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Angelo Renzetti: "I problemi del calcio ora sono a cascata”

Da Il Messaggero ed. Abruzzo

20.05.2020 00:02

Un pezzo di cuore è sempre a Pescara, ma la grande passione per il calcio di Angelo Renzetti da anni è marchiata Lugano. L’ex presidente del Delfino, da otto anni è a capo del club svizzero portato dalla B all’Europa League. L’imprenditore 66enne di origini abruzzesi è al lavoro su più fronti in questi giorni: quello della possibile ripartenza della Super League e quello della pianificazione del futuro, con il progetto di un grande polo sportivo in città per il definitivo salto di qualità dei bianconeri del Canton Ticino.

Come si sta organizzando il calcio svizzero dopo l’emergenza? “Il 29 si riuniranno le società che formano la Lega di calcio svizzera e decideranno due cose importanti. La possibilità di ripartire con il campionato dal 20 e 21 giugno prossimi. La riforma per portare il campionato di Super League da 10 a 12 squadre. Se non si proseguisse, si recupererebbero così le partite in tv nella prossima stagione”, ci spiega il presidente Renzetti, stimatissimo in riva all’Adriatico dopo la sua avventura alla guida del club nel 2007.

Lo Stato in Svizzera aiuterà i club di calcio? “La Confederazione è disposta, su richiesta dei club, a versare il 25% del budget della stagione 2018/2019 sotto forma di prestito senza interessi, da restituire in cinque o sette anni. In pratica, se una società aveva un budget di 10 milioni, ora ha diritto a 2 milioni e mezzo di prestito, che consentirebbero di avere ossigeno nell’immediato e sistemarsi nel giro di cinque anni”. Quando si tornerà sul campo? “La data fissata è il 30 maggio, ma anticiperemo un po’ le convocazioni per sottoporre i nostri giocatori a tamponi e controlli. Dovremmo iniziare il 25”. Il Lugano - che ha in rosa anche l'ex pescarese Selasi - ha giocato in Europa League nella prima parte di stagione, pagando qualcosa sul rendimento in campionato. “Siamo fermi dalla fine di febbraio. Tante trasferte e tanti infortuni: abbiamo fatto fatica”. Il futuro, però, pare promettente: si lavora per la realizzazione di un grande polo sportivo con nuovo stadio da 10mila posti.

“Siamo obbligati a farlo, qui devi avere le infrastrutture per stare ai massimi livelli. Finora abbiamo avuto deroghe e giocato le gare europee fuori dalla città. Dobbiamo cercare d’iniziare a costruire entro giugno 2021, ma c’è un problema di crediti. Credo che alla fine sarà una joint venture tra privati e Comune”. Prima bisognerà uscire dalla crisi sanitaria: "Nessun problema per noi al Lugano. Ma il dramma della Lombardia ci ha toccati: all'inizio è stato devastante. Da buoni Svizzeri, però, tutti poi hanno fatto i compiti per bene: nessuno per strada e rispetto delle indicazioni. Noi qui siamo un sobborgo di Milano, quasi tutti frontalieri”. Del Pescara e del calcio italiano che idea si è fatto? "Leggo i quotidiani abruzzesi tutte le mattine, so che il Pescara a marzo ha avuto paura per tutti quei ragazzi influenzati. Dopo il 3 giugno vorrei tornare in città. Il calcio? Ne ho parlato anche con Gravina: il problema in Italia è la passione incontrollata. E' più facile uscire dagli schemi, concedere sempre qualcosa in più. Poi problematiche come questa, che toccano tutti, fanno venire a galla i guai. Ad esempio, tante società che hanno già speso i soldi dei diritti tv, prima di incassarli. E ora i problemi sono a cascata”.

DA IL MESSAGGERO ED. ABRUZZO

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