presto...

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