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La nuova vita dell'ex campione abruzzese di F1 Jarno Trulli

"La mia pole position è raccogliere a mano l'uva nelle mie vigne"

04.10.2018 09:02

Ora che la Formula 1 avrà un nuovo pilota italiano (leggi qui), in tanti si sono chiesti che fine avessero fatto gli ultimi due driver, che erano ambedue abruzzesi e rispondono ai nomi di Vitantonio Liuzzi e Jarno Trulli. Del primo si sa molto, è dedito con la compagna alla ristorazione con progetti in città e a Milano che uniscono buon cibo all'intrattenimento, del secondo invece ha parlato di recente Repubblica.it con una bella intervista a firma Simone Carolei della quale vi riproponiamo alcuni interessanti stralci.

Dai motori al vino: ecco la nuova vita di Trulli, che ha come apice della carriera l’indimenticabile vittoria al Gran Premio di Monaco del 2004, alla guida della sua Renault. Nel 1998 Jarno decide di produrre vini tutti e con un gruppo di amici rileva una storica azienda nata nel 1793, Podere Castorani, una tenuta cnel cuore dell'Abruzzo: a sud la Maiella, a ovest il Morrone e a nord il Gran Sasso, trenta ettari vitati in prevalenza a Montepulciano d'Abruzzo ma anche con Trebbiano d'Abruzzo, Malvasia, Cococciola, Pecorino e Passerina.

“Tutti i nostri antenati, qui in Abruzzo, erano pastori o contadini molto legati alla terra. La vigna è una parte fondamentale della nostra cultura. La mia passione arriva da lontano perché mio nonno faceva il vino. Però lo ammetto: non era particolarmente buono!”, racconta Jarno ridendo. “I miei primi ricordi legati al vino, quindi, non sono granché. Mio nonno mi chiedeva sempre di assaggiarlo, ma all’epoca il vino si faceva in casa, alla buona, diciamo che era simile all’aceto. Comunque lui andava avanti solo così, le persone anziane in queste zone una volta l'acqua non la conoscevano neanche, bevevano vino e basta. Sul podio durante le premiazioni si aprono grandi bottiglie di Champagne. Io non sono un grande amante delle bollicine, preferisco i vini fermi, specialmente i rossi. Ricordo ancora il mio primo podio in Formula1 ad Hockenheim, ho bevuto un po' di Champagne dopo la gara, ero a stomaco vuoto e mi ha fatto male…”, racconta ridendo. “Anche durante l'attività agonistica ho sempre bevuto un po' di vino. Un bicchiere di vino dopo una lunga giornata di prove o di gare non può che fare bene. Tanto non vado mai oltre i due bicchieri: più che bere mi piace assaggiare, degustare. Con il mio lavoro ho viaggiato molto e la sera a cena cercavo sempre di assaggiare i vini del luogo. Ho assaggiato vini in America, in Spagna, e logicamente in Francia che è la patria del vino. Mi divertiva chiedere informazioni sui migliori vini del posto. Jean Alesi è un produttore di vino, ha una piccola proprietà a sud della Francia e quando ci vedevamo in Formula1 parlavamo spesso di vino. Un altro grande intenditore è il mio caro amico Giancarlo Fisichella, che apprezza molto le mie etichette. Io viaggio spesso, ma quando posso amo seguire le fasi di lavorazione del mio vino. Uno dei momenti più belli è sicuramente la vendemmia: qui raccogliamo quasi tutto a mano perché i nostri vigneti sono allevati per lo più a tendone e si può lavorare solo con le mani. Ogni giorno ci sono circa settanta persone che raccolgono, è un duro lavoro, ma è anche un modo per ritrovarsi e stare tutti insieme: si lavora, si chiacchiera, si beve e si mangia. Poi in un posto così bello, all'aria aperta, in mezzo alle vigne, con un panorama meraviglioso, cosa chiedere di più? Un grande pilota di Formula1 e un grande vino devono avere in comune un requisito fondamentale: devono essere completi, devono concentrare in sé varie caratteristiche. Un buon vino deve avere un buon profumo, al palato deve essere complesso, deve essere persistente e deve lasciare il segno. Vale lo stesso per un pilota di Formula1. Deve essere intelligente, avere una certa aggressività, una buona tecnica di guida e anche lui deve lasciare il segno. Solo che in pista sono i millesimi di secondo a fare la differenza, in vigna sono gli anni di lavoro"

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