Prima squadra

Figli d'arte crescono: papà Sottil racconta suo figlio Riccardo

Interessante intervista pubblicata da Il Centro

18.04.2019 09:27

Figli d'arte crescono. E sembrano farlo bene. E' il caso ad esempio di Riccardo Sottil, figlio di quell'Andrea che, dopo una bella carriera da calciatore è ora tecnico con già alcuni importanti successi alle spalle.

Ieri Il Centro ha pubblicato, a firma Luigi Di Marzio, una bella ed interessante intervista al celebre papà dell'ala biancazzurra. Ve la riproponiamo:


Andrea Sottil, come nasce il Riccardo calciatore?
«Ha avuto la possibilità di crescere in alcuni settori giovanili molto importanti, come Torino, Juventus e Fiorentina, e, soprattutto, con allenatori bravi a svezzarlo, come Guidi e Cioffi, prima, ed Emiliano Bigica nella Fiorentina Primavera nell’ultimo anno prima di passare in prima squadra».
La dote migliore?
«La spensieratezza nelle giocate e l’essere un perfezionista. Riccardo è sempre stato competitivo in tutto ciò che ha fatto. Ha preso tutti i brevetti di nuoto, ha imparato a sciare da autodidatta e non si è mai tirato indietro in ogni situazione in cui serviva mettersi in competizione».
Da papà allenatore qualche consiglio è arrivato?
«Gli dico sempre che deve osare. Mai avere paura».
E lui?
«Mi risponde sempre: “Certo papà, io punto sempre l’uomo e vado in porta”. Riccardo è così».
Quando ha capito che in casa era nata una stella?
«Da bambino era sempre a vedere le mie partite e mi diceva che da grande avrebbe fatto il calciatore. Ero alla Reggina, lui aveva 5 anni, ricordo che all’epoca avevamo un cane, uno shih tzu, si chiamava Scooby, metteva le mie maglie al cane e faceva con lui gli uno contro uno. Scherzi a parte, quando è passato agli Allievi della Fiorentina ho capito che avrebbe fatto il calciatore. Ma per lui non è stato semplice...».
Perché?
«Il cognome Sottil gli ha creato qualche problema. In tanti gli dicevano che era un raccomandato dal papà, ma alla fine ha dimostrato di avere stoffa e di poter andare avanti perchè è bravo. È stato furbo nel farsi scivolare tutto addosso. Io non ero così, anzi, somatizzavo quello che mi capitava in campo e fuori».
A chi assomiglia?
«Alcuni lo hanno paragonato, con le dovute proporzioni, ad Eden Hazard (esterno d’attacco del Chelsea, ndr). A me, invece, fa pensare a Diego Perotti della Roma. Le movenze sono simili, anche se deve migliorare tanto nell’attacco della porta. Deve essere più determinato nel calciare la palla».
Fiorentina in A e ora Pescara. Contento della scelta?
«Azzeccatissima direi. Quando il suo agente mi ha parlato del Pescara, ho detto a Riccardo di non pensarci due volte e di firmare subito. Quella biancazzurra è la miglior società per la crescita di un giovane. Aveva bisogno di autostima che solo il campo poteva dargli ed è stato ripagato dal lavoro fatto con Pillon».
Prossimo anno ancora in biancazzurro?
«Dipenderà dalla Fiorentina e dalle scelte di Montella. Però, piuttosto che fare panchina in un grande club di A, è meglio giocare altrove. A me piacerebbe che completasse il suo processo di crescita giocando una stagione intera a Pescara».
Il Delfino può puntare alla serie A?
«Ho visto il Pescara diverse volte, può piazzarsi bene nei play off e può vincere gli spareggi. C’è una squadra forte, Pillon è un tecnico molto esperto e pratico, c’è una tifoseria passionale e una società presente. C’è tutto per puntare alla serie A. Con il rientro degli infortunati, come Campagnaro, Brugman, Kanoutè, il Delfino avrà ulteriori carte da giocare. Questa squadra può arrivare fino in fondo perché non è stata costruita per vincere e questa cosa consente di giocare senza pensieri. Io ci credo».

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