Prima squadra

Galeone: "Amo Pescara. Vi racconto..."

A Il Centro le parole del Profeta: "Zauri farà bene"

24.06.2019 09:33

Il simbolo per eccellenza di una Pescara godereccia e di un Delfino vincente: Giovanni Galeone, per tutti "Il Profeta" o "Il Messia", è un uomo che attraversa trasversalmente tutte le generazioni di tifosi. Ed è un indolo anche per i più giovani, che non hanno vissuto in prima persona il suo Delfino ma che, tramite i racconti dei padri o dei nonni, hanno conosciuto ed amato un Pescara che ha fatto storia.

«Quando mi proposero di allenare quella squadra, ero alla festa promozione del Modena. L'allora dg Franco Manni fu convincente, la gavetta l'avevo fatta e stare in una città di mare mi faceva piacere. A ripensarci bene, avemmo una fortuna allucinante. Ci presentammo in ritiro che eravamo in 13 su un campo impraticabile ma io dicevo ai giocatori che erano loro ad essere scarsi. Era un gruppo che aveva voglia di rivincita dopo la retrocessione in C1, poi la spinta del ripescaggio in B e l'effetto del bel gioco nelle prime partite, anche se non accompagnato all'inizio da grandi risultati, ci avvicinò ai tifosi. Io cercavo solo di dare un senso estetico a quei ragazzotti, di base c'era una buona intelaiatura costruita dal compianto Catuzzi e un valido aiuto me lo dava l'allenatore in seconda Prosperi. Il mio gioco d'attacco l'ho copiato dal basket perchè, quando andavo a vedere la pallacanestro a Trieste, notavo sempre le squadre ripartire in velocità senza tenere troppo il pallone. A distanza di tempo torno spesso a Pescara dove ho conservato sempre la stessa casa e le stesse abitudini», ha raccontato "Il Gale" a Il Centro.
 «Zauri non lo conosco benissimo», dice ancora Galeone al quotidiano abruzzese, «ma storicamente a Pescara hanno fatto sempre bene i tecnici provenienti dalla Primavera. Tutti pensano a Oddo e Di Francesco, ma io ricordo con piacere Edy Reja che nel 1989 sfiorò la promozione in serie A ereditando una squadra che con Castagner faceva grande fatica a divertire. La verità è che in certe piazze non conta tanto vincere ma di più giocare bene. Pescara è una di queste. Allegri? Gli dicevo da tempo di lasciare la Juve. Finalmente si è liberato di un peso». 

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