Prima squadra

Rebonato: "Pescara è il mio amore e spero torni in A"

Bella intervista a Il Centro

13.08.2019 00:11

Il mitico Rebogol è tornato in Abruzzo per qualche giorno. Stefano Rebonato, il goleador del primo Pescara targato Giovanni Galeone, è stato l'ospite d'onore di due eventi, a Ortona e San Vito, strutturati per la presentazione del libro di Lucio Biancatelli sull'epopea del Delfino targato Galeone. Ed il grande centravanti, il cui nome è nella storia del club biancazzurro, ha rilasciato una interessantissima intervista a Il Centro che vi riproponiamo nei suoi passi salienti:

«Qui ho lasciato il cuore, i miei figli fanno il tifo per il Pescara. Filippo è nato qui. Ho trascorso tre anni bellissimi, in cui ho vissuto anche momenti duri, ma le emozioni che mi ha regalato quella stagione, 1986-87, sono impagabili. Resterò qui qualche giorno e porterò i miei figli allo stadio e in quei posti che mi sono ancora cari nella speranza di rivedere quella gente che mi ha voluto bene», le prime parole a far da prologo all'intervista pubblicata dal quotidiano abruzzese (che ha dedicato a Rebogol anche una diretta Facebook molto seguita).
Tornando indietro, rifarebbe la scelta di lasciare Pescara dopo la promozione del 1987?
«Ma io non volevo andare via. Lo sapevano tutti. La società, però, aveva bisogno di vendermi per fare casa. Io intendevo fare almeno un anno di A col Pescara. E, invece, andai a Firenze».
Si parlò di un affare di quattro miliardi di vecchie lire...
«Sì, quelle erano le cifre. Mi chiamò Vialli per farmi andare alla Sampdoria, ma con lui e Mancini il campo l’avrei visto con il binocolo. Incontrai Trapattoni che mi voleva all’Inter, ma lì c’erano Altobelli e Serena. Così scelsi Firenze, vuoi perché andai con Bosco vuoi perché lì c’era Ramon Diaz centravanti e potevo fare coppia con lui. Ma poi Eriksson volle giocare con Diaz di punta e Baggio trequartista e il mio spazio si restrinse. Feci anche gol alla Juve quell’anno...».
A Pescara lei arrivò nel 1983.
«Avevo appena giocato con il Verona in coppa Uefa, contro la Stella Rossa. E Mascetti (l’allora ds scaligero, ndr) mi disse: vai a Pescara. Io ero titubante. E così una sera mi ritrovai con mia moglie a cena con i dirigenti del Verona e del Pescara. Tom Rosati mi prese da parte: vieni a Pescara e non te ne pentirai. C’erano Tovalieri e Cozzella quell’anno in attacco. Io feci cinque gol e l’estate successiva mi mandarono a Campobasso. Quando ci fu Campobasso-Pescara presi da parte il presidente Marinelli e gli dissi: “Mi riporti subito a Pescara”. E così fu».
Era la stagione della retrocessione con Catuzzi in panchina.
«Meglio lasciar perdere. Nonostante tutto, ci potevamo salvare. Nell’ultima di campionato contro la Triestina perdemmo in casa 2-1. Feci gol io, ci annullarono il 2-0 per un fuorigioco inesistente e poi prendemmo due reti balorde. Uscimmo scortati dai carabinieri».
Nell’estate del 1986 nasce il Pescara di Galeone che stupì tutti.
«In ritiro a Montefortino andammo con le nostre macchine. Al campo nessuno lavava gli indumenti, ci rimettevamo ogni giorno l’abbigliamento sudato. Però, stava nascendo il gruppo. Ciarlantini e Gasperini erano i boss dello spogliatoio e i sindacalisti che ci tutelavano. Alla presentazione Galeone parlò di promozione e un giornalista lo apostrofò dandogli del pazzo».
Quell’anno 21 gol.
«Alla seconda di campionato a Genova prima della partita la società mi disse che potevo scegliere tra Sambenedettese e Reggiana. Galeone mi disse di rifiutare e così feci. Eravamo devastanti, ci aiutavamo l’uno con l’altro. Le nostre ali erano un valore aggiunto. E io facevo gol. Ricordo la tripletta realizzata a Vicenza che per me che sono veronese rappresentava una goduria unica vista la rivalità tra le piazze. E poi la rete di Bologna, al volo di sinistro su cross di Ronzani e palla all’incrocio dei pali. Zinetti mi chiese: “Ma come hai fatto a metterla lì?”. Emozioni indescrivibili».
Fino all’ultima di campionato con il Parma.
«Lì fu grande il mister, Galeone, che per tutta la settimana ci disse che sarebbe stata una partita come le altre. Passarono i giorni che nemmeno ce ne accorgemmo, nel frattempo la città era in estasi. Quella domenica andammo al campo tre ore prima anziché un’ora e mezza. Dal sottopassaggio si sentiva che lo stadio ribolliva. Galeone disse: “Tranquilli vinciamo”. E così fu. Che festa ragazzi!».
Lei?
«Galeone mi diceva: “Sei troppo buono, devi essere più bastardo”. Ma io sono fatto così. Quando andai alla Fiorentina, Pontello e Baretti mi chiesero quanto volevo e io risposi: “Fate voi”. A quei tempi non c’erano procuratori...».
Oggi?
«Tifo Pescara. Spero vada in serie A. Ci è andato vicino, ci può riprovare. Sarà sempre nel mio cuore».

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